Dalla Puglia alla costa del Lazio, in Italia esistono città e borghi in cui il bianco non è semplicemente una scelta estetica. Per secoli la calce è stata uno dei materiali più pratici per proteggere e rifinire le abitazioni: costava poco, era facile da reperire e da applicare, aiutava a rischiarare i vicoli più stretti e, grazie alla sua alcalinità, veniva utilizzata anche per ragioni igieniche. Sotto il sole del Mediterraneo, inoltre, le superfici chiare assorbono meno calore rispetto a quelle scure.
In Puglia questa tradizione si intreccia con un territorio ricco di pietra calcarea, che ha condizionato profondamente l’architettura locale. Il risultato è particolarmente evidente nella Valle d’Itria, dove il bianco accomuna centri storici, masserie, trulli e costruzioni rurali. Non tutte le cosiddette città bianche sono però uguali: a Ostuni domina l’imbiancatura a calce, a Locorotondo entrano in gioco anche le cummerse e la pietra dei tetti, mentre a Polignano il colore del costruito finisce quasi per confondersi con quello della falesia.
Ostuni, la Città Bianca per eccellenza

Se c’è un luogo in cui il bianco è diventato parte dell’identità urbana, è Ostuni. Il centro storico occupa una collina a pochi chilometri dall’Adriatico e si riconosce da lontano per la successione di case imbiancate, archi, scalinate e terrazze che formano il quartiere antico, tradizionalmente chiamato La Terra.
La calce veniva utilizzata per ragioni pratiche e igieniche e nel tempo la consuetudine è diventata una caratteristica da preservare. Ancora oggi il regolamento edilizio comunale tutela l’aspetto del centro storico e prevede la possibilità di imporre l’imbiancatura periodica delle facciate. È anche questo che spiega perché Ostuni sia rimasta, più di altre città del Bel Paese, legata al soprannome di Città Bianca.
Locorotondo, tra cummerse e Valle d’Itria

Pochi chilometri più a nord, Locorotondo offre una declinazione diversa dello stesso paesaggio. Il nome rimanda alla forma quasi circolare del nucleo antico, raccolto sulla sommità di una collina dalla quale lo sguardo si apre sulla Valle d’Itria.
Tra i vicoli del centro il bianco delle facciate si alterna alle cummerse, le tipiche abitazioni con tetti spioventi ricoperti di lastre calcaree. Sono proprio questi tetti a distinguere Locorotondo dai paesi vicini che somigliano di più alle isole greche.
Martina Franca, il bianco incontra il barocco

A Martina Franca il bianco fa invece da sfondo a un’architettura molto più elaborata. Il centro storico conserva l’impianto di vicoli stretti e abitazioni chiare tipico della Valle d’Itria, ma procedendo verso le piazze principali compaiono balconi in ferro battuto, fontane, portali scolpiti e palazzi nobiliari.
È soprattutto dal Seicento che la città assume l’aspetto che ancora oggi la distingue. Il Palazzo Ducale, iniziato nel 1668, e la Basilica di San Martino sono tra i riferimenti di una stagione barocca che ha lasciato un segno evidente nel centro. Martina Franca è quindi meno uniforme di Ostuni o Locorotondo: il bianco resta dominante nelle strade secondarie, ma convive con una componente monumentale più marcata.
Polignano a Mare, case chiare sopra l’Adriatico

A Polignano a Mare è il rapporto con la costa a cambiare completamente la percezione del bianco. Il centro antico sorge direttamente sul bordo di una falesia calcarea e le case chiare sembrano prolungare verso l’alto la roccia su cui sono costruite.
Entrando dall’Arco Marchesale si percorrono strade strette e piccole piazze dalle quali si aprono improvvisamente terrazze sull’Adriatico. Qui il carattere della città dipende proprio dalla sovrapposizione tra architettura e paesaggio: pietra calcarea, facciate bianche, grotte marine e pareti rocciose appartengono alla stessa immagine.
Sperlonga, il bianco arriva sul Tirreno

Per uscire dalla Puglia bisogna spostarsi sul versante opposto della penisola. Sperlonga, in provincia di Latina, mostra come il modello del borgo mediterraneo dalle case bianche non appartenga soltanto all’Adriatico.
Il centro storico è raccolto su uno sperone roccioso sopra il Tirreno ed è formato da vicoli, passaggi coperti, archi e scalinate che seguono il dislivello fino al mare. Le costruzioni chiare servivano anche qui ad adattarsi al clima e alla forte esposizione solare, ma il risultato è diverso rispetto alla Valle d’Itria: più compatto, verticale e strettamente legato alla costa: ricorda in maniera incredibile Santorini per com’è strutturata e chiunque sia stato in queste due località meravigliose ha lo stesso déjà vu.