La risposta breve è anche quella più esaustiva: Matera è abitata da circa novemila anni, non come modo di dire dato che gli scavi archeologici documentano una frequentazione continua delle grotte della Murgia dal Paleolitico a oggi. È una delle pochissime città al mondo in cui potete osservare, nello stesso luogo, stratificazioni che vanno dalle cavità preistoriche alle abitazioni medievali, dalle chiese bizantine ai boutique hotel del XXI secolo. Oggi è uno dei siti Unesco più visitati del paese eppure fino a settant’anni fa era considerata la “vergogna d’Italia”.
Guida completa alla città scavata nella roccia che l’uomo abita da novemila anni
Gli scavi archeologici hanno documentato una frequentazione continua dell’area che copre circa novemila anni, dal Neolitico all’età contemporanea. Questa continuità è resa possibile dalla geologia. La roccia su cui sorge Matera è calcarenite, un materite sedimentario relativamente morbido, facile da scavare e da modellare. Gli abitanti hanno sfruttato questa caratteristica per millenni, ricavando spazi abitativi direttamente nella roccia invece di costruire sopra di essa. Il risultato è una città che cresce verso il basso e verso l’interno, con stanze che si aprono su altre stanze, tetti che diventano strade, cortili che nascondono cisterne sotterranee.

La posizione geografica ha fatto il resto. Matera sorge sul bordo di una gravina, un canyon carsico profondo circa cento metri, che offriva protezione naturale e accesso all’acqua. Le grotte erano fresche d’estate e tiepide d’inverno, riducendo la necessità di riscaldamento. Il sistema di raccolta delle acque piovane, sviluppato nel corso dei secoli, permetteva di sopravvivere in un territorio con precipitazioni scarse. In un certo senso, Matera è stata una smart city ante litteram: un insediamento che ha saputo sfruttare le risorse naturali in modo sostenibile per migliaia di anni.
I Sassi: cosa sono e come sono fatti
Per Sassi di Matera si intendono i due quartieri storici che costituiscono il nucleo più antico della città: il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso. Il nome deriva dal latino saxum, pietra, e indica la natura rupestre di queste abitazioni, scavate direttamente nella roccia calcarea.

Il Sasso Barisano si sviluppa a nord-ovest, lungo la strada che un tempo conduceva verso Bari. È il quartiere più esteso e ospita oggi la maggior parte degli hotel, dei ristoranti e delle attività commerciali ricavate nelle grotte. Il Sasso Caveoso, rivolto a sud, prende il nome dalla sua forma, che ricorda la cavea di un teatro antico: le case-grotte scendono a gradoni verso il fondo della gravina, creando un effetto scenografico che nessuna fotografia riesce a rendere completamente.
Tra i due Sassi si trova la Civita, lo sperone roccioso su cui sorge la Cattedrale romanica di Matera, costruita nel XIII secolo. La Civita rappresenta il punto più alto del centro storico e offre una vista panoramica su entrambi i quartieri. Il Piano, invece, è la parte più recente della città, sviluppatasi a partire dal XVII secolo al di fuori del perimetro dei Sassi.
L’architettura dei Sassi è un sistema complesso che sfida le categorie tradizionali. Una casa può essere interamente scavata nella roccia, oppure avere un prolungamento esterno chiamato lamione, costruito con i blocchi di calcarenite estratti dalla grotta stessa. Ogni elemento è funzionale, ogni spazio è stato ricavato con intelligenza da una materia prima che era già lì, in attesa di essere modellata.
La storia recente: dalla vergogna d’Italia al patrimonio Unesco
Se oggi Matera è una delle destinazioni più desiderate del Bel Paese, fino a settant’anni fa era considerata la vergogna nazionale. Negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, i Sassi erano un luogo di povertà estrema. Migliaia di persone vivevano ammassate in grotte sovraffollate, spesso condividendo lo spazio con gli animali. Le condizioni igieniche erano precarie, la mortalità infantile altissima, le malattie endemiche. Proprio per questo motivo fu definita la “vergogna d’Italia” negli anni ’50 dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.
Fu Carlo Levi, con il suo libro Cristo si è fermato a Eboli, pubblicato nel 1945, a portare all’attenzione nazionale le condizioni di vita della Basilicata e di Matera. Levi descrisse un mondo arcaico, dimenticato dallo Stato, dove contadini e pastori vivevano in condizioni che sembravano appartenere a un altro secolo. Il libro scosse le coscienze e contribuì a far nascere un dibattito politico che portò, negli anni Cinquanta, allo sfollamento forzato dei Sassi.
Tra il 1952 e il 1968, circa quindicimila persone furono trasferite in nuovi quartieri costruiti alla periferia della città. I Sassi rimasero vuoti, abbandonati, considerati un relitto del passato da dimenticare. Per decenni furono lasciati all’incuria, saccheggiati, utilizzati come discariche. Sembrava che la loro storia fosse finita.
La svolta arrivò negli anni Ottanta, quando una nuova generazione di intellettuali e amministratori iniziò a guardare ai Sassi con occhi diversi. Nel 1986 una legge nazionale stanziò fondi per il recupero del centro storico. Nel 1993 L’Unesco inserì i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità, riconoscendoli come “l’esempio più significativo e meglio conservato di insediamento rupestre nel Mediterraneo”. Nel 2019 Matera è stata Capitale Europea della Cultura, completando una trasformazione che ha pochi precedenti nella storia italiana.
Le chiese rupestri: un patrimonio nascosto
Oltre alle abitazioni, i Sassi ospitano un patrimonio di arte sacra che pochi conoscono. Sono le chiese rupestri, luoghi di culto scavati nella roccia e decorati con affreschi che risalgono al periodo bizantino e romanico. Se ne contano più di centocinquanta nell’area di Matera e del Parco della Murgia, molte delle quali ancora nascoste o difficili da raggiungere.

