Seduto su una sedia di plastica, avvolto in un asciugamano decorato con lo stemma dell’Olympiacos, la sua amata squadra di calcio, Pandelis Zoulias osservava con orgoglio il suo regno. Una bandiera greca sventolava sul piccolo molo in cemento davanti all’uscio di casa, che aveva scherzosamente dipinto con le linee di un campo da calcio. Aveva anche ricavato una sorta di fontana da una vecchia bacinella e decorato il gradino d’ingresso con mosaici dai motivi marinari. «Aspetto che parta l’ultimo traghetto veloce, così vado a pescare i calamari», mi ha detto Zoulias. In questo modesto rifugio estivo intrattiene spesso gli amici, con un bar ben fornito e un barbecue sempre pronto a grigliare quanto pescato. Con occhiali a specchio, un cappellino mimetico e una canottiera bianca, sembrava in tutto e per tutto il re di Skinopi, un grappolo di case-grotta abbarbicate sulla costa dell’isola greca di Milos.
Decenni prima, queste minuscole abitazioni venivano scavate nella porosa roccia vulcanica che orla la costa e usate come ricoveri di fortuna per le barche (le loro coloratissime porte di legno riprendono le tonalità dei pescherecci dei proprietari). I locali li chiamano syrmata, che in greco significa «cavi», in riferimento ai verricelli e alle funi usati per tirare le imbarcazioni in secca durante l’inverno. A volte i pescatori costruivano una stanza semplice sopra la rimessa per le barche: un posto dove dormire dopo una lunga notte in mare e dove godersi l’estate sul lungomare con la famiglia. «Mio nonno realizzò questo syrma nel 1917, il primo di Skinopi», ha raccontato Zoulias. «Scavò nella parete di roccia per quasi quattordici metri, usando solo un piccone». All’epoca chiunque avesse abbastanza forza nelle braccia e sfacciataggine poteva rivendicare un tratto della frastagliata costa dell’isola. Bastava segnare il proprio spazio con una robusta porta di legno e iniziare i lavori. «Ho quattordici croci su un pezzo di carta della drogheria del paese per dimostrare che questo syrma è mio», ha detto Zoulias. «I nostri vicini erano testimoni, ma tutti analfabeti, perciò non è stato semplice ufficializzare gli atti di proprietà».

Sull’isola cicladica di Milos si contano quattordici insediamenti di syrmata, e pochi altri sulla vicina e più piccola Kimolos, abitata da poche centinaia di persone e ancora relativamente poco toccata dal turismo. Qui le caratteristiche case-grotta sono note come magaziá (botteghe). La proprietà è una questione controversa, non solo perché la maggior parte dei syrmata è stata costruita senza permessi, ma anche per la loro posizione a ridosso del mare. Secondo la Costituzione greca, tutta la costa nazionale è un bene comune. La legge garantisce l’accesso pubblico e gratuito alle spiagge e stabilisce che il litorale non è edificabile. Tramandati in sordina di generazione in generazione, gli umili syrmata sono diventati un bene molto ambito circa cinque anni fa, quando alcuni intraprendenti abitanti del posto hanno capito che potevano trasformarli in redditizie case vacanza. In origine queste abitazioni erano prive di elettricità, impianti idraulici, acqua corrente e persino dell’accesso su strada; all’improvviso sono state dotate di aria condizionata, camini e facciate vetrate. Le cisterne sono state convertite in vasche idromassaggio e i pollai sono diventati suite vista mare.
«Decine di persone mi hanno proposto di comprare un syrma, ma non ho intenzione di andarmene», ha precisato Zoulias, ingegnere presso una società mineraria di Milos. Ben prima che arrivasse il turismo, la fortuna di Milos risiedeva nei ricchi giacimenti di bentonite, perlite e altri minerali. A Skinopi, dove l’ossidiana viene estratta fin dall’antichità, solo tre syrmata sono ancora abitati dalle famiglie che li hanno costruiti e tramandati a figli e nipoti. «Con la conversione dei syrmata in alloggi turistici, stiamo vendendo a caro prezzo l’autenticità del nostro stile di vita», ha affermato Nausika Georgiadou, vicina di Zoulias a Skinopi. Economista ateniese diventata albergatrice, Georgiadou trascorre ogni estate a Milos dai primi anni Ottanta. È il punto di riferimento dell’isola: conosce ogni luogo e ogni persona che valga la pena frequentare. Inizialmente sognava di comprare un syrma abbandonato e trasformarlo in una casa per le vacanze. Ma un pernottamento a Klima – il più grande insediamento di syrmata dell’isola – durante la notte delle nozze di trent’anni fa, le ha fatto cambiare idea.

