All’inizio del novecento, mentre gran parte della Sicilia si affidava ancora alle lampade a petrolio, Polizzi Generosa fu il primo comune isolano a dotarsi di una rete di illuminazione pubblica elettrica. Una scintilla di modernità e ingegno che, a ben vedere, riflette l’anima stessa di questo paese arroccato nel Parco delle Madonie a 917 metri sul livello del mare.
Polizzi non ha mai subìto il proprio isolamento geografico; lo ha trasformato in un avamposto di visioni, di audacia civile e di intelletto. Questo carattere fiero e pionieristico ha da sempre plasmato i suoi figli più illustri. Tra questi vicoli solenni nacque Giuseppe Antonio Borgese, romanziere, critico e accademico tra i più influenti del Novecento. Borgese incarnò perfettamente l’intraprendenza del borgo: fu uno dei pochissimi professori universitari italiani – appena quindici – che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista.
Durante l’esilio negli Stati Uniti inseguì una prospettiva utopica: l’idea che l’umanità dovesse superare i confini nazionali e unirsi sotto un unico governo globale per garantire la pace universale. Oggi quella stessa luce, tramutata in energia culturale, è il motore del rilancio del paese. Sotto la spinta del sindaco Gandolfo Librizzi, che ha fortemente investito nella divulgazione e valorizzazione del pensiero e dell’opera borgesiana, il borgo ha strutturato il proprio rinascimento attorno alla figura dello scrittore, eletto a genius loci di un innovativo Parco Letterario diffuso.

Passeggiando per le vie del paese, in un ideale cammino che conduce fino alla casa natale di Borgese, lo sguardo mondialista dell’intellettuale si fa arte urbana attraverso installazioni site-specific con frasi tratte dalle sue opere che si leggono da destra verso sinistra. Questo Dna intellettuale continua a fecondare il presente e a richiamare scrittori contemporanei legati al paese dalle proprie radici, come Alessandro D’Avenia (madre e nonni sono nativi del posto), scrittore e docente a cui due anni fa è stata concessa la cittadinanza onoraria.
Per chi scrive o per chi semplicemente viaggia, l’arrivo qui ha una forza quasi terapeutica: «Quando guido verso Polizzi da Palermo, e comincio a percorrere i tornanti che portano al paese dal bivio di Scillato a poco a poco qualcosa dentro di me si scioglie, si placa», confida D’Avenia. Se la letteratura traccia le linee dello spirito, gli artigiani locali danno corpo alla materia poco lontano dalle installazioni letterarie.
Entrare nell’atelier di Giovanni D’Angelo significa toccare con mano una tradizione dinastica: la sua famiglia lavora l’argilla da ben sette generazioni. Eppure, la sua è una storia di continua sperimentazione, capace di far risorgere lo “stile Polizzi” – una tecnica di lavorazione della ceramica quattrocentesca caratterizzata da ricette cromatiche uniche, quasi andata perduta – e proiettarla nell’olimpo del design contemporaneo. Collaboratore di architetti e artisti come Ugo La Pietra, Giovanni è l’uomo a cui i grandi dell’alta moda si affidano quando vogliono catturare l’anima della Sicilia.

