Nella Ville Lumière risplende di nuova luce il Four Seasons Hotel George V

Nella Ville Lumière risplende di nuova luce il Four Seasons Hotel George V

Dalle nuove camere firmate Pierre-Yves Rochon alla rinnovata L’Orangerie, fino alle scenografie floreali di Jeff Leatham: il leggendario albergo parigino cambia volto senza perdere la propria anima.
Vista esterna Four Seasons Hotel George V
Vista esterna Four Seasons Hotel George V

Migliaia di steli selezionati seguendo il ritmo delle stagioni, delle giornate e dell’ispirazione del momento, sotto la regia di Jeff Leatham trasformano la lobby del Four Seasons Hotel George V in una scenografia sempre diversa. Ogni settimana, per essere precisi, arrivano circa 11mila steli, trasformati in composizioni scultoree che cambiano continuamente, al punto che l’hotel è stato soprannominato “Palazzo dei Fiori”. È una metafora dell’hotel stesso: un luogo che da quasi un secolo custodisce la propria identità, senza mai smettere di reinventarsi. Nel cuore dell’VIII arrondissement, a pochi passi dagli Champs-Élysées, il grande palazzo parigino conserva intatto il fascino che lo ha reso un’icona: un’eleganza profondamente francese, un servizio quasi invisibile nella sua perfezione e quella capacità di trasformare il quotidiano in qualcosa di straordinario.

Lobby by Jeff Leatham. Foto di Peter Vitale

Oggi il leggendario George V risplende di una luce nuova. Dopo tre anni di lavori, le 243 camere e suite sono state completamente rinnovate, per la prima volta dalla riapertura del 1999, sotto la direzione creativa di Pierre-Yves Rochon, chiamato a reinterpretare il linguaggio del palazzo senza cancellarne la memoria.
 La stessa idea di eccellenza attraversa la gastronomia, da sempre uno dei capitoli più importanti della storia del George V, tanto da avergli valso l’appellativo di “Tempio della Gastronomia”.

La corte interna. Foto di Guillermo Aniel-Quiroga

Tre ristoranti, tre differenti interpretazioni della cucina e di Parigi: Le Cinq, insignito di tre stelle Michelin e guidato da Christian Le Squer; L’Orangerie con due stelle; e Le George, una stella Michelin, affidato a Simone Zanoni. A custodire il patrimonio enologico dell’hotel è la Cave Roc, una cantina sotterranea che conserva quasi 50mila bottiglie, per un totale di circa 3.500 referenze. 
Anche le camere e le suite sono state ripensate attraverso un importante progetto di restyling, dando vita a una nuova collezione di ambienti concepiti come residenze private nel cuore di Parigi.

Le Cinq Restaurant. Foto di Peter Vitale

Gli elementi della tradizione francese incontrano una sensibilità più contemporanea e intima: arredi ispirati allo stile Luigi XVI, opere d’arte, tessuti preziosi e materiali nobili dialogano con nuove porte-finestre e balconi che lasciano entrare la città. E Parigi qui non è soltanto uno sfondo. In alcune delle suite più spettacolari, la Torre Eiffel e i tetti haussmanniani diventano parte integrante dell’interior design. La dimensione residenziale raggiunge il suo apice nelle suite signature.

La Penthouse Suite, all’ultimo piano, si apre su tre terrazze private e regala una prospettiva privilegiata sui tetti della capitale. La Suite Eiffel evoca invece l’intimità di una grande maison francese, con parquet di Versailles, marmo Calacatta Oro, cristalli Baccarat e applique Lalique. Sono spazi pensati non semplicemente per soggiornare ma per sentirsi, per qualche giorno, parte della città.
 Se le camere raccontano il nuovo capitolo del George V, l’hotel rimane profondamente fedele a ciò che ne ha costruito la reputazione.

Penthouse Suite 824 Ambroise Tezenas

Prima di tutto il servizio, affidato a un team di 650 persone e a dieci concierge insigniti delle Clefs d’Or, interpreti di quella cultura dell’ospitalità che a Parigi ha fatto scuola. Il loro compito è conoscere la città, ma soprattutto l’ospite: anticipare i desideri, reperire ciò che è difficile da trovare e trasformare ogni soggiorno in qualcosa di personale e irripetibile.
 È una vocazione che affonda le radici nel 1928, quando l’imprenditore americano Joel Hillman affidò agli architetti Lefranc e Wybo la costruzione di un palazzo destinato a diventare uno degli indirizzi più celebri della capitale francese. Fin dall’inizio il George V ebbe uno sguardo internazionale. La posizione, a pochi passi dagli Champs-Élysées e in prossimità delle grandi rotte dei transatlantici, ne fece un punto d’incontro cosmopolita, mentre servizi allora avveniristici (come il bagno privato in ogni camera) ne anticipavano la tensione all’eccellenza.

Spa Hammam donne. Foto di Anthony Parkinson

Da allora la sua storia si è intrecciata con quella di Parigi e con le vite di generazioni di viaggiatori, artisti e personalità internazionali. Marlene Dietrich, Greta Garbo, Jean Gabin, Sophia Loren, i Rolling Stones e John Wayne sono soltanto alcuni dei nomi che hanno contribuito a costruirne la leggenda. Ma forse nessun episodio restituisce meglio il legame tra il George V e l’immaginario del Novecento di quello che, nel 1964, vide protagonisti i Beatles. Durante la loro permanenza a Parigi, John Lennon e Paul McCartney composero nella loro suite I Feel Fine, mentre il fotografo Harry Benson immortalò la band in uno dei momenti più spontanei e iconici della sua storia: la celebre battaglia di cuscini tra Lennon e McCartney nella Royal Suite. 


La piscina interna della Spa. Foto di Peter Vitale

A completare questo nuovo capitolo sono la Spa, anch’essa ripensata da Pierre-Yves Rochon, La Galerie, Le Bar e l’universo della pasticceria firmato Michaël Bartocetti. Un insieme nel quale il lusso non ha bisogno di essere dichiarato. Si rivela nella qualità dei materiali, nella precisione del servizio, nella cultura dell’accoglienza e nella cura quasi artigianale riservata a ogni dettaglio. Dopo quasi un secolo, il George V continua a rinnovarsi, non cercando di fermare il tempo, ma di attraversarlo. Sapendo ascoltare i cambiamenti, interpretarli con discrezione e, ogni volta, trovando un nuovo modo per sorprendere. Così, sotto una nuova luce, la leggenda continua.

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