«C’erano scarafaggi ovunque e tutti i pescatori delle case accanto russavano», ha ricordato. «Alle prime luci dell’alba hanno iniziato a fare un baccano tremendo mentre si preparavano per andare a pescare. Non ho chiuso occhio e il giorno dopo me ne sono andata». Eppure, Milos le aveva rubato il cuore. Nel 1990 ha acquistato un magnifico rudere nel villaggio collinare di Tripiti trasformandolo gradualmente in una guesthouse. Ma il suo sogno è sempre stato quello di avere una proprietà sul mare. Nell’arco di un decennio, con pazienza e perseveranza, ha acquistato diciannove appezzamenti di terreno sopra la baia vicino a Skinopi. Qui, su un crinale rivolto verso il tramonto, ha creato lo Skinopi Lodge: un rifugio immerso nella natura, costruito cercando di avere il minor impatto ambientale possibile. Inaugurato nel 2016 con sole tre ville, il progetto è stato successivamente ampliato nel 2022 con l’aggiunta di altre quattro unità. Ispirate alla sobria essenzialità dei syrmata, le strutture in pietra sparse sul terreno sono dotate di vetrate a tutta altezza che si aprono su cucine e docce all’aperto, completamente integrate nell’ambiente naturale.
A differenza dei syrmata, dove la vita comunitaria lascia poco spazio alla privacy, qui regna la massima riservatezza: lo staff delle pulizie è estremamente discreto, il concierge è sempre pronto a prenotare cene ed escursioni in barca e una nonna del posto prepara, nel forno a legna, agnello al profumo di limone e una torta all’anguria. I gradini scavati nella scogliera conducono a un solarium incastonato tra le rocce, ideale per tuffi mattutini e per osservare, per ore, il viavai delle barche. La strada per Skinopi è uno sterrato dissestato, perciò la baia riparata è raramente affollata, anche in piena estate. Lo stesso vale per Fourkovouni, una cala sabbiosa a nord-ovest del porto principale, Adamas, circondata da una ventina di syrmata. Solo alcuni sono stati convertiti in alloggi turistici; il più elegante è The Cove, una casa-grotta su due piani che appartiene da generazioni alla famiglia di Christos Komis.

«I miei antenati erano “piloti”, esperti navigatori che conducevano in salvo le navi mercantili attraverso l’Egeo», mi ha raccontato Komis davanti a un caffè freddo, sul balcone di The Cove. «In questa casa custodivano le piccole imbarcazioni che usavano per raggiungere le navi in arrivo». Rinomati per la loro profonda conoscenza del mare, i piloti di Milos accumularono notevoli fortune tra il XVIII e il XIX secolo. La maggior parte abitava in dimore signorili a Kastro, un insediamento in cima a una collina con vista a 360 gradi sull’arcipelago (che merita ancora oggi la salita attraverso i vicoli tortuosi di Plaka, soprattutto al tramonto).
Da qui i piloti scrutavano l’orizzonte, in attesa che le navi in avvicinamento segnalassero il bisogno di un navigatore. Poi si precipitavano alle loro rimesse di Fourkovouni e della vicina Areti, ansiosi di raggiungere le navi al largo prima dei rivali. Il syrma di famiglia era poco più di un rudimentale rifugio per le barche quando Komis convinse i genitori a trasformarlo in due unità abitative indipendenti sulla spiaggia. Gli eleganti interni nei toni del beige di The Cove sono stati spogliati delle eccentricità tipiche dei syrmata tradizionali, ma la posizione fronte spiaggia è rimasta impareggiabile. A Fourkovouni non c’è elettricità, quindi The Cove funziona completamente off-grid. Installare pannelli solari, una cisterna per l’acqua piovana, un impianto di depurazione e un pozzo nero in un luogo così remoto è stato un processo oneroso e complicato. La gestione dell’acqua e dei rifiuti è a carico dei singoli proprietari dei syrmata, e non del Comune. «Mantenere una casa proprio in riva al mare è molto costoso», ha rivelato Komis.

