Cinque borghi che si raccontano a colori

Cinque borghi che si raccontano a colori

Dall’Emilia-Romagna alla Calabria, un viaggio tra paesi dove i muri custodiscono storie, arte e memoria e i vicoli diventano gallerie a cielo aperto.
Borgo di Dozza
Borgo di Dozza. Foto di Vivida Photo PC/Shutterstock

Un volto gigantesco di una bambina compare su un palazzo, una poesia prende posto accanto a una finestra fiorita, un murale dialoga con il silenzio di una piazzetta. In alcuni luoghi l’arte non aspetta al chiuso di un museo per essere ammirata, ma sbuca all’improvviso su una parete scrostata, si arrampica lungo una scalinata, trasforma una porta chiusa in un racconto. Ecco cinque borghi trasformati in gallerie espositive en plein air.

Dozza, tra muri dipinti, vini e antiche stanze

Dozza. Foto Apt Emilia Romagna

Adagiato sulle colline tra Bologna e Imola, questo borgo medievale dell’Emilia-Romagna ha fatto dell’arte moderna il proprio linguaggio quotidiano. Passeggiando tra le stradine acciottolate si incontrano oltre duecento interventi pittorici firmati da grandi nomi come Sebastian Matta, Remo Brindisi, Norma Mascellari. Tra le opere più fotografate spiccano “Entrata degli ospiti” di Alberto Sughi e “L’Angelo di Dozza” di Giuliana Bonazza, che avvolge il portone di una casa. Ogni due anni si tiene anche la Biennale del Muro Dipinto (prossima edizione a settembre 2027). Parte dei bozzetti originali e di altri dipinti sono custoditi all’interno della Rocca Sforzesca.

Antrodoco, arte urbana nel silenzio dell’Appennino

Antrodoco, cassetta postale. Foto di Isa Grassano

Ad Antrodoco, borgo del Reatino nel cuore dell’Appennino centrale, il progetto di street art diffusa convive con il silenzio delle pietre antiche. Tra le firme più amate spicca quella di Alice Pasquini: le sue figure femminili, intense e malinconiche, compaiono su porte, cassette postali, fontane. Sotto l’arco del Municipio, l’opera “Gioco Senza Fine” di Lucamaleonte sorprende con un incontro tra un cane e un gatto immersi nella vegetazione. Ancora “L’energia del sogno” di Alessandra Carloni, nel sottopassaggio via Palombara.

Borgo San Giuliano, a passeggio dentro un film di Fellini

Borgo San Giuliano. Foto di Fabbrini/Apt Emilia Romagna

Nel Borgo San Giuliano, appena oltre il ponte di Tiberio del quartiere più amato di Rimini, basta una passeggiata al tramonto per capire perché Federico Fellini continui ad aleggiare tra queste strade. Molti murales sulle case basse color pastello sono dedicati proprio al grande regista e ai suoi film. Le prime opere comparvero già durante la Festa de’ Borg del 1980, manifestazione che anima il quartiere ogni due anni (prossima edizione dal 4 al 6 settembre). Negli anni il percorso artistico si è trasformato, alcune opere sono cambiate, altre scomparse, ma quelle visibili continuano a incantare. Tra le ultime creazioni anche una di Eron: la sua opera, appartenente alla serie “Soul of the Wall”, gioca con superfici, ombre e trasparenze.

Sant’Angelo Le Fratte, arte e musica tra i vicoli lucani

Sant’Angelo Le Fratte. Foto di Isa Grassano

Affacciato sul fiume Melandro, Sant’Angelo Le Fratte ha trasformato muri, porte e vicoli in una narrazione continua fatta di colori, musica e memoria popolare. Ogni angolo del centro storico sembra custodire un dettaglio inatteso: pentagrammi, grappoli d’uva, pennini, calamai, volti, mani. Uno dei luoghi più belli è il vicolo che si apre sotto l’arco di Palazzo Galasso, dedicato a Joannes Caramuel, vescovo, filosofo e grande viaggiatore del Seicento. La sua storia rivive nel Museo del Viaggiatore. Nei pressi della piazzetta di Bacco e Arianna compaiono le opere dedicate al rapporto tra uomo, roccia e acqua. Ma il punto più fotografato resta il celebre palazzo azzurro di Rue dei Fiori: finestre e porte blu intenso, una facciata romantica e il dipinto di una giovane donna adornata di fiori.

Diamante, dove i murales profumano di mare

Diamante. Foto di Isa Grassano

A Diamante, nel cuore della Riviera dei Cedri, non è solo il mare a catturare lo sguardo. Volti giganteschi, pile di libri, miti del Mediterraneo e messaggi sociali trasformano questa località della Calabria, conosciuta come la “perla del Tirreno”, in una delle più sorprendenti pinacoteche all’aperto del Sud Italia. Fu l’artista Nani Razetti, negli anni Ottanta, a invitare artisti italiani e stranieri a dipingere. Oggi le opere sono oltre 150 con tecniche che cambiano da parete a parete: pennellate delicate, colori accesi, tratti astratti, superfici che sembrano quasi scolpite nella calce. Tra gli artisti che hanno lasciato il segno figurano anche Jorit e Tony Gallo.

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