Craco, il borgo fantasma della Basilicata che sembra uscito da un film di fantascienza

Craco, il borgo fantasma della Basilicata che sembra uscito da un film di fantascienza

Abbandonata negli anni Sessanta, questa meta è diventata un set a cielo aperto apprezzato da cineasti e cantanti.
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Craco da uno dei percorsi visitabili | Foto da Shutterstock

Da lontano Craco sembra un’illusione ottica. Un agglomerato di case color ocra aggrappato a uno sperone di roccia, circondato da colline d’argilla bianca che il vento e la pioggia hanno scolpito in forme affilate. Avvicinandovi capite che non c’è trucco: il borgo esiste davvero, ma è vuoto. Le finestre non hanno più vetri, i tetti sono crollati, le strade sono invase dall’erba. Nessuno ci abita da decenni.

Craco è la città fantasma più nota d’Italia, forse l’unica ad aver raggiunto una fama internazionale che va oltre il turismo di nicchia. È stata set di film hollywoodiani, è inserita nella lista dei monumenti da salvaguardare del World Monuments Fund, ed è diventata una delle destinazioni più fotografate della Basilicata. Ma prima di tutto questo, era semplicemente un paesello. Un cittadina distrutta da una frana.

Dove si trova Craco e come ci si arriva

Craco si trova nell’entroterra della Basilicata, in provincia di Matera, a circa 60 chilometri dal capoluogo e a una cinquantina dalla costa ionica. Il territorio è quello dei calanchi, le formazioni argillose che caratterizzano questa parte della regione: colline pallide, quasi lunari, incise da solchi profondi scavati dall’acqua.

Per raggiungere Craco serve l’automobile. Da Matera si impiegano circa cinquanta minuti, attraversando un paesaggio che cambia rapidamente: dai sassi si passa ai campi coltivati, poi alle distese brulle che annunciano l’avvicinamento al borgo. Da Bari l’autostrada A14 vi porta fino a Taranto, da dove proseguite sulla statale verso Matera e poi verso l’interno. Da Napoli il percorso è più lungo, circa tre ore, ma il tratto finale attraverso la Basilicata compensa la fatica.

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Il paesaggio attorno alla città | Foto da Shutterstock

Non esistono collegamenti diretti con mezzi pubblici. Gli aeroporti più vicini sono Bari Palese e Napoli Capodichino, entrambi richiedono un’auto a noleggio per proseguire. Chi arriva in treno può scendere a Ferrandina Scalo, sulla linea Taranto-Potenza, ma da lì servono comunque almeno trenta minuti di auto.

Perché Craco è stata abbandonata

La risposta breve è: una frana. Ma la storia è più complicata e ha radici antiche. Il terreno su cui sorge Craco è composto da argille variegate, un tipo di suolo particolarmente instabile quando entra in contatto con l’acqua. I movimenti franosi sono documentati fin dal Seicento: nel 1600, nel 1805, nel 1857, nel 1870, nel 1933. Il paese ha sempre convissuto con questa fragilità, ricostruendo e adattandosi.

Nel 1963 la situazione precipitò. Una frana più estesa delle precedenti rese pericolose molte abitazioni del centro storico. La popolazione, che all’epoca contava quasi duemila persone, fu costretta a trasferirsi a valle, nella nuova località di Craco Peschiera. Alcuni speravano di tornare, ma nel 1972 un’alluvione aggravò i danni e nel 1980 il terremoto dell’Irpinia assestò il colpo finale. Da quel momento Craco Vecchia rimase definitivamente vuota.

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Una delle case abbandonate a seguito della frana | Foto da Shutterstock

Le famiglie lasciarono le case portando via quello che potevano, ma molti oggetti restarono: mobili, suppellettili, attrezzi da lavoro. Negli anni successivi il borgo fu saccheggiato sistematicamente: ringhiere, infissi, arredi sacri, persino le pietre delle facciate. Quello che vedete oggi è il risultato di decenni di incuria, seguiti da un tentativo recente di recupero e valorizzazione.

Come si visita Craco oggi

Craco non è accessibile liberamente, come indica il sito della pro loco. Per motivi di sicurezza l’intero borgo è recintato e si può entrare solo con visite guidate organizzate dal Parco Museale Scenografico, gestito dal Comune in collaborazione con una cooperativa locale. Il punto di partenza è il centro visite nella zona di Craco Vecchia, dove si acquistano i biglietti e si riceve un casco protettivo obbligatorio.