Sono sue le maestose e coloratissime maioliche commissionate da Dolce & Gabbana per rivestire i pavimenti delle sfilate veneziane o per decorare lo storico locale Mocambo di Taormina. «Il lavoro più impegnativo? Trovare ogni volta la formula esatta, la ricetta di smalto che i maestri usavano secoli fa per i palazzi storici di Palermo, lavorando ogni singolo pezzo a mano, con pennelli a una sola setola», racconta l’artigiano, indicando gli iconici sgabelli di design esposti nella vetrina del suo negozio lungo via Giuseppe Garibaldi, divenuto una tappa imprescindibile per i viaggiatori.
Ed è proprio la stessa via principale a fare da ponte verso un’altra espressione d’arte contemporanea: la Fondazione P.G. Cinque Cuori (dove i cinque cuori richiamano, lettera per lettera, la parola “amore”). Nata nel 2020 per iniziativa dello stilista Domenico Dolce – orgogliosamente polizzano, come dimostra anche la donazione del prezioso manto nero con filigrana in oro che avvolge la Madonna durante la Via Crucis – e della sua famiglia, questa istituzione sorge di fronte alla sua casa natale.
Concepita come un puro omaggio alla bellezza dell’isola, la fondazione ospita mostre d’arte, contest fotografici e progetti educativi tra saloni pavimentati con le maioliche decorate di Ceramica Bevilacqua, traghettando i giovani verso la valorizzazione turistica del territorio. Dall’estetica dell’arte si passa alla concretezza della terra, perché Polizzi Generosa sa essere anche un laboratorio di riscatto sociale. La prova più tangibile si trova a pochi chilometri dal centro, in Contrada Verbumcaudo.
Questo immenso feudo di 150 ettari un tempo apparteneva a Michele Greco, il “Papa” di Cosa Nostra. Confiscato grazie alle storiche indagini di Giovanni Falcone, il terreno è rimasto abbandonato per anni, prima che un bando pubblico nel 2019 permettesse a una cooperativa di giovani disoccupati del territorio di prenderne le redini. «All’inizio eravamo spaventati, non avevamo nemmeno una zappa», racconta Marta Terranova della cooperativa sociale Verbumcaudo.

Ma la nostra prima banca è stata il territorio: le aziende vicine ci hanno anticipato sementi e mezzi perché uniti da un’unica idea: la mafia qui non deve tornare mai più». Oggi Verbumcaudo è un’azienda agricola biologica d’eccellenza in piena crescita, che dà lavoro a ragazzi che altrimenti sarebbero dovuti emigrare. Dai loro campi nascono prodotti come la passata di pomodoro siccagno (coltivato senza apporto idrico), la pasta di grani antichi Marco Aurelio a basso contenuto di glutine, e il Catarratto, un vino premiato al Vinitaly come cantina etica, proveniente dal vigneto intitolato a Placido Rizzotto.
L’ultimo nato è l’olio extravergine d’oliva, recuperato grazie a un progetto di adozione degli ulivi da parte dei consumatori di tutta Europa. Un’agricoltura che è anche sociale, capace di integrare ragazzi diversamente abili e di educare i bambini delle scuole al concetto di legalità attraverso il gioco e il disegno. La stessa spinta etica e l’amore viscerale per la terra hanno rivoluzionato anche il modo di accogliere i viaggiatori, aprendo le porte a una nuova filosofia di viaggio legata al benessere profondo e all’eco-turismo. Il simbolo di questa evoluzione è senza dubbio Happy Glamping Madonie, un’oasi di accoglienza nata dalla felice intuizione di una giovane coppia locale.
Scommettendo su un’attività in forte crescita a livello internazionale, i proprietari – con il sostegno delle reciproche famiglie – hanno creato un luogo dove il concetto di lusso viene completamente ridefinito: non sfarzo, ma armonia tota- le con l’ambiente, privacy e rigenerazione sensoriale. Nel silenzio dei boschi incontaminati del Parco, le esclusive tende safari e le casette in legno interamente costruite a mano offrono una totale immersione nella natura. Qui, gli ospiti possono anche rigenerarsi grazie a un bagno nella sauna finlandese esterna e a intime tinozze d’acqua calda riscaldate a legna, posizionate strategicamente sotto le fronde degli alberi, o provando la “frocia”, tipica frittatina con la salsa che viene offerta come benvenuto.

Se l’ospitalità all’aperto rigenera i sensi, l’anima dell’accoglienza paesana si ritrova nei vicoli storici, come al B&B Sciabakè “Da Sissi”. Il nome stesso è un omaggio alla sonorità di una canzone di un cantautore locale e alla madre del proprietario Francesco Schimmenti, perno indiscusso di questo indirizzo. Negli ultimi anni, grazie anche al boom della Via Francigena, Polizzi è diventata una tappa fondamentale per una nuova generazione di camminatori, italiani e stranieri.
«I viaggiatori del Nord Europa camminano con lo zaino in spalla, gli italiani preferiscono il trasporto bagagli e qualche comfort in più, ma tutti cercano la stessa cosa: l’autenticità», spiega Francesco. Per catturare questa genuinità, bisogna affidarsi ai sentieri del cuore e ai racconti dell’appassionato residente Enrico Cerami che aprono le porte del borgo ai forestieri. Polizzi rivela così un caleidoscopio unico, custode di 27 chiese e di tutti gli stili artistici, come per il trittico fiammingo custodito nella monumentale Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, che racconta una vicinanza antica e sorprendente tra questo borgo montano e le grandi rotte commerciali dell’Europa del Nord.