«Le entrate degli affitti ci aiutano a tenere il syrma in buone condizioni». I proprietari che non possono permettersi di installare le infrastrutture adeguate a un uso turistico intensivo hanno venduto o subaffittato le loro proprietà a società di gestione immobiliare. Angelos Ismailos, giovane imprenditore ateniese appassionato di conservazione architettonica, ha acquisito contratti di locazione a lungo termine su tre dimore nel borgo marinaro di Firopotamos e su un’altra a Kimolos. Riuniti sotto il marchio Thavma Cyclades, gli alloggi sono così vicini alla riva da sembrare miracolosamente sospesi sul mare. A Thavma Milos ci si può tuffare direttamente dal pontile nella baia di un turchese fluorescente, svegliarsi tra le risate dei bambini che giocano sulle tavole da sup e addormentarsi cullati dal dondolio ipnotico delle variopinte barche ormeggiate proprio davanti alla finestra.
Restaurati con semplicità e sensibilità, con letti in muratura, pareti imbiancate a calce e qualche pezzo d’antiquariato segnato dal tempo, questi syrmata conservano ancora la loro eredità cicladica. Anzi, Ismailos ha portato avanti un lavoro di restauro talmente accurato che l’iconico brand di moda newyorkese Aimé Leon Dore ha scelto le rimesse di Firopotamos come set per la campagna Primavera/Estate 2025. Oltre al fascino estetico, il modello di business di Thavma attira i viaggiatori attenti alla sostenibilità sociale: Ismailos destina circa il 25% dei ricavi degli affitti ai proprietari originari, consentendo alle famiglie che li hanno utilizzati e preservati per generazioni di continuare a trarne beneficio. «La pesca intensiva ha reso insostenibili i mestieri di una volta: molti pescatori hanno smesso di utilizzare le antiche rimesse per le barche», ha detto Ismailos. «Ed è qui che entriamo in gioco noi: diamo una seconda vita a queste case e offriamo un sostegno economico».

Come molti proprietari e affittuari che hanno investito nella loro riqualificazione, Ismailos e Komis sono preoccupati per la recente decisione del governo greco di classificare i syrmata come edifici di interesse storico. Oltre a vietare qualsiasi intervento di ampliamento o modifica esterna, le autorità hanno annunciato una moratoria sulla conversione di questi insediamenti unici in alloggi turistici. Al di là della loro funzione originaria come ricoveri per barche e abitazioni private, i syrmata potranno ospitare soltanto laboratori artigianali, gallerie e associazioni culturali. Un primo gruppo di 58 syrmata a Mandrakia – uno dei villaggi di pescatori meglio conservati e più pittoreschi di Milos – ha già ottenuto lo status di bene protetto. «Nessuno sa davvero cosa intenda fare il governo e tutto è ancora molto incerto», ha commentato Komis, convinto che la tutela culturale e il turismo non si escludano a vicenda, ma possano rappresentare un’opportunità reciproca. «Soggiornare in un syrma è il modo più autentico per scoprire Milos. Si è immersi nella vita della gente del posto, lontano dall’esperienza standardizzata delle catene alberghiere».
Con una cinquantina di strutture ricettive in costruzione o in attesa di autorizzazione a Milos, molti residenti considerano i resort di lusso e gli sviluppatori immobiliari la vera minaccia per il patrimonio architettonico e la bellezza incontaminata dell’isola. Per dare un’idea della portata del fenomeno, Milos conta attualmente 43 hotel e, se tutti questi nuovi progetti andassero in porto, il numero di camere sull’isola finirebbe per raddoppiare. Grandi complessi alberghieri sono già in cantiere in aree dichiarate come riserve naturali e coste protette, comprese le spiagge incontaminate di Ammoudaraki, Akrotiri, Provatas e Plathiena. La costruzione di un albergo a cinque stelle con 99 posti letto e decine di piscine ricavate nelle bianche scogliere di Sarakiniko – le formazioni rocciose dall’aspetto lunare diventate un fenomeno virale su Instagram – è stata recentemente bloccata dopo che gli attivisti locali hanno lanciato l’allarme. Ma gli scavi preliminari hanno lasciato una ferita aperta in quel paesaggio surreale.

«Il governo sta concedendo permessi per questi grandi hotel, completamente fuori scala e fuori contesto, contro la volontà della comunità locale», ha detto Christos Kamakaris, che discende da una lunga stirpe di pescatori di Mandrakia. Quando una mattina ventosa ho fatto capolino nel suo syrma, Kamakaris e la moglie Olga mi hanno invitata a unirmi a loro per un caffè greco accompagnato da biscotti fatti in casa. Le onde sfioravano la barriera di legno alta fino al ginocchio che separava le nostre sedie basse dalla costa rocciosa e scivolosa. Entrambi insegnanti, la coppia trascorre tutta l’estate nel loro syrma con i due figli adolescenti.
Quella minuscola casa-grotta è un esempio straordinario di come ottimizzare lo spazio: stretti letti a castello nascosti dietro tende svolazzanti, una rastrelliera per i piatti celata dentro un armadio, mensole piene di soprammobili nautici, una decorazione a forma di pesce appesa al soffitto a volta e un fornello elettrico fissato alla pesante porta a battente, «così posso cucinare all’aperto», ha spiegato Olga ridendo. In realtà, da queste parti nessuno chiude davvero la porta: i vicini entrano ed escono dalle case altrui senza troppi convenevoli, e i piccoli moli sono, di fatto, i loro usci. «Quando i funzionari del ministero sono venuti a ispezionare i syrmata, ci hanno detto che non dovevamo cambiare assolutamente nulla», ha sottolineato Kamakaris sfoggiando un ampio sorriso.

