Una distesa bianca così vasta e uniforme che, quando la superficie si ricopre di un sottile strato d’acqua, l’orizzonte sembra dissolversi: il cielo si riflette sul terreno e non è più facile capire dove finisca l’uno e cominci l’altro. È in quel momento che il Salar de Uyuni, in Bolivia, si trasforma in qualcosa di unico al mondo: un enorme specchio naturale nel quale nuvole, montagne e persone sembrano galleggiare.
Le fotografie scattate qui hanno spesso un aspetto quasi irreale. Ma non c’è alcun trucco: è il risultato dell’acqua che ricopre temporaneamente la crosta di sale, creando una superficie riflettente praticamente continua. Il Salar de Uyuni si trova sull’altopiano andino, a circa 3.650 metri di altitudine, ed è ciò che rimane di un antico lago preistorico prosciugato: oggi si estende per circa 10.000 chilometri quadrati.
A prima vista il paesaggio appare completamente uniforme: una distesa bianca che sembra non avere una fine. Ma avvicinandosi alla superficie si scopre un’altra caratteristica sorprendente. Il sale forma infatti una serie di poligoni naturali, disegni geometrici che si ripetono per chilometri e chilometri.
È uno dei dettagli che lo rendono immediatamente riconoscibile nelle fotografie: dall’alto sembra quasi una gigantesca superficie costruita dall’uomo, con migliaia di forme geometriche regolari. In realtà è il risultato dei processi di evaporazione dell’acqua e della cristallizzazione dei sali. Il momento più spettacolare per visitarlo? La stagione delle piogge. Quando l’acqua infatti si deposita sulla superficie perfettamente piatta del salar si può formare uno strato sottile che funziona come uno specchio. Il paesaggio cambia completamente: il bianco del sale scompare sotto una pellicola trasparente e il cielo viene riflesso sulla superficie.

L’effetto è quello di una gigantesca distesa d’acqua senza onde, nella quale le persone sembrano camminare sospese tra le nuvole. È proprio questa immagine ad aver reso Uyuni una delle destinazioni più fotografate della Bolivia. Il fenomeno, però, non è permanente. Dipende dalle condizioni meteorologiche e dalla quantità d’acqua presente sulla superficie. Quando l’acqua evapora, il salar torna ad assumere il suo aspetto asciutto, bianco e geometrico.
Il Salar de Uyuni non è dunque sempre uguale. Durante la stagione secca prevale l’immensa distesa bianca della crosta di sale, mentre le precipitazioni possono trasformare temporaneamente alcune aree in uno specchio naturale. È anche questa alternanza a rendere il luogo particolarmente affascinante per chi lo visita: lo stesso paesaggio può apparire completamente diverso a seconda del periodo dell’anno e delle condizioni atmosferiche. E sotto questa superficie apparentemente immobile si nasconde una storia geologica molto più complessa.
Il salar è ciò che resta di antichi bacini lacustri che, nel corso di migliaia di anni, si sono progressivamente prosciugati lasciando depositi di sale e altri minerali. Il risultato è una delle più grandi distese saline della Terra e anche uno dei luoghi più importanti al mondo per la presenza di litio. Il Salar de Uyuni si trova infatti all’interno del cosiddetto “triangolo del litio” dell’America meridionale, insieme alle aree saline di Argentina e Cile.

Nel mezzo della distesa bianca emerge anche un luogo completamente diverso dal paesaggio circostante: Isla Incahuasi, un’isola rocciosa ricoperta da giganteschi cactus. La presenza della vegetazione in questo ambiente quasi completamente bianco crea un contrasto sorprendente. I cactus possono raggiungere dimensioni notevoli e alcuni esemplari sono molto antichi. Da qui, guardando verso il salar, si comprende meglio la vastità di questo incredibile paesaggio.