È una continua sinestesia, che passa per la bottega rétro e fotografica del barbiere Pino D’Angelo, le serenate della storica Sagra delle Nocciole, l’assaggio dello “sfoglio” nella pasticceria Vinci, dolce conventuale nato per la festa, o un passaggio in orario aperitivo da Sausa, macelleria all’ottava generazione, dove provare gli ottimi salumi cotti artigianali, mortadelle fatte in casa e la tipica “stocca e mangia”, un insaccato simile alla salsiccia, classico o al gorgonzola.
Tutto culmina a Piano Trinità, la piazza più grande delle Alte Madonie, un anfiteatro naturale protetto dalle “Alpi di Sicilia” da cui lo sguardo spazia dalle colline al mare, celebrando la scalinata dei figli illustri, come Vincenzo Sellaro, il medico che fondò il primo ospedale italiano negli Usa. Ma la magia si estende oltre l’abitato, verso le vette di Pizzo Carbonara e Piano Cervi, o lungo i precipizi dove sopravvivono gli ultimi esemplari al mondo di Abies nebrodensis, l’elegante abete della glaciazione.
Un territorio plastico e selvaggio dove rinasce anche la Festa della Neve, antica arte di raccolta del ghiaccio in quota per preparare la granita artigianale, e dove i musei riqualificati custodiscono tesori rari, come la collezione unica del Museo della Scuola o i modellini nobiliari del Museo del Giocattolo. Per chi cerca l’anima più sincera ed esoterica del borgo, è ancora D’Avenia a tracciare una mappa. A partire dalla seicentesca Chiesa della Madonna delle Grazie, nota come Badia Nuova. «È nata da una storia di invidie tra nobili, che è parte delle narrazioni che amo», svela lo scrittore.
«Non è aperta al pubblico, ma si può visitare grazie al mazzo di chiavi gigantesco del signor Nino. L’altare ligneo di questa chiesa è un capolavoro unico per dimensioni». È proprio qui che lui ha scelto di sposarsi nell’estate del 2023, celebrando la festa da Masseria Susafa, country boutique hotel a conduzione familiare ricavato da un’antica struttura rurale, oggi insignito di una chiave Michelin.

«Tra i momenti più belli del matrimonio c’è stata una passeggiata in mezzo ai campi di grano sospesi tra cielo e terra. Ci torniamo a ogni anniversario e riviviamo tutto». Per gli amanti del trekking, invece, il consiglio del Profduepuntozero (dal nome del suo blog) è andare a correre lungo il sentiero che porta a Villa Chiaretta, addentrandosi nei boschi della riserva forestale tra campi e antiche cave di pietra. «Ricordo che una volta, arrivato in cima, mentre rifiatavo mi sono trovato di fronte un magnifico cervo che mi ha fissato per qualche secondo e poi è andato via».
Polizzi Generosa si rivela così: un luogo in cui l’orgoglio delle proprie radici diventa cura, dove la terra confiscata al silenzio torna a produrre frutti e dove ogni viaggiatore può riscoprire il lusso della lentezza. «Non c’è niente di meglio per rinnovare l’amore che rivivere la bellezza di questi posti – ci racconta D’Avenia –, ci si sente parte di una storia più grande. E poi mi piacerebbe sistemare la casa dei miei nonni o trovarne una in cui ritirarmi a scrivere d’estate. E, detto fra noi, un giorno mi piacerebbe riposare lì, nel silenzio sospeso tra le Madonie, perché non si muore mai quando si è tornati a casa».