C’era colore ovunque. Sotto di me sfrecciava una dozzina di pesci pappagallo verdi, il corallo sbocciava in sfumature apparentemente irreali di rosso e blu, e banchi di piccoli pesci viola si muovevano come se mi invitassero a seguirli. L’acqua sembrava animata, viva, quasi caotica. Ero così presa dallo spettacolo che, all’inizio, non mi sono accorta nemmeno della mia guida, che agitava le braccia nell’acqua per attirare la mia attenzione. Poi l’ho vista. La creatura di cui avevo parlato per tutta la mattina era improvvisamente davanti a me: una tartaruga marina embricata. Se non avessi avuto il boccaglio stretto tra i denti, avrei sussultato per la sorpresa. Con un colpo di pinna, ha cambiato rotta ed è sparita nella limpida acqua azzurra.
Era proprio per questo che avevo viaggiato fino al Bawah Reserve, un resort privato nell’arcipelago indonesiano delle Anambas nel Mar Cinese Meridionale, circa 290 chilometri a nord-est di Singapore. Gli incontri marini dai colori sgargianti sono la norma qui. Durante il breve mio soggiorno, ho visto un polpo mimetizzato sfrecciare tra le secche, una medusa solitaria color amaranto farsi trasportare dalla marea, e squali pinna nera aggirarsi in modo inquietante tra banchi di dentici. E, naturalmente, diverse tartarughe.
Le acque di Bawah ospitano due delle sette specie di tartarughe marine del mondo: quella verde e quella embricata – la seconda a rischio estinzione. Il resort si impegna molto per proteggerle: i nidi vulnerabili vengono trasferiti nei vivai e attentamente monitorati. Nel solo 2025, il resort ha protetto 86 nidi, cinque dei quali, ho scoperto, erano in incubazione proprio durante la mia visita.
L’impegno di Bawah per la tutela ambientale va ben oltre le tartarughe. Il 70% dell’energia dell’isola proviene da pannelli solari, ogni anno vengono raccolte più di 20 tonnellate di rifiuti trasportati dal mare, e tutte le strutture sono state costruite utilizzando bambù e altri materiali locali. Il resort ha anche un team di nove persone dedicato alla conservazione marina, che si occupa di restaurare e trapiantare coralli, rimuovere reti da pesca abbandonate e guidare immersioni didattiche per gli ospiti che vogliono imparare a proteggere gli habitat marini. Persino i prodotti come la crema solare sicura per la barriera coralli- na e il repellente per insetti biologico sono scelti pensando all’ambiente.

Raggiungere il Bawah Reserve è stato un bel viaggio. Ho preso un volo di 18 ore da New York a Singapore; un traghetto di 45 minuti fino a Batam, in Indonesia; e un collegamento di 80 minuti in idrovolante (l’unico altro modo per arrivarci sarebbe uno yacht), atterrato all’estremità del molo a forma di coda di pesce della struttura. Sebbene fosse lungo poco più di 100 metri, percorrere il molo mi ha richiesto circa dieci minuti invece di due: continuavo a fermarmi per ammirare i giardi- ni di corallo visibili sotto la superficie trasparente dell’acqua e seguire con lo sguardo le ombre di razze e pesci pappagallo.
Una volta a terra, ho seguito un sentiero che serpeggiava attraverso una foresta di alberi secolari e ville tendate, fino a raggiungere il mio bungalow sull’acqua: una struttura di 100 metri quadri con terrazza privata e scale che scendevano direttamente nell’acqua bassa. Un letto a baldacchino dominava la camera, che aveva due porte scorrevoli in vetro: una conduceva a un ampio bagno con una vasca in rame martellato, l’altra a una veranda con comodi divani. Gli interni erano realizzati in legno color miele, con cuscini turchesi e carta da parati tropicale. Sarei rimasta lì tutto il giorno, se non fosse stato per il mio primo appuntamento alla spa. Al Bawah, i trattamenti quotidiani sono inclusi – un vantaggio di cui ho approfittato appieno. La spa sembrava un santuario di benessere, con alcune sale in alto tra le fronde, offrendo un soave “forest bath” ancor prima dell’inizio del massaggio.

Il mio primo giorno è stato rilassante eppure sorprendentemente ricco. Ho fatto snorkeling intorno al bungalow, avvistando un banco di pesci gatto di vetro; mi sono goduta un trattamento alla spa; e ho trascorso tre ore in barca, incantata dalle forme scultoree e dai colori caleidoscopici dei coralli. Dopo il tramonto, una fila di torce mi ha guidata a cena lungo la spiaggia. Un cuoco cucinava su fiamma viva, girando gli spiedini satay, aprendo il riso avvolto in foglie di banana e controllando la cottura del rendang di manzo. Il rumore delle onde è stato interrotto solo da una breve esibizione di danza. Quando le torce si sono spente, il cielo scuris- simo si è svelato appieno e le stelle sembravano sorprendentemente vicine.
La mattina seguente ho salito più di ottanta gradini fino al Tree Tops, il ristorante del resort dal nome eloquente, dove ho ordinato un budino di mango e chia (tanto buono da diventare il mio rito quotidiano) e uno shot di jamu, il tradizionale tonico alle erbe indonesiano. Nei due giorni successivi mi sono lasciata trasportare facilmente dal ritmo del luogo, tra una crociera al tramonto verso le isole vicine, una conferenza sulla biodiversità marina della regione, e ogni momento libero dedicato allo snorkeling nelle acque circostanti.
Durante la mia ultima passeggiata verso la colazione, ho sentito qualcuno chiamare il mio nome, interrompendo la quiete per darmi una notizia: due nidi di tartaruga si erano schiusi durante la notte e le tartarughine stavano facendo la loro corsa inaugurale verso il mare. Sono corsa in spiaggia, dove una dozzina di ospiti e membri dello staff si erano già radunati in silenziosa attesa.

Sotto la rigorosa regola del “guardare, non toccare”, siamo rimasti a osservare mentre più di 300 tartarughine – sia verdi sia embricate – si dirigevano verso l’oceano. Alcune hanno raggiunto subito le onde, mentre altre hanno avuto bisogno di una spinta gentile da parte del team marino. Era solo l’inizio del loro lungo viaggio: si stima che solo lo 0,1% delle piccole tartarughe sopravviva fino all’età adulta. Mentre le seguivamo da lontano, un gruppo di giovani squali pinna nera è apparso all’improvviso, in cerca di cibo.
Un membro del team si è precipitato in acqua per allontanarli, e mi sono ritrovata a tifare per le tartarughe come per la mia squadra del cuore. Altri ospiti hanno reagito in modo più discreto – alcuni hanno distolto lo sguardo, mentre qualcuno si è asciugato le lacrime. Assistere a questo rituale mi ha fatto capire che il vero fascino di Bawah non sta nel suo eco-lusso o nei trattamenti termali quotidiani. È il raro privilegio di vedere la natura che si dispiega secondo i suoi tempi.