Lo stupore è immediato all’ingresso di Palazzo Musmeci, non tanto per ciò che mostra, quanto per l’atmosfera sospesa che, fin da subito, sembra tenere a distanza il mondo esterno. La sua storia si intreccia con quella di Acireale e della nobile famiglia Musmeci che, a partire dal 1600, ne fece la propria residenza. Nel tempo, però, gran parte di quella raffinata teatralità barocca cadde nell’oblio finché, nel 2019, Mario e Annarita Faro ne hanno riscritto il destino. «Sognavamo una dimora storica che potesse diventare al tempo stesso la nostra casa e un luogo dedicato all’ospitalità. Quando siamo arrivati qui, ce ne siamo subito innamorati. Sono seguiti sette lunghi anni di accurato restauro che ci hanno permesso di riportare il palazzo al suo splendore originario e di restituire nuova bellezza alla città», racconta Mario, da sempre impegnato nella valorizzazione e tutela del paesaggio attraverso la Fondazione Radicepura.

La sfida dello studio milanese Lev-Arch, incaricato del progetto, è stata preservare l’eredità storica della struttura collaborando con artigiani specializzati, così da valorizzarne gli ampi interni: due piani distribuiti su duemila metri quadrati, a cui si aggiungono i mille metri del chiostro esterno dove, tra la vegetazione tropicale, si nasconde una piscina con area lounge dalle suggestioni arabeggianti.
Gli spazi comuni invitano a esplorare i diversi ambienti della dimora: dai salotti pensati per rilassarsi sfogliando libri e cataloghi d’arte, fino alla stanza dei ricordi del barone Saverio Musmeci, ultimo membro della famiglia a vivere nel Palazzo nel Novecento e omonimo dell’antenato che lo fece edificare nel XVII secolo. Qui, tra fotografie consumate dal tempo, trofei automobilistici e armi da caccia, si ricompone la memoria di una storia familiare. Le sei suite, ciascuna con bagno privato e amenities firmate Radicepura, sono state arredate accostando il mobilio originale ai richiami botanici dei pregiati tessuti di Casa Marbrisa, nati dall’incontro creativo con l’artista siciliana Lucia Scuderi.

In questo intreccio di ricordi privati, elementi di design e opere d’arte contemporanea si inseriscono con discrezione, introducendo una nota di contemporaneità. Molti degli artisti – tra cui Adrian Paci ed Emilio Isgrò – riflettono la ricerca che Mario Faro porta avanti da anni a Radicepura, il parco botanico che coinvolge paesaggisti e artisti nella realizzazione di installazioni permanenti integrate nel paesaggio lavico e mediterraneo.

Un lavoro che riflette una profonda sensibilità artistica, la stessa attitudine colta che permea l’intero Palazzo. Ma la vera sorpresa si rivela al primo piano, dove lo sguardo si apre sul salone nobiliare vestito di damasco rosso e dominato da un maestoso lampadario in vetro di Murano: è un vero colpo d’occhio insieme alla vicina suite padronale, dotata di un originale letto ad alcova e impreziosita da un bagno scenografico.

Oggi Palazzo Musmeci è disponibile in esclusiva per gruppi fino a 13 persone, diventando la soluzione ideale per una vacanza in famiglia allargata o con un gruppo di amici. «Si vive in piena libertà, ma con tutti i comfort di un soggiorno di lusso: servizi personalizzati concordati prima dell’arrivo, pulizie quotidiane e uno staff sempre disponibile per organizzare esperienze su misura, inclusi tour in mare a bordo del nuovo yacht. In arrivo anche un’area benessere con sala massaggi», precisa Annarita. Non è previsto un servizio di ristorazione tradizionale: gli ospiti possono invece ordinare un cestino della spesa e utilizzare liberamente la cucina, salvo esigenze particolari.
Dalle piante all’hospitality

Nella sala da pranzo non manca mai una spremuta d’arancia fresca. Una scelta tutt’altro che casuale: l’arancia non è solo l’emblema dell’isola, ma rappresenta anche l’origine della storia dei Faro. Cinquant’anni fa, infatti, il capofamiglia Venerando e sua moglie Carmela (da cui prende il nome il Donna Carmela Resort & Lodges, altra stuttura gestita dalla famiglia) iniziarono il loro percorso imprenditoriale vendendo arance, prima che i figli Mario e Michele trasformassero l’attività in una delle più importanti realtà vivaistiche italiane, ampliandola poi al mondo dell’ospitalità. I due fratelli sono anche proprietari della cantina Pietradolce, a Solicchiata. Una degustazione qui è una tappa imperdibile, ideale dopo un’escursione sull’Etna.