Il Parco Sommerso di Baia, dove la città romana si visita sott’acqua

Il Parco Sommerso di Baia, dove la città romana si visita sott’acqua

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Un restauratore subacqueo. Foto dalla pagina ufficiale del Parco

Il Parco Sommerso di Baia conserva sotto il livello del mare una parte della città romana che, per secoli, fu uno dei luoghi di villeggiatura più frequentati dall’aristocrazia dell’Impero. A pochi metri dalla costa dei Campi Flegrei si incontrano pavimenti a mosaico, colonne, strade, edifici termali e strutture portuali, oggi colonizzati da alghe, spugne e pesci. È il risultato del bradisismo, il fenomeno vulcanico che ha modificato più volte il livello del suolo nell’area e che ha portato sott’acqua parte dell’antica linea di costa.

Il parco si trova nel territorio di Bacoli, nella città metropolitana di Napoli, ed è inserito nell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Baia. Dal 2021 la gestione è affidata al Parco Archeologico dei Campi Flegrei, dopo una fase iniziale sotto la Soprintendenza archeologica di Napoli. Insieme al Parco Sommerso di Gaiola rappresenta uno dei principali esempi italiani di tutela integrata del patrimonio archeologico e dell’ambiente marino.

Perché Baia è finita sotto il mare

Per capire il paesaggio che si osserva oggi bisogna partire dalla geologia. I Campi Flegrei sono un’area vulcanica attiva e il bradisismo provoca da millenni movimenti verticali del terreno. Nel corso degli ultimi duemila anni il livello della costa romana nell’area di Baia si è abbassato di diversi metri, fino a sommergere edifici che un tempo si trovavano sulla terraferma.

Il fenomeno non interessò soltanto Baia. La costa tra Napoli e Pozzuoli era piena di ville, complessi termali, infrastrutture portuali e residenze appartenenti a esponenti dell’élite romana. Il territorio era apprezzato per il clima, le acque termali e la posizione sul golfo.

Tra i luoghi più noti c’era il Pausilypon, la grande villa costruita dal ricco liberto Publio Vedio Pollione e successivamente entrata nel patrimonio imperiale. Il complesso fu ampliato dopo la morte di Pollione, nel 15 a.C., quando venne lasciato in eredità ad Augusto. A Baia il rapporto tra architettura e acqua assunse però una dimensione diversa: gli edifici furono progressivamente raggiunti dal mare e oggi sono parte di un paesaggio archeologico che si esplora sott’acqua.

Che cosa si vede nel Parco Sommerso di Baia

Il patrimonio archeologico si trova generalmente a profondità contenute, in alcuni punti appena pochi metri sotto la superficie. Questo permette di osservare i resti non soltanto durante immersioni con autorespiratore, ma anche attraverso percorsi di snorkeling e imbarcazioni con il fondo trasparente.

Tra i complessi più importanti c’è il Ninfeo di Punta Epitaffio, un ambiente legato a un grande complesso residenziale di età romana, interpretato come un triclinium destinato ai banchetti e datato all’epoca dell’imperatore Claudio. Le sculture che lo decoravano sono state recuperate e trasferite al Museo archeologico dei Campi Flegrei, dove il ninfeo è stato ricostruito.

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Portus Julius. Foto dalla pagina ufficiale del Parco

Sui fondali restano inoltre porzioni degli antichi porti di Baia e del Portus Julius, una delle infrastrutture marittime più importanti della zona. Più a nord si trovava il porto di Capo Miseno, sede della flotta imperiale romana. La conservazione delle strutture è unica. Mosaici, colonne, pavimenti, tracce di affreschi e tracciati viari sono diventati nel tempo parte del fondale marino. Il risultato è un sito archeologico in cui i resti dell’architettura romana convivono con un ambiente naturale altrettanto articolato.

Il Portus Julius e il Percorso delle Colonne

Uno dei modi più diretti per entrare in contatto con questa parte della storia è il Percorso delle Colonne, dedicato all’area del Portus Julius. Il porto fu realizzato in età augustea e aveva una funzione strategica per la flotta romana. Le sue strutture si trovano oggi tra circa due e cinque metri di profondità. Quello che appare sott’acqua è un sistema complesso di muri e ambienti costruiti e modificati nell’arco di diversi secoli.

Il progressivo abbassamento del terreno costrinse gli abitanti a intervenire sugli edifici, innalzando più volte i livelli dei pavimenti per contrastare l’ingresso dell’acqua. Per questo il sito non si presenta come una singola costruzione perfettamente leggibile, ma come una successione di strutture sovrapposte. Le colonne in marmo policromo sono tra gli elementi più riconoscibili del percorso. Alcune appartenevano a un grande edificio semicircolare collocato all’ingresso del porto, la cui funzione non è stata ancora chiarita in modo definitivo.

