Tre territori italiani da scoprire attraverso vino e formaggio

Tre territori italiani da scoprire attraverso vino e formaggio

Conegliano Valdobbiadene, Monferrato, Roccaverano: denominazioni, agricoltura, paesaggi alle prese con la sfida della sostenibilità.
Paesaggio del Valdobbiadene Superiore di Cartizze. Foto di Arcangelo Piai
Paesaggio del Valdobbiadene Superiore di Cartizze. Foto di Arcangelo Piai

Tre territori, due grandi aree del vino e un formaggio raccontano in modi diversi la sostenibilità: dalla gestione dei vigneti all’alimentazione degli animali, dalla biodiversità all’adattamento al cambiamento climatico. È il filo che lega Conegliano Valdobbiadene, il Monferrato e il territorio del Roccaverano Dop, protagonisti di Born Sustainable, progetto triennale cofinanziato dall’Unione europea che riunisce i rispettivi Consorzi di tutela. La campagna coinvolge Italia, Francia, Germania, Svezia e Danimarca e mette al centro il rapporto tra produzioni tutelate e luoghi d’origine.

Il Monferrato, dove la Barbera si prepara a un clima diverso

Barbera, le uve pronte per la vendemmia

Una parte delle colline del Monferrato rientra dal 2014 nel sito Unesco dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, riconoscimento che mette al centro la relazione storica tra vitigni, suoli, tecniche produttive, borghi e architetture rurali. Oggi una delle sfide principali è l’adattamento climatico. Che cosa succede a un vitigno storico quando cambiano le condizioni nelle quali è stato coltivato per secoli?

Il progetto Ageba del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato parte proprio da questa domanda. La ricerca recupera il patrimonio genetico delle vecchie vigne di Barbera per individuare piante potenzialmente più adatte a sopportare temperature elevate e stress idrici. Nel 2022 sono stati selezionati circa novanta ceppi provenienti da vigneti pre-clonali, destinati allo studio genetico e agronomico.

È un caso interessante perché l’innovazione parte dal passato: si torna nelle vecchie vigne per cercare nella biodiversità dello stesso vitigno possibili risposte alle condizioni future. Il progetto Noviagri lavora invece sulla tecnologia, con una macchina irroratrice dotata di sensori e computer di bordo capace di modulare la distribuzione dei prodotti in base alla vegetazione, limitando dispersioni e quantità non necessarie. Sono interventi tecnici che riguardano direttamente anche il paesaggio. Perché la viticoltura deve riuscire ad adattarsi alle nuove condizioni ambientali mantenendo una propria sostenibilità economica.

Conegliano Valdobbiadene, dove il paesaggio è parte del vino

Le colline di Conegliano e Valdobbiadene

Tra Conegliano e Valdobbiadene le vigne salgono lungo pendii ripidi e si alternano a boschi e piccoli centri abitati. È questa relazione tra lavoro umano e morfologia del territorio ad aver portato nel 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista dei Patrimoni dell’Umanità Unesco. Qui sostenibilità significa anche preservare un paesaggio complesso, gestendo terreni difficili, acqua, erosione e biodiversità.

Dal 2011 il Consorzio utilizza il Protocollo Viticolo, aggiornato negli anni per orientare le pratiche agronomiche e la difesa della vite verso una riduzione dell’impatto ambientale. A questo si affiancano diversi progetti di ricerca. Tra questi c’è Life Atena, dedicato all’elettrificazione di trattori e attrezzature agricole adatte anche ai vigneti più difficili da meccanizzare. I prototipi ibridi ed elettrici sono stati testati per 500 ore nell’area della denominazione, lavorando sulla riduzione dei consumi, delle emissioni e dell’inquinamento acustico.

Altri programmi riguardano impollinatori, tutela della biodiversità e gestione delle risorse. Secondo i dati di Born Sustainable, circa il 52% della superficie della denominazione è certificato Sqnpi, una certificazione basata sui disciplinari regionali di produzione integrata, con l’obiettivo di aumentare questa quota nei prossimi anni. Per comprenderne il senso, però, basta anche attraversare le colline. Il vino e il turismo dipendono dallo stesso patrimonio: un territorio nel quale vigneti, piccoli paesi e aree boschive continuano a convivere.

Roccaverano, quando il sapore comincia dal pascolo

Uno scorcio su Roccaverano

A Roccaverano cambia il protagonista: non più la vite, ma la capra. Il Roccaverano Dop viene prodotto tra le province di Asti e Alessandria, nella Langa Astigiana e nell’Alto Monferrato Acquese. Dal 2023 il disciplinare prevede l’utilizzo esclusivo di latte di capra, proveniente dalle razze ammesse o dai loro incroci. Il legame con il territorio passa soprattutto dall’alimentazione. Almeno l’80% deve provenire dalla zona di produzione e le capre vengono condotte al pascolo tra marzo e novembre.

Il Roccaverano è inoltre prodotto con latte crudo intero, attraverso una lavorazione artigianale che mantiene stretta la relazione tra allevamento e trasformazione. Per chi visita questa parte del Piemonte, il formaggio diventa quindi un modo per leggere ciò che si vede: prati, pascoli, piccoli allevamenti e aziende non sono semplicemente elementi del paesaggio rurale, ma parti della stessa filiera. Qui la sostenibilità è meno legata alla tecnologia e più alla continuità di un sistema agricolo locale. Tenere vivi questi elementi significa anche sostenere attività economiche in aree lontane dai grandi centri urbani.

Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o dell’amministrazione erogatrice. Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.

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