Royal Clipper, il veliero dei record

Royal Clipper, il veliero dei record

Una settimana a vela da Venezia a Kotor passando per la Dalmazia, tra baie nascoste, yoga all'alba e nodi marinari.
Royal Clipper
Royal Clipper

Il giorno dello sbarco, quando ho lasciato la cabina 120 sul ponte Commodore, ho avvertito subito una sensazione di distacco mista a nostalgia. È quello che si prova dopo una crociera sul Royal Clipper, l’ammiraglia della flotta Star Clippers: un capolavoro di ingegneria navale che solca i mari del mondo da oltre un quarto di secolo e che detiene il Guinness World Record per essere il veliero a cinque alberi e a vele quadre più grande al mondo.

Il rumore che non c’è

Dopo aver mollato gli ormeggi dal terminal San Basilio sul Canale della Giudecca, il veliero attraversa con i motori al minimo le acque della laguna – tra le pochissime imbarcazioni autorizzate a farlo – passando silenziosamente davanti a Piazza San Marco. Una sequenza di quadri viventi che sembrano usciti da una tela del Canaletto. Una volta preso il largo, sul ponte principale parte dagli altoparlanti Conquest of Paradise di Vangelis. È il rito che accompagna ogni partenza al tramonto dei velieri Star Clippers. Il capitano ordina al timoniere la rotta e tutto l’equipaggio si muove come un’orchestra: 42 vele si distendono una dopo l’altra, le cime scorrono tra le mani dei marinai, ogni movimento è sincronizzato con la musica.

I velieri Star Clippers

Quando le vele sono tese e gonfie il comandante spegne i motori. Nessuna vibrazione, solo il vento, l’acqua che si apre sotto la prua e il sole che scende sulla linea dell’orizzonte. Nei giorni ventosi si veleggia sempre, i motori servono solo per le manovre. Durante la crociera, l’Adriatico ha mostrato il suo lato più ostile soprattutto la notte, con il mare a 45 nodi, una potenza tale da lacerare 3 vele e sollevare flutti tempestosi sugli oblò. Nessuna burrasca può però smuovere la stabilità del veliero che procede sicuro nella sua traversata e il dondolio che si avverte in cabina non fa che conciliare il riposo.

I numeri del veliero

Il Royal Clipper è lungo 134 metri, ha uno scafo d’acciaio, l’albero maestro alto 54 mt, 5mila metri quadrati di superficie velica e la polena di prua (come quelle degli antichi galeoni) con il volto scolpito di Marie, la figlia del proprietario della compagnia, l’imprenditore e navigatore svedese Mikael Krafft. Il veliero dispone di 112 cabine per accogliere un numero massimo di 228 passeggeri (erano 171 durante la mia settimana), per la metà repeaters provenienti da 14 paesi e 107 membri d’equipaggio di 13 nazionalità. Un microcosmo internazionale dove si parlano per policy 3 lingue: inglese, tedesco e francese, non ancora l’italiano. L’atmosfera è decisamente più intima rispetto alle crociere tradizionali con migliaia di passeggeri: non si fanno file, non esistono ascensori, solo scale, non ci sono turni per i pasti, ciascuno può occupare il proprio lettino e ritagliarsi uno spazio di privacy.

Atrio del Royal Clipper con la piscina sul soffitto


La nave è una fedele ricostruzione in stile marina-vintage della Preussen, il più grande cinque alberi a vele quadre mai costruito, andato perduto nel 1910 dopo una collisione nel Canale della Manica. Il Royal Clipper è stato varato nei cantieri navali di Rotterdam nel 2000. L’atrio diviso su tre piani scende fino alla sala ristorante, illuminato sul soffitto dal fondo trasparente di una delle tre piscine. Mentre la Captain Nemo Spa si trova sotto la linea di galleggiamento, con gli oblò che si affacciano sul mondo sottomarino.

Yoga sul ponte all’alba

La mia settimana ha avuto una sveglia fissa. Ogni mattina dalle sette alle otto corso di yoga sul ponte del Tropical Bar con Melanie Camp, 79 anni, americana della Florida. I tappetini stesi, la costa dalmata che scivola davanti agli occhi, il ponte che si muove quel tanto per rendere ogni asana una piccola sfida con la gravità. Le partenze yoga sui velieri Star Clippers hanno una programmazione dedicata con insegnanti internazionali che si alternano ogni settimana. Le lezioni sono incluse nella quota.

