Palazzo Venezia: fuga di primavera sul Lago di Como

Palazzo Venezia: fuga di primavera sul Lago di Como

Una dimora ottocentesca riapre le sue porte dopo un rebranding firmato Villa d’Este Collection, entrando ufficialmente nella famiglia del gruppo alberghiero.
Lago di Como
Lago di Como

Sono partita per Como, dopo quattro giorni trascorsi tra le montagne ombrose della Svizzera, con le idee chiare: fare il pieno di sole — perché in Ticino faceva piuttosto freddo — e degustare olio buono con del pane fatto in casa, a base di grani antichi e lievito madre, servito caldo e fumante. Entrambe le cose le avrei trovate a Palazzo Venezia, nuovo cinque stelle della città e membro del circuito The Leading Hotels of the World.

Palazzo Venezia, l’albergo

Palazzo Venezia è la nuova destinazione urbana di Villa d’Este La Collezione, il brand che riunisce le eccellenze del gruppo insieme a Villa d’Este, Villa La Massa e Miralago Luxury Apartments. L’edificio, una dimora ottocentesca affacciata su Piazza Cavour e sul lago, è stato acquistato nel 2025 dal Gruppo LarioHotels e rebrandizzato. Una transizione morbida, che ha preservato l’identità della struttura. La posizione è un asso nella manica: all’angolo tra il lungolago e la piazza principale, con tutto a portata di passeggiata — musei, vie del centro, la funivia per Brunate. Tra i riflessi del lago e il profilo delle Prealpi sullo sfondo. Gli ospiti possono accedere anche alle facilities di Villa d’Este: piscine, area benessere, Sporting Club, collegamenti via terra e via lago tra le due proprietà. Un’estensione naturale che arricchisce il soggiorno senza spostare il baricentro dall’hotel.

Le camere e le suite

Junior Suite

Le 18 camere e suite sono luminose, raffinate, progettate per garantire privacy e intimità a un passo dal centro cittadino. La mia — una Corner Junior Suite di 44 metri quadrati — vive tra due orizzonti: la città da un lato, il lago dall’altro. Gli ambienti sono separati ma fluidi, con aperture scenografiche che catturano la luce e la distribuiscono in modo uniforme. Arredi scelti con misura, tonalità cerulee color del cielo, finiture turchine e acquamarina a richiamare lo specchio lacustre; e un meraviglioso bagno in marmo con vasca panoramica. Volendo, può essere collegata a una suite adiacente, soluzione ideale per famiglie o soggiorni lunghi. Ma anche da sola ha quell’eleganza rara dei luoghi ben progettati: invita a rallentare, a concedersi un respiro.

Sulle tracce della storia

Facciata esterna di Palazzo Venezia

Tornando al mio desiderio, nonostante l’associazione con il lago rimandi al pesce persico, alle alborelle fritte o alla cassoeula, il collegamento con il pane non è poi così insolito se si guarda alla letteratura. Sono passati due secoli da quando Alessandro Manzoni ambientava I Promessi Sposi proprio “su quel ramo del lago di Como” e scriveva del “pane del perdono” di Fra Cristoforo che, in un certo modo, apre e chiude il romanzo, e dello “sguardo bieco” con cui la famigliola di Tonio fissa la polenta bigia — nel senso di scura, povera, fatta con farine non raffinate. Immagini che agiscono come simboli sociali, spie dei cambiamenti culturali. Ai tempi di Manzoni il pane bianco era dei ricchi e l’integrale destinato ai poveri: oggi, in un hotel 5 stelle lusso, si va alla ricerca del pane da più grani integrali possibili perché considerato più nutriente e fonte di salute. La clientela — me per prima — se lo aspetta. Un altro segno dei tempi.

La cucina, un omaggio al Mediterraneo

Ristorante Altariva

A Palazzo Venezia questo rovesciamento dei costumi torna nella cucina di Alessandro Rinaldi che, al ristorante Altariva, ha fatto del pane una ricetta firma. Il suo lievito madre è antico quattro generazioni, e lui lo custodisce come un figlio. Le farine selezionate e la cura quasi domestica alla base di ogni impasto costruiscono un’idea di accoglienza solida, centrata sul benessere dell’ospite, che qui si sente a casa. Ma non solo. La proposta gastronomica si inserisce in una cucina italiana di impostazione mediterranea, fedele alle sue radici.

«Sono del Sud: non faccio cucina di lago», racconta. E infatti il menu non rincorre la territorialità locale, ma la interpreta con fantasia, scegliendo ingredienti stagionali e sapori della memoria. I piatti di Rinaldi sono puliti, leggibili, costruiti su pochi elementi ben abbinati. Si sceglie tra due percorsi: Sensazioni Marine, con portate fresche come la capasanta con ricci di mare o la linguina con vongole veraci e limone di Costiera; ed Entroterra, che guarda a carne e verdure con preparazioni come la quaglia con topinambur.

Gambero viola al beurre blanc

Dalla carta ho assaggiato un carciofo alla brace con aglio nero, menta e ristretto: affumicato, profondo, in assoluto il piatto che ho preferito. E il gambero viola con beurre blanc e caviale, un antipasto essenziale e insieme opulento, con un’impronta francese che non sovrasta mai la materia. Sulla stessa terrazza si trova il rooftop bar, perfetto per l’aperitivo: luce, brezza, vista a picco sul lago. In autunno aprirà anche il Caffè Cavour, storico punto di riferimento cittadino al piano terra dell’hotel. Sarà restaurato e restituito alla città come salotto contemporaneo: un all day dining che va dal primo caffè del mattino all’aperitivo, con tavoli pittoreschi affacciati sulla piazza.

Lo chic-nic sul lago è l’esperienza da non perdere

Il modo migliore per vivere il Lago di Como è osservarlo dall’acqua. Montagne che scendono a picco, ville che affiorano tra gli alberi, borghi storici che costeggiano il perimetro lacustre. Palazzo Venezia e Villa d’Este organizzano uscite in barca a bordo delle vaporine, le imbarcazioni comasche nate a fine Ottocento, per solcare le acque del lago con la sensazione di entrare in un’altra epoca. Si costeggiano piccoli paesi, si sfiorano ville iconiche, si passa davanti a Torno e alla residenza di George Clooney, che ormai è diventata un punto di riferimento geografico. A poppa o in coperta, ci si gode lo chic-nic preparato dalla brigata di Altariva e dallo chef Rinaldi: un cestino elegante, firmato My Style Bag, pensato per accompagnare il tragitto con un pranzo in movimento. Dentro c’erano riso venere con verdure e fave, uova sode con pesce affumicato, insalata di mare con polpo e patate, verdure fresche e agrumi, una carrot cake strepitosa e, naturalmente, una pagnotta a base del suo lievito madre, sfornata quella stessa mattina. Il coronamento di un weekend fiabesco.

Articoli Correlati

Iscriviti alla newsletter