“Lunghe ore di sogno con un panorama di meravigliosi scenari incantati”: così lo storico statunitense Bernard Berenson descriveva la punta dello stivale, ovvero la Calabria, una dimensione immersiva dove, avvolti da silenzi pieni di bellezza, ogni senso viene sollecitato. Sono in treno, concentrata sullo schermo del mio pc, quando un passeggero mi invita a sollevare la tendina parasole: solo allora alzo lo sguardo e mi accorgo del paesaggio che scorre fuori dal finestrino. L’attenzione si posa prima sui variopinti murales di Diamante che, anche in quella manciata di minuti in cui compaiono, hanno un forte impatto visivo. E poi lui, il mare. Il cielo è limpido e le spiagge, in questa coda di primavera, sono ancora silenziose e intime, lontane dal caos dell’alta stagione.
Scorcio dopo scorcio, onda dopo onda, arrivo a destinazione. Dalla stazione di Vibo Valentia-Pizzo, in meno di un’ora di auto approdo a Capo Vaticano e, appena apro lo sportello, avverto qualcosa di profondamente magnetico. Qui, lungo la costa del Tirreno meridionale, storia e mito si intrecciano da secoli. Si narra infatti che proprio tra queste scogliere sorgesse la grotta di Manto, la veggente capace di leggere il mare e restituirne i presagi ai naviganti che si fermavano prima di ripartire, affidando a quelle parole la scelta della rotta.

A Capo Vaticano la rotta non si perde ma si ritrova. A fornire la bussola è il Capovaticano Resort Thalasso Spa, un microcosmo avvolto dal verde della macchia mediterranea e affacciato sulla spiaggia di Ricadi che, nelle giornate più limpide, lascia intravedere all’orizzonte il profilo dello Stromboli. In questa cornice ha preso forma la prima edizione di My Spiritus Retreat, un format olistico nato dalla mente di Laura Castellano che, dopo anni trascorsi nella fashion industry tra Milano, New York e Parigi, ha deciso di abbandonare quella che lei stessa definisce una vita “scoordinata e poco appagante” per rispondere al richiamo della sua terra, la Calabria.
Un ritorno alle origini l’ha portata a vivere nella casa dei nonni e a riconnettersi con quei luoghi che le hanno trasmesso serenità. Da questa esigenza personale è nato un progetto dedicato a chi desidera rallentare, ritrovare il contatto con sé stesso, riallineare mente e corpo e recuperare energia e vitalità. Un ritiro esperienziale che alterna attività fisica e pratiche di consapevolezza, offrendo l’opportunità di guardarsi dentro e, perché no, trovare una nuova direzione.
My Spiritus Retreat: un viaggio nel proprio mondo interiore
Per tre giorni rallento, smetto di correre per ascoltarmi. Indosso i leggings e raggiungo lo spazio dedicato al benessere, un centro di 2mila metri quadrati che ospita le sale in cui si svolgono le attività. A dare il buongiorno sono sessioni guidate di meditazione, veri e propri viaggi interiori pensati per aiutare a restare centrati anche quando il flusso dei pensieri prende il sopravvento.
All’inizio fatico a concentrarmi ma, soprattutto alle prime esperienze, è normale incontrare una certa resistenza alla pratica. Il lavoro passa anche attraverso il corpo, con lezioni di pilates, disciplina che combina movimenti controllati e respirazione profonda per migliorare stabilità, coordinazione e ascolto del corpo, e con lo yoga degli elementi, un percorso in cui ogni respiro e ogni movimento aiutano ad armonizzarsi con terra, acqua, fuoco, aria ed etere, simboli rispettivamente di radicamento, fluidità, forza, espansione e connessione.

La sera, con i seminari di astrologia evolutiva, arriva forse il momento più inaspettato. Guidata da un’astrologa esperta in psicologia della comunicazione, mi addentro in un percorso che, attraverso l’uso di carte proiettive e la lettura del tema natale, invita ad aprirsi all’ascolto di sé e degli altri. Nonostante lo scetticismo iniziale, ogni incontro restituisce evidenze e verità personali di una chiarezza disarmante, lasciandomi sinceramente stupita. È un viaggio allo stesso tempo individuale e collettivo, in cui l’empatia diventa il filo conduttore capace di annullare distanze e differenze, restituendo un senso di radicamento più profondo. Non si tratta di uno schema imposto o uguale per tutti, ma di uno strumento che lascia libertà di interpretazione e scelta. «My Spiritus mette a disposizione un mezzo, consentendo poi alla persona di decidere come utilizzarlo», spiega la fondatrice del progetto.
ThalassoArmonia: coccole per corpo e mente

