Vivere una Sicilia d’altri tempi in una storica masseria dell’Ottocento che è tornata a splendere dopo otto anni di lavori, tra pietra dorata, agrumeti, orti: è il caso di Dimora Camille, nella campagna di Scicli. La proprietà sorge a pochi minuti dal centro storico dal 2002 inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO, insieme alle altre città barocche del Val di Noto. Modica e Ragusa sono nelle vicinanze, mentre Noto, Caltagirone e Palazzolo Acreide si raggiungono con una breve escursione. E il mare non è lontano: Donnalucata, Marina di Ragusa e il borgo di Sampieri, con la lunga spiaggia di Pisciotto, completano un paesaggio in cui campagna e costa convivono a un passo.
Ma prima di diventare una dimora dedicata all’ospitalità, questo era un luogo di lavoro. La storia della tenuta risale alla metà dell’Ottocento: all’ingresso di Villa Spinazza, la residenza di campagna dei proprietari, una data incisa nella pietra ricorda il 1851. Nel 1875 venne aggiunto il Palmento, destinato alla produzione dell’olio d’oliva, mentre le antiche mangiatoie ancora visibili nelle pareti a secco raccontano l’attività di allevamento. Con il passare dei decenni la masseria finì in abbandono, probabilmente nel secondo dopoguerra, fino a quando rimase poco più di un insieme di edifici segnati dal tempo.

A riscoprirla nel 2011 furono l’imprenditore Sammi Coubeche e Gennaro Toscano, professore di storia dell’arte e responsabile scientifico del Museo della Biblioteca Nazionale di Francia. Il loro primo incontro con Scicli e con questa porzione di Sicilia si trasformò progressivamente nel desiderio di fermarsi e restituire vita a quel complesso di pietra. I tetti erano scomparsi e alcune pareti minacciavano di crollare, ma la struttura conservava qualcosa di difficile da ricostruire: il carattere.
Il restauro è stato concepito proprio a partire da quell’identità su progetto dell’architetto Viviana Haddad che ha lavorato a un recupero conservativo coinvolgendo artigiani e maestranze locali, attraverso una ricerca di materiali, arredi e dettagli capaci di dialogare con l’architettura originaria. Il risultato non cerca di cancellare le tracce del passato, ma di farle convivere con una sensibilità contemporanea. Il nome Dimora Camille è un omaggio alla madre di Sammi.

Gli interni seguono la stessa filosofia con le tre camere, la suite e i quattro appartamenti impreziositi da ceramiche e tessuti naturali. Le camere al piano terra hanno piccoli terrazzi affacciati sul giardino; la Camera Canne rilegge alcuni motivi della tradizione siciliana, mentre la suite al primo piano apre lo sguardo sul paesaggio. Gli appartamenti Mare e Patio e la Villa, organizzata tra un loft al piano terra e un ampio appartamento al piano superiore, ampliano le possibilità di soggiorno per famiglie e gruppi di amici.
Fuori, la dimensione domestica lascia spazio a quella mediterranea. I giardini attraversano agrumeto, orti e frutteto, seguendo sentieri profumati di erbe aromatiche. Tra le rocce e le piante grasse si trova un angolo appartato per leggere o meditare, mentre la piscina a sfioro e il solarium invitano a trascorrere lentamente le ore più calde.

Il benessere prosegue negli spazi della spa, dove una sala massaggi è stata ricavata all’interno di un’antica cisterna d’irrigazione scavata nella roccia. Ci sono anche hammam rivestito di Zellige, sauna, area relax e un beauty e barber corner. La palestra, affacciata attraverso ampie vetrate sulla campagna e sul mare, porta la stessa idea di connessione con il paesaggio: dopo una sessione di allenamento o yoga, il deck esterno diventa un luogo dove fermarsi semplicemente a guardare l’orizzonte.
Il soggiorno parte dalla prima colazione e può essere costruito intorno a esperienze private e attività legate al territorio. Su richiesta arrivano chef per cene nella dimora, personal trainer e trattamenti estetici, mentre yoga, cooking class e visite nella zona permettono di esplorare la Sicilia anche oltre i confini della proprietà.

Più che un nuovo indirizzo dove soggiornare, Dimora Camille nasce così come un modo di abitare temporaneamente un pezzo di Sicilia: tra la memoria della masseria, il paesaggio del Val di Noto e quella sensazione, sempre più rara, di avere finalmente tutto il tempo davanti.