«Tutto in questo syrma è rimasto esattamente come l’ha costruito mio padre. All’epoca i pescatori erano anche muratori, ingegneri, falegnami e imbianchini». Si devono a suo padre Andreas e allo zio Stelios Kamakaris quelle inconfondibili righe e i motivi che ravvivano tutte le scalinate a zigzag e le terrazze di Mandrakia. Sebbene questo villaggio così fotogenico sia ormai nel mirino del turismo di massa, gran parte dei syrmata appartiene ancora ai pescatori, che le usano per armeggiare con le barche e districare le reti. I residenti, più attenti alla tutela che al profitto, accolgono con favore la decisione del Ministero della Marina di vietare gli affitti turistici a Mandrakia. «Se la sorte dei syrmata dipendesse da me, ne vieterei del tutto lo sfruttamento», mi ha confessato Kamakaris.
«Andrebbero impiegati secondo la loro funzione origina- ria. Questo posto conserva ancora la sua anima autentica, ma se tutti i syrmata venissero affittati, diventerebbe qualcosa di diverso. Questa non è Miami Beach: è un villaggio di pescatori». Resta da vedere come si concretizzeranno i piani del governo greco per preservare e proteggere tutti i syrmata di Milos e Kimolos. L’attuazione di una normativa unitaria sarà difficile, dato che molti sono già stati drasticamente modernizzati e pochissimi dispongono di un atto di proprietà. Ma non è solo l’inarrestabile ondata del turismo a minacciarne la sopravvivenza: con l’innalzamento del livello del mare e l’erosione costiera, questi luoghi affacciati sulla riva sono a rischio anche a causa del cambiamento climatico.
Una sera sono stata invitata a cena in un syrma tradizionale a Kimolos. Su una sottile lingua di cemento a filo d’acqua, abbiamo sistemato sedie pieghevoli attorno a una tavola imbandita con un’insalata di polpo dal profumo di mare, fagiolini, una frittata di zucchine e capperi e un piatto di pomodori intensamente dolci guarniti con una cucchiaiata di formaggio di capra fresco. All’interno del rifugio scavato nella roccia, ravvivato da pareti giallo girasole e azzurro cielo, una radio diffondeva ballate greche. Gli utensili da cucina pendevano da una fiocina, mentre un cesto di vimini pieno di pinne era posizionato accanto alla porta aperta. Una luna a barchetta sorgeva sopra la baia senza vento, dove una madre e una figlia si immergevano e riemergevano dal mare indaco come delfini. Sembrava un salto indietro nel tempo, a un’epoca in cui tutti gli abitanti dei syrmata si riunivano per la vengera serale: un raduno improvvisato fatto di risate e musica, banchetti e canti. È stata una serata di pura magia che nessun resort di lusso avrebbe saputo ricreare. Mentre una stella cadente attraversava il cielo notturno, ho espresso il desiderio che questo semplice stile di vita potesse durare per sempre.
Dove dormire

COVE BEACH HOUSE
Due syrmata indipendenti a Milos, collegate da una scala, con accesso diretto a una cala sabbiosa riparata. SKINOPI LODGE ‘Less is more’ in queste sette ville essenziali a Milos, immerse in un paesaggio isolato e magnifico. THAVMA CYCLADES L’emblema del semplice stile cicladico, con ville a Milos e Kimolos a pochi passi dal mare.
Dove mangiare
BAKALIKON GALANIS
Gustosi piatti da condividere, arredi rétro e un’allegra clientela locale nell’ex emporio di Triovasalos, a Milos. KALI KARDIA “BOHORIS” Vero e proprio punto di riferimento per gli abitanti di Chorio, a Kimolos, questa vivace taverna è il posto ideale per gustare i piatti tipici della cucina casalinga: dalla moussaka ai soutzoukakia, fino al saganaki. O! HAMOS! Capretto cotto a bassa temperatura, tortini di formaggio fritti e maialino croccante glassato con senape e mosto d’uva sono le specialità di questa taverna farm- to-fork di Milos. Non si accettano prenotazioni, ma l’attesa è ampiamente ripagata. TO KÝMA Prima tappa per i visitatori abituali di Kimolos, è la taverna sul mare per eccellenza, con i tavoli sulla sabbia a Psathi, il piccolo porto dell’isola.