Molto prima che il wellness diventasse un’industria globale, in Italia l’acqua termale era già una ragione per viaggiare. Le sorgenti attiravano aristocratici, sovrani, artisti e uomini di cultura; intorno alle acque nascevano ville, alberghi, giardini, teatri e luoghi di incontro. Il bagno non era soltanto una pratica terapeutica, ma un modo di trascorrere il tempo e, soprattutto, di stare nella società.
È una storia che comincia nell’antichità e attraversa secoli molto diversi. I Romani costruirono attorno alle sorgenti una vera cultura del bagno, ma alcune località italiane conservarono la loro funzione anche nel Medioevo e tornarono a essere destinazioni internazionali tra Settecento, Ottocento e Novecento. È proprio in questa seconda fase che il termalismo assume una forma molto vicina a quella che oggi associamo al turismo di lusso: soggiorni prolungati, architetture monumentali, parchi, trattamenti, ristorazione, musica e una precisa dimensione sociale.
L’Unesco ha riconosciuto questa evoluzione inserendo Montecatini Terme, nel 2021, nelle Great Spa Towns of Europe, il sito seriale che riunisce undici grandi città termali europee sviluppatesi intorno alle sorgenti minerali tra il XVIII secolo e gli anni Trenta del Novecento. La caratteristica comune non era soltanto l’acqua: erano le città stesse a essere progettate intorno alla cura, con stabilimenti, alberghi, parchi, colonnati, teatri e luoghi destinati alla vita sociale.
Oggi possiamo leggere questi luoghi anche come una forma antica di destination wellness. Alcuni sono ancora stabilimenti termali, altri sono diventati borghi da visitare, parchi archeologici o nuove destinazioni di ospitalità. E in certi casi, come quello di Milano, una sorgente dimenticata è tornata al centro della città contemporanea.
Baia, il resort termale dell’aristocrazia romana
Se cercate l’origine italiana dell’idea di terme come esperienza di lusso, è difficile trovare un esempio più efficace di Baia, nei Campi Flegrei. Qui il termalismo romano non era separato dalla villeggiatura: acqua, paesaggio, architettura e vita sociale facevano parte della stessa esperienza.
L’antica Baiae era frequentata dall’aristocrazia romana e viene descritta dalle fonti giunte fino a noi come una località di villeggiatura raffinata. Orazio ne celebrava la bellezza, mentre Seneca ne criticava il lusso e la dissolutezza. Le ville si affacciavano sul golfo e disponevano di grandi vasche alimentate dalle acque termali naturali. La particolare natura vulcanica dei Campi Flegrei permetteva inoltre di sfruttare direttamente il calore del sottosuolo: a differenza di Roma, dove l’acqua doveva essere riscaldata attraverso complessi sistemi di fornaci, nell’area flegrea le sorgenti calde rendevano più semplice costruire luoghi di cura e soggiorno.
Il paesaggio archeologico che vedete oggi è quindi la traccia di una destinazione termale costruita attorno a una risorsa naturale. Il Parco Archeologico delle Terme di Baia conserva edifici sviluppati sulle terrazze della collina, mentre parte dell’antico insediamento è oggi sommersa e visitabile attraverso il Parco Archeologico Sommerso di Baia.
Il punto interessante è che qui il benessere non era un’attività isolata. La permanenza a Baia significava vivere una stagione di otium, in un luogo dove la cura del corpo si sovrapponeva alla villeggiatura, alla socialità e alla rappresentazione del proprio status. È un modello che, con forme completamente diverse, sarebbe tornato molti secoli dopo nelle grandi città d’acqua europee.
Abano e Montegrotto, le terme degli antichi Romani
Un’altra destinazione in cui l’acqua termale è parte della storia del territorio da millenni è quella delle Terme Euganee, tra Abano e Montegrotto, ai piedi dei Colli Euganei.

Le acque erano conosciute già nell’antichità e utilizzate dai Romani. A Montegrotto il nome stesso della città conserva la memoria della funzione terapeutica del luogo: deriva da Mons Aegrotorum, cioè “monte dei malati”. Gli scavi archeologici hanno restituito testimonianze dell’importanza delle sorgenti in età romana, mentre ad Abano il colle del Montirone era legato a un antico luogo sacro dedicato ad Aponus, divinità associata alle acque termali.
La particolarità delle Terme Euganee è la combinazione fra una tradizione molto antica e una dimensione termale ancora fortemente presente.
Bagno Vignoni, quando la sorgente diventa una piazza

A Bagno Vignoni, in Val d’Orcia, l’acqua termale non è nascosta dentro uno stabilimento. È il centro stesso del paese. La Piazza delle Sorgenti è infatti occupata da una grande vasca rettangolare nella quale sgorga acqua calda a circa 49 °C. Le sorgenti erano conosciute già in epoca romana e la loro vicinanza alla Via Francigena contribuì alla fortuna del luogo. Dal XII secolo le acque furono utilizzate anche per trattamenti balneoterapici e fangoterapici. Nel Medioevo Bagno Vignoni divenne una destinazione frequentata da personaggi come Santa Caterina da Siena e Lorenzo de’ Medici.
È un caso diverso rispetto a Baia o alle Terme Euganee. Qui non è tanto l’imponenza dello stabilimento a raccontare il prestigio della destinazione, quanto la struttura stessa del borgo. La vasca centrale oggi non è accessibile per la balneazione, ma continua a essere il principale elemento visivo di Bagno Vignoni. Le cure termali sono affidate alle strutture del borgo, mentre il paesaggio della Val d’Orcia aggiunge una componente che oggi consideriamo fondamentale nel turismo del benessere: la possibilità di associare il soggiorno termale a un territorio riconoscibile, fatto di colline, borghi, arte e gastronomia.
Anche il vicino Parco dei Mulini racconta un uso diverso della stessa acqua. I quattro mulini ipogei, già documentati nel Medioevo, sfruttavano la disponibilità costante della sorgente calda per funzionare anche nei mesi estivi.
Montecatini Terme, la nascita della grande città termale

