A Torquay, uno storico motel rinasce nel segno della cultura del surf

A Torquay, uno storico motel rinasce nel segno della cultura del surf

Da un indirizzo cult degli anni Ottanta prende forma il Surf Hotel, un progetto che intreccia arte, ospitalità al mito della tavola, rafforzando il legame con comunità e territorio.
Surf Hotel
Surf Hotel, Torquay

Un nome, un programma: la Surf Coast australiana, uno dei tratti più scenografici della Great Ocean Road, compreso tra Torquay e Lorne, è una zona profondamente legata alla cultura della tavola, grazie soprattutto alla varietà delle sue onde e alle condizioni favorevoli durante tutto l’anno. Siamo nel Victoria e proprio quest’anno, al civico 35 della Esplanade, a due passi dalla celeberrima Bells Beach ha aperto – o forse sarebbe meglio dire riaperto – il Surf Hotel.

Quello che in passato era conosciuto come Surf City Motel, è stato rinnovato – ma senza snaturarlo – per dare vita a una struttura di sole 16 camere, contraddistinte da un’atmosfera minimalista, calda e accogliente. Le king suite, ad esempio, dispongono di vasche da bagno freestanding e camini, ideali per una giornata di relax. Ma non è tutto.

Salendo all’ultimo piano si aprono le porte di una penthouse di quattro camere affiancate da spazi living e dining, dove a creare la giusta atmosfera contribuiscono una collezione d’arte curata nei dettagli, un camino e una terrazza affacciata sull’oceano. Un mix di ambienti in cui ritagliarsi momenti intimi e conviviali, arricchiti dal fascino della musica in vinile, dai libri da collezione e dalle riviste di surf d’epoca.

A lavorare alla brand identity è stato lo studio creativo australiano TRiC, che ha scelto di attingere alla quotidianità australiana prendendo spunto da insegne, scritte dipinte a mano, cartelli stradali, adesivi e grafiche delle cassette della posta per restituire all’ospite quel clima identitario che merita di essere preservato.

L’arte è parte integrante del Surf Hotel: la collezione comprende sia opere di artisti affermati sia di talenti emergenti, a cui si aggiungono lavori di surfisti, shaper, fotografi e scrittori che hanno contribuito a raccontare e costruire il mito della Surf Coast. Anche la materia contribuisce a definire l’identità degli ambienti: la terracotta dei pavimenti si accosta alle piastrelle ceramiche giapponesi smaltate a mano, al granito e agli arredi in legno scolpiti a scalpello.

Un insieme di riferimenti che diventa una sorta di firma. «Torquay ha una rilevanza culturale riconosciuta a livello internazionale, ma nel suo cuore resta una cittadina profondamente legata alla comunità e all’oceano. La nostra visione era preservare l’architettura della struttura esistente e creare un’esperienza di ospitalità e ristorazione curata in ogni dettaglio, ma al tempo stesso autentica e radicata nel territorio. Poter contribuire, anche solo in piccola parte, a preservare la storia, le persone e i momenti che hanno plasmato questo luogo è per noi estremamente significativo», ha dichiarato Jack Davis, sviluppatore immobiliare insieme a George Robinson.

Il risultato finale è frutto di una joint venture che ha coinvolto Forum Studio per l’architettura, Pasquale Cook per gli interni, la consulente di design Seeta Townsend e la curatrice d’arte Andy Mac, dando una seconda vita a una struttura ormai obsoleta mantenendo però alcuni elementi originali degli anni Ottanta. A partire dalla muratura in mattoni rossi, lasciata volutamente a vista, che si scorge all’ingresso: una volta approdati alla reception, basta guardarsi intorno per entrare in sintonia con il luogo.

L’occhio cade subito sulle tavole che impreziosiscono gli spazi comuni. Ridisegnate da Doug Warbrick, co-founder di Rip Curl, si ispirano ai modelli cavalcati negli anni Settanta per affrontare le onde del leggendario spot di Bells Beach. Le tavole danno forma alla collezione d’autore Claw Boards, disponibile in esclusiva presso lo shop della struttura.

A completare l’esperienza è il ristorante guidato dalla chef Jo Barrett: qui la stagionalità è protagonista, con un menu che valorizza le materie prime della Surf Coast, da assaporare con lo Stretto di Bass che fa da sfondo. Per una serata più intima, ci si può accomodare al Cosy Corner, una sorta di salotto dotato di camino a legna. «In questa regione c’è un forte movimento legato alla cultura gastronomica. Sono curiosa di trovare il nostro posto al suo interno: un luogo che rifletta le persone, i prodotti e il ritmo di vita di questa zona», ha commentato Barrett. L’offerta è destinata ad ampliarsi ulteriormente: entro la fine dell’anno, infatti, è prevista l’apertura di una zona benessere in cui ricaricarsi dopo aver sfidato l’oceano. Completeranno l’area una sauna in legno, una doccia all’aperto e una zona solarium.

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