La più celebre è la Cripta del Peccato Originale, situata a circa sette chilometri dal centro città. Soprannominata la “Cappella Sistina” di Matera, conserva un ciclo di affreschi del IX secolo che raffigurano scene bibliche, tra cui la creazione di Adamo ed Eva e il peccato originale. I colori sono sorprendentemente vividi, i volti espressivi, lo stile un misto di influenze bizantine e longobarde. La cripta fu riscoperta negli anni Sessanta da alcuni pastori e oggi è visitabile su prenotazione.
Nel centro storico, la chiesa di San Pietro Barisano è la più grande tra quelle rupestri. Costruita in parte scavando la roccia e in parte con muratura tradizionale, conserva altari barocchi e una cripta sotterranea dove i corpi dei defunti venivano lasciati essiccare prima della sepoltura. Santa Maria de Idris, arroccata su uno sperone roccioso che domina il Sasso Caveoso, offre invece una vista spettacolare sulla gravina e conserva affreschi del XII e XIII secolo.
Esplorare le chiese rupestri richiede tempo e curiosità. Molte non sono segnalate, altre si raggiungono solo a piedi attraverso sentieri nel Parco della Murgia. Ma è in questi luoghi nascosti che si percepisce la dimensione spirituale e contemplativa che Matera ha avuto per secoli, prima di diventare una destinazione turistica.
Cosa vedere a Matera: gli indirizzi essenziali
La visita di Matera inizia inevitabilmente dai Sassi, ma per orientarvi avete bisogno di alcuni punti di riferimento. Casa Noha, a due passi dalla Cattedrale, è il luogo migliore per cominciare. Questa dimora cinquecentesca, donata al Fai dalla famiglia Noha, ospita un’installazione multimediale che racconta la storia della città attraverso proiezioni su pareti, soffitti e pavimenti. È un’introduzione efficace che vi aiuta a capire cosa state guardando prima di perdervi nei vicoli.
La Casa Grotta di Vico Solitario è invece una ricostruzione di come si viveva nei Sassi fino agli anni Cinquanta. Mobili rustici, attrezzi da lavoro, fotografie d’epoca e persino lo spazio riservato agli animali domestici mostrano le condizioni di vita della popolazione contadina. È un’esperienza che aiuta a contestualizzare la povertà descritta da Carlo Levi e a capire perché lo sfollamento fu considerato necessario.
Il Palombaro Lungo è la cisterna sotterranea più grande di Matera, un vano scavato nella roccia alto diciotto metri e largo cinquanta, capace di contenere circa cinque milioni di litri d’acqua. Visitarlo significa scendere nelle viscere della città e capire come funzionava il sistema idraulico che permetteva la vita in un territorio arido. Le visite guidate partono da Piazza Vittorio Veneto, la piazza principale del centro moderno.
Il Museo della Scultura Contemporanea, ospitato nel cinquecentesco Palazzo Pomarici nel Sasso Caveoso, è un esempio riuscito di dialogo tra antico e moderno. Le sculture sono esposte nelle grotte e nelle sale affrescate del palazzo, creando contrasti visivi che funzionano sorprendentemente bene.