Il modo di viaggiare sta cambiando profondamente, e con questo anche il significato del backpacking. Secondo una ricerca di WeRoad, oggi partire non è più soltanto un’esperienza individuale alla scoperta di sé, ma sempre più spesso diventa un’occasione per creare legami autentici.
Tra gli anni ’60 e ’90, il viaggio zaino in spalla era sinonimo di autonomia: si partiva da soli, con l’idea di ritrovarsi lungo il cammino. Gli incontri avvenivano in modo spontaneo, ma rappresentavano una componente accessoria. Oggi lo scenario è diverso. Su un campione di oltre 4.600 viaggiatori tra i 20 e i 49 anni, quasi la metà dichiara di aver scelto esperienze di gruppo proprio per la possibilità di stringere nuove amicizie, mentre una piccola percentuale racconta di aver trovato anche un partner durante il viaggio.
Alla base di questa trasformazione c’è un fenomeno sempre più diffuso: il senso di isolamento nella vita quotidiana. Più della metà degli intervistati ammette di sentirsi sola e una parte significativa fatica a costruire nuove relazioni. In questo contesto, il viaggio assume un valore diverso: non solo evasione o scoperta, ma anche occasione per condividere esperienze e sentirsi parte di qualcosa.
Non viene meno, però, la dimensione personale: molti viaggiatori continuano a vedere il viaggio come una sfida e un momento di crescita. Uscire dalla propria zona di comfort, mettersi alla prova e conoscersi meglio restano elementi centrali, ma si intrecciano con una nuova esigenza di connessione. Ecco le mete più desiderate per il 2026, destinazioni capaci di combinare avventura, varietà di paesaggi e forte componente esperienziale condivisa.