Lo scorso giugno, tra le vigne di Monteverro – eccellente azienda vinicola ai piedi di Capalbio che ha nel suo dna il buono (vini di grande stoffa e personalità) e il bello – è spuntato l’Albero della Maremma, una scultura in cui Azzurra Galatolo è riuscita a comprimere la complessità e la diversità del territorio con la sua cifra onirica, delicata e personalissima. L’installazione dell’artista dell’Argentario fa parte del progetto Hypermaremma, una sorta di museo diffuso a cielo aperto che, nel corso di otto anni, ha promosso il turismo culturale attraverso una costellazione di interventi in luoghi iconici, dal Fontanile di Giuseppe Ducrot, presso la strada di Macchiatonda, a I giocolieri dell’armonia di Giuseppe Gallo, sulla spiaggia di Ansedonia.

Ma questo dialogo potente tra paesaggio e arte non nasce oggi. Trova la sua matrice ideale nel Giardino dei Tarocchi, il parco delle meraviglie di Niki de Saint Phalle immerso nella campagna di Pescia Fiorentina. L’artista francese si dedicò, dal 1979 al 1996, alla creazione di ventidue figure monumentali, rivestite di ceramiche e specchi, ispirate agli arcani maggiori. E oggi questo sogno esoterico attrae visitatori da tutto il mondo.

Dall’entroterra alla costa
La Bassa Maremma è un meraviglioso ossimoro: aspra e dolce, arida e fertile, fiera e sorniona. È in questo cortocircuito che risiede il suo fascino, lontano dall’estetica pettinata e addomesticata di altre zone della Toscana. La sua anima selvatica si esprime con la stessa forza sia nell’entroterra – tra borghi arroccati, boschi e distese di viti e ulivi – sia lungo la costa. E si lascia raccontare davvero attraverso una mappa di sapori che si muove continuamente tra la battigia e le colline.
Il viaggio sul mare parte da La Dogana Beach Club a Chiarone Scalo, avamposto al confine meridionale della regione circondato dall’oasi WWF del Lago di Burano. Lo stabilimento fa parte dell’ecosistema di Terre di Sacra, che comprende anche ville di charme, un glamping sul mare e un’azienda biologica che alleva bovini di pura razza maremmana. Qui, oltre a trascorrere una giornata di puro relax su lettini extra-large con servizio dedicato all’ombrellone, si può prenotare un tavolo al Ristorante La Dogana by Enoteca la Torre, che propone – tra le altre cose – ottimi crudi e un imperdibile spaghettone alle vongole veraci, o al Doganino, più informale, con un menu a base di sushi, lobster roll e hamburger (da accompagnare a ottimi cocktail).

Il gusto della convivialità
Risalendo il litorale verso l’Argentario, la sosta gastronomica di riferimento a Porto Ercole è Alicina Hosteria. Affacciato direttamente sul porto, è un indirizzo intimo che celebra il pescato locale con sensibilità e cura. Cosa ordinare? Anguilla laccata con sorbetto di cipolla rossa, Fusillo affumicato con cacio, pepe e bottarga, Filetto di triglia con salsa alla puttanesca. Ma per comprendere fino in fondo lo spirito maremmano bisogna anche inoltrarsi di pochi chilometri verso l’interno, dove la campagna rivela la sua anima più conviviale e informale. Ai piedi della collina di Capalbio c’è la Capanna del Circolo Sant’Irma, un luogo rustico e magico dove il tempo sembra essersi fermato. Famoso per il suo maneggio e per le cenette estive all’aperto sotto gli alberi, è diventato un’istituzione quasi di culto grazie soprattutto (ma non solo) al pollo arrosto preparato su ordinazione.

Poco più in là, a Marsiliana, all’interno di un ex frantoio, la trattoria a Marsi (un gioco di parole che è anche un invito sentimentale) è un indirizzo accogliente e casalingo dalla splendida terrazza, dove la cucina – valorizzata da un servizio sempre cordiale – propone un repertorio attento alle stagioni, con qualche riuscita divagazione extra regione. Il ristorante ha portato la sua filosofia gastronomica anche sul mare, curando il menu di Locanda Lido: uno stabilimento di recente apertura (e dog friendly) dall’eleganza understated e dalle atmosfere rétro, adagiato sulla spiaggia di Macchiatonda – una delle più selvagge e intatte del litorale, dove la duna incontra la macchia mediterranea.

Dove il vino incontra l’arte
E se il nostro itinerario era iniziato proprio tra i vigneti e l’arte d’autore, è ancora a questo connubio che spetta il compito di chiudere il cerchio. A Scansano, Terenzi è l’ennesima dimostrazione di come questa terra sappia unire visione e radici profonde. Non solo una cantina simbolo del territorio dove scoprire le interpretazioni più eleganti e contemporanee del Morellino (e del Vermentino) ma anche un boutique resort che offre la possibilità di soggiornare tra le vigne. Ma c’è di più: ad accogliere chi entra nella tenuta c’è un’altra iconica installazione targata Hypermaremma. Immersa tra i filari si staglia infatti Venus Anadyomene, l’opera di Emiliano Maggi in ferro battuto e ceramica smaltata che rievoca la Venere nascente dalle acque: un portale onirico e suggestivo che lascia il ricordo indelebile di una Maremma sospesa tra sogno e realtà.