Se Baia rappresenta il lusso termale dell’antichità, Montecatini Terme rappresenta la sua trasformazione moderna. La storia dello stabilimento Tettuccio affonda le radici nel Settecento. L’area era già conosciuta per le sorgenti e nel 1779-1781 Gaspero Maria Paoletti progettò il primo edificio vero e proprio. Ma è tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento che Montecatini assume la forma di una vera città termale internazionale. In questo periodo la località era frequentata da figure della cultura e dello spettacolo come Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Trilussa, Beniamino Gigli e Luigi Pirandello.
Il passaggio decisivo è quello dall’acqua alla città costruita intorno all’acqua. Il progetto di Ugo Giovannozzi, avviato nel 1919 e concluso nel 1928, trasformò il Tettuccio in un complesso monumentale ispirato anche alla tradizione delle terme romane. Colonnati, fontane, giardini, decorazioni, sale e spazi per la musica fecero dello stabilimento qualcosa di molto diverso da un semplice luogo di cura. Oggi Montecatini è l’unica località italiana inserita nel sito UNESCO delle grandi città termali europee.
Riolo Terme, tra acqua, fanghi e villeggiatura

Sulle colline tra Imola e Faenza, Riolo Terme racconta un’altra fase della storia del termalismo italiano. Le proprietà delle sue acque erano conosciute già in epoca rinascimentale, mentre lo stabilimento termale fu inaugurato nel 1877. Nel XIX secolo la località attirò anche ospiti illustri, tra cui Pellegrino Artusi, Giosuè Carducci, Lord Byron e i Bonaparte.
Anche qui la destinazione non nasce soltanto per la presenza di una sorgente. Il termalismo modifica il modo in cui il territorio viene vissuto: arrivano strutture ricettive, spazi per le cure e un pubblico disposto a fermarsi per un periodo più lungo.
Le acque di Riolo comprendono sorgenti con caratteristiche differenti, mentre una delle peculiarità della località sono i fanghi sorgivi. La destinazione conserva inoltre un parco secolare nel quale si trovano ancora oggi le strutture termali e gli alberghi storici.
La dimensione aristocratica di altre stazioni termali qui assume una scala più raccolta, ma il principio è lo stesso: andare alle terme significa allontanarsi temporaneamente dalla propria quotidianità e trasformare la cura in soggiorno. È un concetto che oggi definiremmo wellness retreat, ma che in realtà appartiene alla storia del termalismo europeo da almeno tre secoli.
Salvarola, l’acqua “divina” degli Estensi

Più antica ancora è la tradizione delle Terme della Salvarola, nel territorio di Sassuolo. Le acque hanno origini romane, furono utilizzate anche ai tempi di Matilde di Canossa e vennero definite “divine” dagli Estensi. Il periodo di maggiore splendore arrivò tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando anche l’architettura termale assunse forme più rappresentative.
La facciata Liberty dello stabilimento conserva proprio la memoria di quella stagione. È un’architettura che appartiene alla fase in cui il termalismo smette di essere esclusivamente una pratica medica e diventa parte di un più ampio modo di vivere il tempo libero.
La destinazione conserva oggi questa stratificazione. Accanto ai reparti dedicati alle cure termali si trova la Spa Balnea, sviluppata tra architettura contemporanea e parco storico.
Milano, la nuova destinazione termale costruita su un’acqua antica

Il caso più curioso è forse quello di Milano, perché qui il termalismo non appartiene soltanto al passato. Nel 2025 la città ha inaugurato le Terme De Montel, nate dal recupero delle ex Scuderie De Montel a San Siro. Il progetto ha riportato in superficie una sorgente termale che si trova a 396 metri di profondità. Le acque sono oligominerali e il loro uso terapeutico per la balneoterapia dermatologica è stato riconosciuto dal Ministero della Salute. Le prime analisi chimiche dell’Acqua Marcia risalgono al 1927, mentre studi successivi del 1947 approfondirono le caratteristiche della sorgente.
La storia delle acque sotterranee milanesi è più complessa di quanto suggerisca il nuovo progetto, ma è significativo che una città associata soprattutto a moda, design, finanza e cultura contemporanea abbia costruito una nuova destinazione termale partendo da una risorsa naturale del sottosuolo.
Le ex Scuderie De Montel, costruite in stile Liberty nei primi decenni del Novecento, erano rimaste a lungo inutilizzate. Il recupero le ha trasformate in un parco termale urbano di oltre 16.000 metri quadrati, con piscine, saune, hammam, aree relax e spazi dedicati alla ristorazione.
Qui il concetto di lusso termale cambia ancora una volta. Non coincide più necessariamente con la durata del soggiorno o con la presenza di una clientela aristocratica. Il bene raro è il tempo, soprattutto in una grande città. L’acqua termale diventa quindi un motivo per fermarsi, sottrarsi per qualche ora alla velocità urbana e trasformare una risorsa geologica in un’esperienza