Vivere il veliero

Salire sull’albero maestro

Si può partecipare attivamente alla vita del veliero assistiti dai marinai. Chi vuole osare ha due riti d’iniziazione da superare: salire sull’albero maestro con un’imbragatura fino alla coffa, la piccola piattaforma a una ventina di mt d’altezza. Il secondo rito è la rete del bompresso tesa a prua e sospesa sull’acqua. Ci si sdraia con lo scafo che taglia il mare quasi a pelo d’acqua ma attenzione a svuotare tasche e liberarsi da ogni oggetto. Tra le attività tematiche si può imparare a fare i nodi marinari, visitare il vano motori e quando le condizioni del mare lo permettono, tuffarsi dalla piattaforma sulla poppa del veliero: kayak, paddle, windsurf e vela leggera sono inclusi.

L’itinerario: Italia, Croazia, Montenegro

L’arrivo a Kotor, Montenegro

Dopo Venezia si raggiunge come prima tappa Pesaro, cui abbinare l’escursione a San Marino. Poi si attraversa l’Adriatico verso la Croazia: a Šibenik si può fare il tour del Parco Nazionale Krka, famoso per le numerose e scenografiche cascate. Prima di approdare a Dubrovnik per una passeggiata sulle mura, c’è la sosta-bagno all’isola di Lopud. L’ingresso nelle Bocche di Kotor (Cattaro) in Montenegro è suggestivo e per apprezzarlo bisogna essere in piedi dalle 7 del mattino. Il fiordo visto dall’alto ha la forma di una bocca e ricorda per estensione i grandi laghi italiani. Il veliero avanza lentamente tra le pareti di roccia sempre più strette, i campanili veneziani iniziano a spuntare dall’acqua fino a Kotor incastonata tra la montagna e il mare, con la cinta muraria che sale in verticale sulla fortezza.

L’approdo in Croazia

È il tratto di navigazione più bello della settimana e va goduto sul ponte. Una volta a terra si visita il villaggio di Perast. Con un battello si raggiunge la piccola isola artificiale di Nostra Signora delle Rocce che ospita una chiesa ricca di dipinti e oggetti storici. Mentre l’isola accanto di San Giorgio è coperta di cipressi e custodisce un antico monastero benedettino ma non è accessibile ai turisti. Dal punto più meridionale dell’itinerario si risale lungo la costa croata fino al villaggio di Komiža, sull’isola di Lissa: case di pietra, barchette di legno, ristorantini sul molo e un paio di spiagge ciottolate con acqua trasparente dove fare il bagno. Tappa finale Rovigno, la parte di Istria più “veneziana” con il campanile del duomo dedicato a San Marco e all’alba dell’ultimo giorno un nuovo passaggio davanti alla Venezia storica. In tutte le soste è previsto un servizio di transfer con tender incluso.

Mangiare accanto all’oblò

La sala del ristorante

Si mangia nell’elegante dining room senza posti assegnati, modalità che favorisce la socialità. La colazione a buffet prevede una ricca selezione di dolce e salato, anche i pranzi sono a buffet ma tematici: un giorno la Francia, un giorno l’Italia, poi il mondo arabo e quello asiatico. Di pomeriggio vengono serviti al bar snack di frutta fresca, finger food e dolci. La sera cena alla carta. Caffè americano, tè e acqua filtrata sono disponibili gratuitamente tutto il giorno e a mezzanotte è previsto un altro spuntino.
 L’animazione soft è affidata a una cantante accompagnata da un pianista. Il comandante è disponibile per raccontare le varie fasi della crociera e all’inizio del tour viene presentato lo staff con i rispettivi ruoli. Da seguire obbligatoriamente le due esercitazioni di sicurezza.

Lo charme di un’alcova

La cabina 120 in cui ho alloggiato è di categoria 3, nella versione matrimoniale o twin. Il letto ha due lati protetti, come un’alcova, gli arredi in mogano, ottoni lucidi, dettagli nautici anche in bagno. L’ottimizzazione dello spazio è da manuale: nessun centimetro è sprecato. L’oblò regala ogni mattina un pezzo di costa differente. La pulizia avviene due volte al giorno, mattina e sera, con un’accuratezza maniacale degna di una struttura 5 stelle. Al rientro dalla colazione la cabina è già sistemata, dopo la cena il letto pronto per la notte e gli asciugamani nuovamente cambiati. Persino gli indumenti lasciati qua e là vengono ripiegati con cura.

D’inverno si cambia mare

Dopo la stagione nel Mediterraneo la flotta attraversa l’Atlantico e i Caraibi diventano la base per nuove mete. La novità del 2027 è un itinerario settimanale a bordo del quattro alberi Star Clipper con partenza e arrivo da Antigua, nel cuore delle Piccole Antille. Nella programmazione invernale spicca anche Grenada per le rotte dell’ammiraglia Royal Clipper con partenza dai Caraibi orientali, alcuni scali sono scelti dal comandante in base al vento. Infine il ritorno dello Star Clipper sulla costa pacifica del Costa Rica e a Panama, tra dicembre e gennaio.

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