Il percorso è stato pensato per subacquei esperti ma anche per chi vuole osservare il sito con maschera e boccaglio. In precedenza il parco era già visitabile attraverso immersioni guidate, snorkeling, barche con fondo trasparente e, in determinati periodi, un piccolo sottomarino turistico.

Le terme e i mosaici sotto la superficie

Baia era famosa nell’antichità anche per le sue acque termali. Le sorgenti, legate all’attività vulcanica dell’area, contribuirono alla nascita di ville e complessi residenziali destinati alla villeggiatura. Tra i resti sommersi si trovano ambienti termali con mosaici policromi, spesso caratterizzati da motivi geometrici. Alcune colonne furono utilizzate come una sorta di barriera davanti agli edifici quando il progressivo abbassamento del terreno rese sempre più difficile proteggerli dall’acqua.

Oggi questi ambienti si trovano a circa quattro metri di profondità. Il mosaico, le strutture architettoniche e la presenza della vegetazione marina restituiscono una lettura molto diversa rispetto a quella di un normale sito archeologico: qui la stratificazione storica è inseparabile da quella naturale.

Un sito archeologico che è anche un ambiente marino

Il Parco Sommerso di Baia non tutela soltanto ciò che rimane della città romana. Le strutture archeologiche sono diventate nel tempo parte dell’habitat marino e offrono un substrato sul quale si sono sviluppate comunità biologiche differenti.

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I mosaici sono habitat naturali per i pesci. Foto dalla pagina ufficiale del Parco

Sulle superfici più illuminate crescono soprattutto alghe verdi e brune, mentre nelle zone in ombra si trovano alghe rosse, briozoi, serpulidi e spugne. Tra le strutture sommerse trovano rifugio polpi e pesci di scoglio, tra cui labridi e sparidi. I fondali sabbiosi e fangosi occupano una parte consistente dell’area protetta. In alcune zone sono presenti praterie e semipraterie di Cymodocea nodosa, mentre sono stati rilevati anche ciuffi di Posidonia oceanica. Sono presenti inoltre estesi caulerpeti, formazioni vegetali dominate da specie del genere Caulerpa.

Particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico è la Secca delle Fumose, davanti al lago Lucrino. Qui alcune strutture sommerse raggiungono quasi la superficie e, nelle parti inferiori, sono presenti emissioni sulfuree che rendono l’acqua più calda e permettono lo sviluppo di comunità microbiche legate allo zolfo.

La riscoperta della città romana sommersa

La presenza dei resti sotto il mare era nota già nel Novecento. Alla fine degli anni Venti furono individuati nel piccolo porto di Baia frammenti di muri, marmi e mosaici. Nel 1969 una mareggiata portò alla luce due statue, identificate come Ulisse e Baios, il nocchiero al quale la tradizione attribuisce il nome della città. La ricerca archeologica subacquea entrò in una fase decisiva negli anni Ottanta, con le prime campagne sistematiche di scavo. Da allora le indagini hanno permesso di ricostruire progressivamente la dimensione dell’antico insediamento e dei suoi rapporti con il sistema portuale dei Campi Flegrei.

Nel 2002 il Parco Sommerso di Baia è stato istituito come area marina protetta con un provvedimento congiunto dei ministeri competenti per l’ambiente e i beni culturali. L’obiettivo è duplice: proteggere i reperti archeologici e conservare gli ecosistemi marini che si sono sviluppati intorno a essi.

Come visitare il Parco Sommerso di Baia

Per vedere le rovine non è necessario essere necessariamente subacquei esperti. Le modalità di visita comprendono immersioni guidate, snorkeling e itinerari in barca con fondo trasparente, a seconda dei percorsi e delle attività disponibili. Prima di organizzare la visita conviene verificare le modalità di accesso, i percorsi attivi e le condizioni del mare sui canali ufficiali del Parco Archeologico dei Campi Flegrei e del Parco Sommerso di Baia. La fruizione del sito è infatti legata sia alla tutela dei reperti sia alle condizioni ambientali.

Il valore di Baia sta anche nella sua scala. Non serve immergersi a grandi profondità per incontrare la storia: bastano pochi metri d’acqua per trovarsi davanti a una strada romana, a una colonna o a un mosaico. Sopra ci sono il golfo e la costa dei Campi Flegrei; sotto, una parte della città che il bradisismo ha progressivamente trasformato in un sito archeologico subacqueo.

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