In Thailandia c’è un tempio costruito con le bottiglie di birra

In Thailandia c’è un tempio costruito con le bottiglie di birra

Wat Pa Maha Chedi Kaew nasce da un progetto ecologico dei monaci e oggi è una meta imperdibile.
Wat Pa Maha Chedi Kaew
Wat Pa Maha Chedi Kaew. Foto di lemaret pierrick/Shutterstock

Se programmate un viaggio in Thailandia, Wat Pa Maha Chedi Kaew è una tappa che dovete assolutamente aggiungere. Siamo nella provincia rurale di Sisaket, nel distretto di Khun Han, a circa 600 chilometri a est di Bangkok, vicino al confine con la Cambogia. Qui le pareti di un complesso buddhista, insieme a colonne, coperture e mosaici, sono state costruite con oltre 1,5 milioni di bottiglie di vetro, soprattutto di birra Heineken e Chang. L’effetto è molto naturale: un’architettura riconoscibile, coerente con le forme thai, che impiega un materiale insolito per dare forma a un paesaggio sacro.

Com’è nato: dall’iniziativa ecologica al complesso monumentale

La storia inizia nel 1984, quando i monaci locali avviano la raccolta di bottiglie abbandonate per decorare i rifugi e ripulire l’area. Le donazioni crescono, prima dalla comunità del posto e poi dalle province vicine. In due anni, tra il 1984 e il 1986, nasce il tempio principale; nel tempo si aggiungono una ventina di edifici, seguendo lo stesso metodo. Il soprannome Temple of a Million Bottles è indicativo: già a fine anni Duemila si parla di oltre 1,5 milioni di pezzi riutilizzati. L’operazione è un progetto collettivo che affronta i rifiuti convertendoli in un bene comune, con un’idea di bellezza funzionale e ripetibile.

Come è costruito il Wat Pa Maha Chedi Kaew

Le bottiglie non sostengono da sole la struttura, sarebbe impensabile. Il complesso ha un’anima in calcestruzzo e malta; i contenitori in vetro sono integrati come riempimento e rivestimento, in orizzontale e verticale, su pareti, pilastri, cornicioni, parapetti, camminamenti e tetti. I tappi metallici e i fondi di bottiglia formano mosaici figurativi che ritmano superfici e pavimenti.

Le pareti del Wat Pa Maha Chedi Kaew. Foto di Ben Reeves/Shutterstock

Il complesso comprende il tempio principale, un piccolo chedi, l’ubosot (sala delle ordinazioni) al centro di uno specchio d’acqua raggiungibile da un ponte, il wiharn per la meditazione, il campanile, la torre dell’acqua, le abitazioni dei monaci, bagni e crematorio. La statua del Buddha, decorata con vetro recuperato, sintetizza l’estetica del luogo.

Come inserirlo nel viaggio

L’Isan, il grande Nord‑Est, è ancora poco battuto rispetto alle rotte balneari. Sisaket si combina bene con Ubon Ratchathani e i parchi lungo il Mekong, oppure con un passaggio verso i templi khmer della regione di Surin e Buriram. Il sito è visitabile tutto l’anno: la stagione secca facilita gli spostamenti e la lettura delle superfici, ma le ore del primo mattino e del tardo pomeriggio offrono la luce migliore per fotografare la trama del vetro. Calzature comode e soprattutto il rispetto dell’etichetta del tempio sono essenziali: spalle e ginocchia coperte, voce bassa e attenzione ai percorsi indicati dai monaci.

Wat Pa Maha Chedi Kaew non è un’attrazione mordi e fuggi ed è forse per questo che è ancora al riparo dalle orde di turisti che scelgono la Thailandia per pubblicare foto sui social. È un esempio raro di come un problema ambientale diventi progetto culturale e destinazione. Vi restituisce una misura diversa del viaggio: meno cartolina, più sostanza. Imparerete qualcosa sul riciclo, sul buddhismo, sull’architettura che funziona anche quando i materiali non sono “nobili”. Uscirete con immagini forti nella mente e una storia semplice da ricordare: 1,5 milioni di bottiglie, una comunità che le raccoglie, un tempio che le ordina in un paesaggio di fede.

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