Per chi cresce al Lido di Venezia, il profilo dell’Hotel Excelsior fa parte dell’orizzonte da sempre, come lo sono il mare e la laguna. Quando Deborah Giustini ha varcato per la prima volta questa soglia trent’anni fa, appena uscita dalla scuola superiore, non stava solo iniziando un lavoro nell’housekeeping, ma si stava mettendo alla prova con una delle realtà più importanti della sua isola.
Giorno dopo giorno, la ragazza lidense all’ora ventenne, ha iniziato a salire i gradini di una macchina importante, mossa da una curiosità infinita e da una determinazione d’acciaio. Oggi, come mice sales manager, è lei a gestire gli eventi internazionali che portano il mondo sul nostro litorale. La sua è la storia di successo più bella che potessimo raccogliere in questi tre giorni all’Excelsior: una risorsa del territorio che è cresciuta sulla sua isola, fino a diventare uno dei punti di riferimento più importanti dell’azienda, senza mai dare nulla per scontato ed empatizzando con chi approda nell’isola d’oro a bordo di un elegante taxi boat privato in legno lucido.
Mentre la barca fende la laguna puntando verso quella che è considerata la spiaggia dei veneziani, il vento scompiglia i capelli nei circa 15 minuti di traversata da piazza San Marco e, dopo aver percorso un canale più stretto, l’inconfondibile profilo moresco dell’Hotel Excelsior Venice Lido inizia a stagliarsi all’orizzonte. Per i fortunati che, come me, mettono piede qui per la prima volta, l’attracco diretto al molo privato dell’albergo è stato un colpo di fulmine istantaneo: un momento prima sei un semplice viaggiatore con una valigia, quello dopo ti senti una celebrità pronta a sfilare sul red carpet, con i fotografi appostati e la brezza dell’Adriatico a darti il benvenuto.

Dal 1908 – pensate che ci sono voluti solamente 18 mesi per costruirlo –, del resto, questo maestoso palazzo color mattone è il rifugio prediletto di teste coronate, leader mondiali, intellettuali del calibro di Winston Churchill e John Steinbeck e, naturalmente, del gotha del cinema internazionale (tutto documentato nel corridoio al piano -1 tappezzato di foto). Fu proprio sulla terrazza dell’Excelsior che, il 6 agosto 1932, nacque la primissima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Da allora, il legame non si è mai interrotto: dalle storiche passeggiate di Sophia Loren ed Elizabeth Taylor, fino ai moderni soggiorni di George Clooney e Nicole Kidman, questo hotel ha il cinema nel suo Dna e lo si percepisce in ogni corridoio.
Rinascita in stile “rigato” e la magia della camera 438

La stagione 2026 segna l’inizio di un nuovo capitolo per l’Excelsior, che ha svelato la metamorfosi più importante degli ultimi anni. Il restyling pluriennale ha ridisegnato le camere reinterpretando il lusso mediterraneo attraverso colori più morbidi e un raffinato gioco di righe verticali bianche e colorate che sostituisce i toni più scuri e pesanti del passato.
Anche la leggendaria Palm Court è stata restaurata per tornare a essere il centro della vita sociale dell’hotel, arricchita da scatti d’archivio che la rendono un vero e proprio museo vivente della Dolce Vita veneziana e una vegetazione verdissima che incornicia lo spazio della lobby.
Durante il mio soggiorno ho dormito nella camera 438, situata in un uno dei piani appena restaurati (il quarto). Si tratta di una stanza che lo staff riserva tradizionalmente alle coppie di sposi in luna di miele per una ragione dolcissima: la sua architettura crea una suggestiva “scenografia” romantica. Dal grazioso balconcino che si affaccia direttamente sul blu dell’Adriatico, infatti, la sposa usa lanciare il bouquet verso le amiche radunate nella terrazza sotto, che attendono con il naso all’insù.
Aneddoti segreti e storie di corridoio
Passeggiando per l’hotel con chi ne conosce ogni pietra, si scoprono segreti affascinanti. Sapevate, ad esempio, che fino a dieci anni fa l’Excelsior era collegato al vicino storico Casinò – non esiste più dalla fine degli anni Novanta, e oggi ospita i servizi stampa della Mostra del Cinema – da un tunnel sotterraneo privato? Venne costruito affinché gli ospiti più illustri (e i giocatori d’azzardo più accaniti) potessero spostarsi dalle loro stanze ai tavoli verdi lontano da occhi indiscreti.
