Questa casa non è un albergo. O almeno non lo era in origine. Villa Florhof – primo Lalique Boutique Hotel di Zurigo – sorge in Florhofgasse, tra il centro e il quartiere universitario, un’area che ricopriva un ruolo centrale nel fiorente commercio della seta. L’edificio che lo ospita, sottoposto a vincolo monumentale, ha alle spalle oltre cinquecento anni di storia: le prime testimonianze risalgono al 1447 e, nel corso dei secoli, la dimora è passata nelle mani di mercanti, medici, artigiani e politici.
Nato come residenza privata, l’immobile si è trasformato nel tempo in polo commerciale per poi diventare nel 1907, a seguito del declino dell’industria serica, una pensione e infine un raffinato hotel. Tra gli ospiti illustri che vi hanno soggiornato figurano personalità del calibro di Henri Cartier-Bresson, Eugène Ionesco e Bruno Ganz. La storia continua e Villa Florhof ha riaperto agli ospiti lo scorso agosto portando avanti la trama narrativa della struttura.
Villa Florhof, una storia lunga 500 anni
Al pari delle altre proprietà del portfolio Lalique Hospitality gestite da Lalique Group, da Villa René Lalique e Château Hochberg in Alsazia a Château Lafaurie-Peyraguey a Bordeaux fino a The Glenturret Lalique Restaurant in Scozia, anche Villa Florhof interpreta il passato, il paesaggio e la cultura del luogo in cui sorge, secondo una filosofia che mette al centro artigianalità, design e gastronomia. Dopo un importante intervento di restauro conservativo firmato Green & Mingarelli Design e Lalique Interior Design Studio, l’edificio si presenta come un hotel intimo di sole 13 camere e suite, suddivise in quattro categorie.
Tutte diverse, tutte uniche: ognuna porta il nome di una creazione Lalique (molti degli oggetti esposti possono essere acquistati direttamente presso la reception) e contribuisce a creare un’atmosfera raccolta e accogliente, in cui l’anima della storica dimora viene reinterpretata attraverso un linguaggio contemporaneo e materiali ricercati. Come la Suite René Lalique, la più esclusiva, o ancora Grandes Lumières e Pièces Lalique, contraddistinte da ambienti luminosi.

A partire dalla hall, gli ospiti vengono accolti da installazioni in cristallo ispirate all’heritage locale: il motivo della farfalla (Papillon) e quello delle foglie di gelso (Feuilles de Mûrier), sono entrambi simbolicamente legati alla produzione della seta.

Dalla cantina alla sala dei sigari
Qui l’architettura storica incontra i comfort contemporanei, come l’impianto audio Bang & Olufsen che accompagna gli ospiti in stanza e, su richiesta, anche in bagno. La proposta gastronomica è affidata allo chef John-Benjamin Schiffmann. Al piano terra, affacciato sull’ampia terrazza del giardino, il Bar & Brasserie propone grandi classici della Svizzera e dintorni, preparati con ingredienti di qualità e un approccio informale. Il Signature Restaurant, la cui apertura è prevista in autunno, occuperà invece le eleganti sale del primo piano, con un soffitto decorato da ben 104 farfalle di cristallo.

Nel rispetto della storia dell’edificio, la storica cantina voltata è stata preservata e restaurata. Oggi custodisce etichette provenienti dai Vignobles Silvio Denz e dalle più rinomate regioni vitivinicole del mondo, selezionate dall’head sommelier Julien Beltzung, mentre pannelli in cristallo Merles et Raisins richiamano i vigneti che un tempo circondavano la tenuta. Qui trova spazio anche il celebre lampadario Champs-Élysées, disegnato da Marc Lalique nel 1951 e proposto nella versione a cinque livelli.

Oltrepassate le porte decorate con motivi vegetali Art Déco finemente sabbiati, si accede al Salon Davidoff, una sorta di santuario della lentezza dove riappropriarsi del proprio tempo in compagnia di un buon sigaro. A deliziare i cultori del genere, una selezione accurata che spazia dai grandi classici a rare specialità Davidoff, pensata per sposarsi con una carta di distillati pregiati e per regalare un’esperienza sensoriale unica.