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Craco vista dal basso | Foto da Shutterstock

I percorsi seguono itinerari tracciati e messi in sicurezza. La visita standard dura circa un’ora e mezza e attraversa il corso principale del paese, passa davanti ai palazzi nobiliari, entra nella chiesa sconsacrata di San Nicola e sale fino alla torre normanna, da cui si gode una vista ampia sui calanchi circostanti. Esistono anche percorsi più lunghi, che includono aree normalmente chiuse al pubblico.

Il costo del biglietto completo è di 16,20 euro a persona. Gli orari variano a seconda della stagione, ma in genere le visite partono dalle dieci del mattino fino al tramonto. È consigliabile verificare disponibilità e prenotare in anticipo, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di maggiore affluenza.

Cosa vedere durante la visita

Il percorso parte da Corso Umberto, quella che un tempo era la via principale del paese. Qui si affacciavano botteghe, abitazioni, locali pubblici. Oggi restano facciate scrostate, porte sfondate, interni vuoti. Alcune case conservano ancora tracce della vita quotidiana: muri dipinti di azzurro per tenere lontani gli insetti, forni da pane, resti di mobili.

Salendo si raggiunge la piazza principale, dominata dalla chiesa madre dedicata a San Nicola. L’edificio risale probabilmente all’XI secolo, ma fu ampliato nel Cinquecento e nel Settecento. Dopo la sconsacrazione seguita all’abbandono, la chiesa fu svuotata di tutto: altari barocchi, arredi sacri, decorazioni. Resta l’architettura nuda, con le cappelle laterali aperte sul vuoto.

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L’interno della chiesa sconsacrata di San Nicola | Foto da Shutterstock

Di fronte alla chiesa si trova Palazzo Grossi, una delle quattro residenze nobiliari che nel XV secolo segnavano lo status di Craco come centro di una certa importanza. Il palazzo conserva un portale architravato e, all’interno, affreschi sul soffitto ancora parzialmente visibili. Gli altri palazzi storici sono Palazzo Maronna, Palazzo Carbone e Palazzo Simonetti, tutti lungo il percorso di visita.

Il punto più alto del borgo è occupato dalla torre normanna, una struttura a base quadrata alta circa 25 metri, costruita nel XII secolo come torre di avvistamento e difesa. Da qui la vista si apre sulla valle dei fiumi Cavone e Agri, sui calanchi e sulle campagne circostanti. È il punto migliore per fotografare il paesaggio e per capire la posizione strategica che Craco occupava nel Medioevo.

Craco come set cinematografico

La combinazione di paesaggio lunare, architettura medievale in rovina e atmosfera sospesa ha reso Craco una location molto richiesta dal cinema. Il primo film importante girato qui fu La lupa di Alberto Lattuada nel 1953. Ma la notorietà internazionale arrivò con Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi nel 1979, che usò Craco per rappresentare l’arrivo di Carlo Levi al confino.

Nel 2004 Mel Gibson scelse Craco per alcune scene de La passione di Cristo, in particolare quella dell’impiccagione di Giuda. Il borgo divenne così noto anche al pubblico americano. Nel 2008 fu la volta di Quantum of Solace, il film di James Bond diretto da Marc Forster, che usò Craco come sfondo per una sequenza ambientata in Bolivia.

Tra le produzioni italiane più recenti, Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo nel 2010 ha contribuito a far conoscere Craco a un pubblico più ampio. Altri film girati qui includono King David di Bruce Beresford, Nativity, di Catherine Hardwicke, Il sole anche di notte dei fratelli Taviani, Ninfa plebea di Lina Wertmüller e, più recentemente, France di Bruno Dumont nel 2021.

Cosa fare nei dintorni

La visita a Craco si inserisce bene in un itinerario più ampio in Basilicata. Matera, con i suoi Sassi patrimonio UNESCO, dista un’ora di auto ed è la base più comoda per esplorare la regione. Lungo la strada tra Matera e Craco si attraversano paesaggi di grande suggestione, con i calanchi che si alternano a campi coltivati e uliveti.

A sud di Craco, verso la costa ionica, si trova Policoro, con il suo parco archeologico che conserva i resti dell’antica Heraclea. Più a nord, Aliano è il paese dove Carlo Levi fu confinato e che descrisse in Cristo si è fermato a Eboli: oggi ospita un museo dedicato allo scrittore e offre panorami simili a quelli di Craco.

Per chi ha tempo, la Basilicata offre anche il Parco Nazionale del Pollino, le Dolomiti Lucane con i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa, e la costa tirrenica con Maratea. Craco funziona bene come tappa di una giornata all’interno di un viaggio più lungo, ma merita anche una visita dedicata per chi è interessato alla storia, all’archeologia industriale del paesaggio e al rapporto tra uomo e territorio.

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