Il programma è intervallato da momenti dedicati al tempo libero, che investo tra letture al sole nel beach club e momenti detox in spa. Accanto alle sale dedicate alla pratica sportiva, si apre infatti un vero e proprio universo wellness: sauna, bagno turco, percorso Kneipp e una piscina riscaldata con acqua marina diventano tappe di un circuito da vivere seguendo il proprio ritmo. Mi lascio avvolgere dai getti drenanti dell’idromassaggio, con le ampie vetrate panoramiche affacciate sui giardini che lasciano filtrare la luce e amplificano la connessione con la natura. Mentre sorseggio una tisana a base di valeriana, passiflora, arancio amaro e melissa, mi soffermo sul menu dei trattamenti che valorizzano le risorse del territorio calabrese.
Incuriosita dal rituale Skin Renew, mi accomodo sul lettino pronta per un viaggio sensoriale. Si inizia dal dry brushing, effettuato con una spazzola in legno di Teak e setole naturali ricavate dall’Agave (utile per stimolare la circolazione e favorire l’eliminazione delle tossine) e si prosegue con un massaggio che, partendo dai piedi, avvolge progressivamente tutto il corpo. La manualità equilibrata dell’operatrice e l’utilizzo di oli puri calabresi “La mia casa nel vento” — una firma botanica che celebra eccellenze locali come fico d’India, oliva, jojoba e mandorle dolci — invitano a lasciarsi andare completamente.

Il benessere non può prescindere dalla tavola: tra i ristoranti del resort scopro una Calabria autentica e sorprendente, reinterpretata dallo chef Rocco Burzì attraverso ingredienti locali e sapori che raccontano il profondo legame tra mare e terra. Da Il Mantineo, la cultura agropastorale prende forma in piatti come la Patata Silana al sale grosso con spuma di ricotta di pecora e peperone roggianese o il Fusillone con crema di peperone arrosto, guanciale, crumble all’origano selvatico. A Lo Stromboli, invece, le specialità di mare — dal carpaccio di tonno rosso con cipolla di Tropea al baccalà fritto con peperoni agrodolci — si gustano lasciandosi cullare dalla brezza marina, con lo sguardo che corre verso l’omonima isola-vulcano.
Un viaggio a Tropea sospesi tra cielo e mare
L’ultimo giorno mi ritaglio qualche ora per dedicarmi alla scoperta del territorio: direzione Tropea. Prima di raggiungere la città, faccio tappa a Villa Paola — altra struttura del gruppo Mediterranean Hospitality — un ex convento cinquecentesco dei frati dell’Ordine dei Minimi, trasformato nel 2008 in un boutique hotel da 14 camere e recentemente rinnovato con un progetto curato dallo studio di architettura Palomba Serafini Associati. Mi guardo intorno e vengo subito avvolta da un’atmosfera di calma quasi monastica tra i terrazzamenti panoramici, la vegetazione mediterranea, gli angoli ombreggiati da gelsomino e bouganville dove concedersi una pausa e la piscina a sfioro riscaldata.

Il verde è anche quello degli orti biologici di proprietà da cui provengono gran parte delle materie prime utilizzate in cucina: spinaci, cavolfiori, cicoria, puntarelle, broccoli, pomodori e peperoni che, seguendo il ritmo delle stagioni, diventano protagonisti dei piatti. Lo chef calabrese Emanuele Pucci parte dalla cucina povera per arrivare a una vera esaltazione dei sapori. Al Ristorante De’ Minimi, inserito nella guida Michelin, in un ambiente raccolto, i percorsi degustazione da 5, 7 e 9 portate conducono alla scoperta di prodotti caseari, trota della Sila e podolica calabrese. Mi accomodo sulla terrazza panoramica del Bistrot, altro outlet della proprietà, e assaggio uno dei signature: la pasta con cipolla di Tropea realizzata con la tecnica della crioestrazione, un processo che ne preserva l’aroma intenso e lo restituisce al palato in tutta la sua potenza.

Terminato il pranzo, attraverso un percorso interno fatto di saliscendi e, con una breve passeggiata, raggiungo la spiaggia di Marina dell’Isola, il cui nome richiama l’omonimo santuario adagiato su un isolotto roccioso e circondato da piante mediterranee raggiungibile tramite una scalinata scavata nella roccia. Da qui lo sguardo si apre su un mare da Bandiera Blu le cui sfumature turchesi, illuminate dal sole, restano impresse nella memoria come fotografie.
Mi addentro poi tra i vicoli del centro, arroccato su una rupe alta circa 60 metri, passeggiando tra palazzi storici e negozietti dove trovare capi artigianali o souvenir gastronomici, come la prelibata Cipolla Rossa di Tropea IGP, a cui è dedicato anche un gusto presso la gelateria Tonino di corso Vittorio Emanuele. Torno a casa non solo con nuovi ingredienti da aggiungere alla dispensa, ma con la consapevolezza che dire più spesso sì a sé stessi non è egoismo, ma un modo per ascoltarsi.