Adesso quei sotterranei sono utilizzati dallo staff, ma la straordinaria dedizione al servizio è rimasta immutata. Raccontano di quando, un 31 marzo – con l’hotel ancora chiuso per la pausa invernale – un facoltoso ospite inglese chiese di poter fare la sua proposta di matrimonio proprio nella celebre Sala Stucchi (quella immortalata da Sergio Leone in C’era una volta in America). Senza badare a spese, lo staff lavorò fino a mezzanotte per riaprire temporaneamente l’hotel, reclutare lo stesso chef dell’epoca che propose lo stesso identico menu del film dell’83, recuperare le vecchie divise d’epoca dei camerieri e persino stendere un maestoso tappeto gigante proveniente dalla hall. La risposta? Ovviamente è stata un sì.
L’evoluzione della cucina tra condivisione e tradizione verace
Sul fronte gastronomico, dallo scorso anno l’hotel sta portando avanti la sua scommessa più ambiziosa: alzare nettamente l’asticella dell’offerta ristorativa. Una rivoluzione che ha preso forma con l’approdo al Lido di Michele Mezzarosa, chef umbro che ha portato con sé un’idea di cucina italiana verace, fatta di rispetto per la tradizione e materie prime straordinarie.
In attesa che nel 2027 apra il nuovo ristorante e beach club Amù Venice, l’attuale menu è un ritorno alla convivialità più autentica, quella del family style e del comfort food. Lo si capisce guardando la sala durante il servizio: un esempio perfetto è il sontuoso paccherone ai frutti di mare, che viene portato in tavola direttamente in pentole di rame e porzionato davanti agli ospiti, proprio per ricreare quel calore tipico delle cene a casa.
Ogni ingrediente racconta una ricerca meticolosa. Tra le gemme della carta spicca il fusillone al nero di seppia, per cui lo chef ha scelto la produzione limitata del piccolo pastificio artigianale veneto Fracasso. Il ragù viene preparato seguendo l’antica ricetta dei marinai veneziani, che include la lavorazione dei fegati e delle sacche del nero per restituire un sapore profondo, vero, senza compromessi. È un lavoro immenso, che comincia quando l’hotel è ancora immerso nel silenzio. La brigata di cucina si mette all’opera alle 5:30 del mattino per sfornare i lievitati e le prelibatezze per la colazione, un ingranaggio perfetto capace di servire oltre 400 coperti.
Dopocena fermatevi al Blue Bar che, dallo scorso anno, in carta propone omaggi cinematografici. Nel segno della dualità e della trasformazione, è ad esempio Jocker – me lo ha suggerito il general manager Edvaldo Brito: è il suo preferito! – che ricalca la metamorfosi del protagonista del film. All’apparenza si presenta come una variazione fresca e lineare di un Gin Sour, ma nasconde un effetto visivo d’impatto: l’infuso di butterfly pea tea (che dona un naturale colore blu bluastro) reagisce istantaneamente con l’acidità del succo di limone, cambiando colore direttamente nel bicchiere e virando verso sfumature violacee.
Il lusso scalzo sulla sabbia
La vera forza dell’Excelsior risiede nella sua capacità di far convivere questo passato monumentale con un’anima profondamente rilassata. È un’atmosfera che si respira soprattutto qui, distesi sui comodi lettini delle 299 cabine bianche che costeggiano la spiaggia privata. Queste storiche cabanas con camerino, ancora tutelate da precisi vincoli paesaggistici, sono per molti veneziani un vero e proprio simbolo di appartenenza, un rito che si tramanda al punto da prenotare, anno dopo anno, sempre la stessa posizione. E pensare che, nel corso del tempo, tra i vicini di ombrellone si poteva incontrare persino Audrey Hepburn.
È qui che si organizzano eventi speciali come il barbecue per la storica festa del Redentore (che quest’anno cade sabato 18 luglio) o i suggestivi White Sunset lungo il litorale. In queste occasioni, gli ospiti vengono invitati a togliersi le scarpe all’ingresso e a camminare a piedi nudi sulla sabbia tiepida, cenando tutti insieme attorno a un’unica, grande tavolata conviviale. È un invito a riscoprire le connessioni umane, a chiacchierare con i vicini di posto e a godersi il tramonto senza alcuna formalità. Perché all’Excelsior il vero lusso non è mai impostato: è la libertà di sentirsi una stella del cinema con i piedi nudi nella sabbia, davanti al mare dell’hotel Excelsior, magari con un bicchiere di vino in mano.