Tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, l’altopiano di Castelluccio di Norcia cambia aspetto quasi ogni settimana. I campi si accendono di rosso, giallo, viola, blu e bianco, e quello che durante il resto dell’anno appare come un vasto paesaggio montano diventa uno degli spettacoli naturali più belli d’Italia. La fioritura di Castelluccio, spesso chiamata semplicemente “la Fiorita“, è da anni una delle immagini simbolo dell’Umbria, il risultato di un equilibrio delicato tra agricoltura, biodiversità, clima e pratiche colturali tramandate nel tempo.
Che cos’è la fioritura di Castelluccio
La prima cosa da chiarire è che non si tratta di una semplice “fioritura delle lenticchie”. La lenticchia di Castelluccio Igp è il cuore dell’altopiano, ma il colpo d’occhio che ogni anno richiama visitatori da tutta Italia nasce dall’interazione tra la coltivazione e una grande varietà di fiori spontanei che crescono nei campi. Papaveri, fiordalisi, senape selvatica, camomilla bastarda, leucantemo e legousia, nota anche come specchio di Venere, compongono un mosaico che cambia nel tempo e nello spazio.

Questo fenomeno è reso possibile da un’agricoltura poco invasiva. L’assenza di pesticidi, favorita anche dalle condizioni climatiche dell’altopiano, permette alle specie spontanee di svilupparsi accanto alle colture. Le rigide temperature invernali, che scendono ampiamente sotto zero, limitano in modo naturale molti parassiti e rendono meno necessario l’uso di trattamenti chimici.
Ma perché cambia così spesso? L’altopiano di Castelluccio non si colora tutto insieme e non nello stesso modo ogni anno. La semina avviene in tempi diversi, a seconda dello scioglimento della neve e delle condizioni del terreno, e ogni specie floreale segue un proprio ritmo. Per questo il paesaggio muta di continuo tra metà maggio e inizio luglio. I colori più intensi e più fotografati si vedono in genere tra la seconda metà di giugno e i primi giorni di luglio, ma non esiste una data fissa valida per ogni stagione. La quantità di pioggia, l’escursione termica, l’esposizione al sole e il calendario della semina influenzano l’evoluzione della fioritura.
Non esiste solo il Pian Grande
Quando si parla di Castelluccio, l’immaginario si concentra quasi sempre sul Pian Grande, che resta la parte più nota e scenografica dell’altopiano. Ma la fioritura coinvolge un’area più ampia, e una visita ben fatta dovrebbe tenerne conto. Più che di “Fiorita di Castelluccio” in senso stretto, sarebbe spesso più corretto parlare di fioritura dell’altopiano di Castelluccio.
Accanto ai campi coltivati, esiste infatti una fioritura spontanea meno famosa ma molto significativa, che interessa aree come i Mergani e altri tratti dell’altopiano. Anche il Pian Perduto e parte dei Colli Alti e Bassi partecipano a questo spettacolo, di solito un po’ più tardi rispetto alle zone più note, perché qui la neve tende a sciogliersi più tardi. In direzione di Visso, il paesaggio cambia ancora: i colori si distribuiscono in modo differente, i sentieri si moltiplicano e la percezione della fioritura diventa più immersiva.
Quando la fioritura raggiunge il suo massimo splendore
Non c’è un solo momento giusto. Se cercate il massimo impatto visivo, il periodo statisticamente più favorevole è compreso tra la seconda metà di giugno e l’inizio di luglio. È allora che la combinazione di specie, colori e superfici coltivate raggiunge il suo apice. Ma è anche il periodo in cui arrivano più visitatori. La fioritura è diventata negli anni una meta di massa grazie (oppure a causa?) dei social e della facilità di accesso delle automobili: migliaia di persone si riversano sull’altopiano negli stessi weekend e orari, con conseguenze pesanti sia sull’esperienza di visita sia sull’ambiente. Il calpestio nei campi, la raccolta dei fiori, le soste fuori dalle aree consentite, il traffico congestionato e l’affollamento dei sentieri mettono sotto pressione un ecosistema fragile e una comunità che porta ancora i segni dei terremoti del 2016.

Se invece volete vedere l’altopiano con più calma, ha senso considerare anche le settimane precedenti. A maggio e all’inizio di giugno i colori sono meno esplosivi ma più mutevoli, e la visita può risultare persino più interessante. In ogni caso, conviene monitorare l’evoluzione della stagione: potete farlo attraverso una webcam sempre attiva.
Come osservare la fioritura nel rispetto dell’ambiente
La prima regola è anche la più semplice: i campi non si calpestano, entrarci per scattare una foto significa rovinare una parte di quel paesaggio che si è venuti ad ammirare. La seconda riguarda i tempi. Arrivare nelle ore di minor affluenza, evitare i picchi del fine settimana quando possibile e distribuire la visita anche su aree meno note riduce la pressione sui punti più fragili. La terza riguarda l’atteggiamento: Castelluccio non è un parco giochi, ma un territorio abitato. Questo implica rispetto per le attività agricole, per i percorsi segnati, per le limitazioni alla circolazione e per la gestione del flusso dei visitatori.