Avventura nella palude più grande d’America: oggi le Everglades sono un ambiente unico e prezioso

Avventura nella palude più grande d’America: oggi le Everglades sono un ambiente unico e prezioso

Non più solo un luogo popolato da alligatori e fuorilegge.
Una guida accompagna i visitatori lungo il Cypress Dome Wet Walk - Foto di Rose Marie Cromwell

Nella shark valley, ho noleggiato una bicicletta e mi sono diretto verso una torre di osservazione. Il sentiero attraversava una prateria di falasco allagata. Era tardi, ed ero solo. Aironi azzurri maggiori mi osservavano dietro banchi di ninfee. Le libellule si libravano sulle punte dell’erba. Un succiacapre volava basso con il becco aperto in cerca di insetti. Non lontano dal sentiero, su un’isola alberata rialzata, si erano radunati una dozzina di avvoltoi collorosso: un malevolo comitato di benvenuto che saltellava da un ramo all’altro aprendo e chiudendo le ali.

Poi mi sono imbattuto nell’alligatore, addormentato sul sentiero come un anziano signore che sonnecchia su una veranda. Lungo circa tre metri e mezzo, era così immobile che sembrava un reperto imbalsamato, un cimelio dell’era dei dinosauri, una creatura proveniente da qualche laguna oscura. Ho spinto lentamente la bicicletta, sperando di non svegliarlo. Ma lui ha percepito il movimento e ha aperto un occhio, guardandomi passare.

Dall’alto della torre di osservazione la vista spaziava su un vasto mare di erba increspato da onde di vento, interrotto qua e là da cipressi. Non ho mai visto un posto simile all’Everglades National Park: così forse poteva essere il globo dopo il Diluvio Universale, con strette lingue di terra che emergono appena mentre le acque si ritirano. Sembrava un mondo incompiuto, un luogo di elementi fondamentali – terra, acqua e cielo – disposti in ampie fasce orizzontali.

La ranger Roxanne Zastrow mostra un teschio di alligatore al Guy Bradley Visitor Center.

Ma la semplicità è ingannevole. Parliamo di un ambiente naturale complesso e uno degli habitat con la maggiore biodiversità del Nord America. Il parco, che occupa una vasta area del sud della Florida, pullula di forme di vita strane e sofisticate: piante che assorbono le sostanze nutritive dall’aria; alberi che crescono immersi nell’acqua che arriva fino alle ginocchia; alligatori antidiluviani che pesano fino a 450 chili; pantere sfuggenti che si aggirano come fantasmi nella notte; mammiferi marini un tempo scambiati per sirene; pesci che camminano sulla terraferma.

Le Everglades non sono sempre state considerate un tesoro nazionale, un luogo di avventure per famiglie e campeggiatori felici. Quando gli spagnoli arrivarono nel sud della Florida nel XVI secolo, trovarono diverse tribù di nativi americani, tra cui i Calusa, che vivevano in quella zona da millenni. Nel XVIII secolo la popolazione indigena di oltre 20mila individui si era ormai ridotta a poche centinaia a causa delle aggressioni, dell’insediamento dei coloni e delle malattie portate dagli europei. A quei tempi erano considerate lo spettrale cortile sul retro della Florida, una regione popolata da animali spaventosi e personaggi poco raccomandabili.

A metà del XIX secolo, il primo rapporto governativo sulla zona non usò mezzi termini: “Adatte solo a ospitare parassiti nocivi o rettili letali”, dichiararono gli ispettori. Alla fine dell’Ottocento, quando la frontiera occidentale dell’America era ormai in gran parte colonizzata, questa era l’ultima landa selvaggia degli Stati Uniti: impervia, inospitale, pericolosa. Fino a buona parte del XX secolo era diffusa la richiesta di “prosciugare la palude” affinché questa terra desolata potesse essere inclusa nello sviluppo della Florida meridionale.

Ma nel 1947 il presidente Harry Truman firmò l’atto istitutivo dell’Everglades National Park citando il Salmo 23: “Mi conduce ad acque tranquille. Mi rinfranca l’anima”. Oggi il grande ecosistema delle Everglades, che copre una superficie grande circa quanto il Connecticut, è considerato la più ampia area selvaggia subtropicale degli Stati Uniti. Il parco nazionale è il terzo più grande dei 48 stati contigui dopo la Death Valley e Yellowstone. È stato dichiarato Patrimonio dell’umanità, Riserva internazionale della biosfera e Zona umida di importanza internazionale.

Le houseboat di Flamingo Adventures

Ogni anno è visitato da circa un milione di persone. Le voci che chiedevano di bonificare questa palude sono state messe a tacere; gli americani hanno iniziato a considerare le Everglades come il loro giardino dell’Eden. Mi sono diretto a ovest sul Tamiami Trail, la prima highway tra Miami e Tampa. Volevo visitare Everglades City, che si trova vicino all’arcipelago delle Ten Thousand Islands, al largo della costa occidentale della Florida. Era la fine di marzo e le temperature si aggiravano sui 24 °C. Era la stagione secca, che va da dicembre ad aprile: il periodo migliore per visitare la zona, prima dell’arrivo delle zanzare e del caldo insopportabile.

La strada passava accanto a quelle attrazioni turistiche che da decenni attirano i visitatori nelle Everglades: un allevamento di alligatori, tour delle paludi e gite in idroscivolanti, imbarcazioni assordanti che solcano le paludi e sono diventate un’icona del posto. Banchi di nuvole correvano sopra le praterie verso il Golfo del Messico. Più a ovest, gli edifici scomparivano e la strada asfaltata a due corsie correva come una linea tracciata fino all’orizzonte. Ho iniziato a cogliere l’immensità del posto. Le Everglades sono il risultato di un sistema di drenaggio insolito e inefficiente.

Le acque del Kissimmee River, in Florida, confluiscono nel Lake Okeechobee, il lago più grande del Sud e uno dei più estesi degli Stati Uniti. L’Okeechobee è una vasta conca poco profonda – ha una profondità massima di appena 3,6 metri – priva di sbocchi naturali. In passato le sue acque si riversavano semplicemente oltre il basso bordo del lago in un vasto strato e cominciavano a infiltrarsi lentamente verso sud attraverso le pianure della Florida meridionale. È stato proprio questo flusso lento a creare il singolare ecosistema delle Everglades.

All’inizio del XX secolo furono introdotte dighe, lavori di dragaggio, canali e paratoie per deviare e drenare le acque. La costruzione del Tamiami Trail negli anni Venti bloccò il flusso dell’acqua. Una partnership tra governo federale e statale denominata Comprehensive Everglades Restoration Plan (piano globale di ripristino delle Everglades) sta annullando gran parte di questi interventi sconsiderati e ripristinando l’ordine naturale, pur continuando a fornire acqua potabile a 9 milioni di abitanti della Florida.

Un alligatore si crogiola al sole nella Shark Valley

A Everglades City ho parcheggiato in una strada tranquilla delimitata da prati ben curati. Negli anni Venti e Trenta questa era una località costiera animata. Aveva una stazione ferroviaria, un ospedale, una segheria, una lavanderia, una banca (la Bank of the Everglades) e l’unico tram a sud di Tampa. Ma con il progressivo spostamento dello sviluppo verso Naples e altre aree dello stato, la popolazione diminuì. Oggi la città vecchia sembra essersi ritirata in una sorta di sonnolenta innocenza alla Norman Rockwell: il ronzio lontano di un tosaerba, le grida dei bambini che si tirano la palla, gli aromi affumicati di un barbecue. Lungo il Barron River sono ormeggiate barche da pesca sportiva, e ogni mattina le imbarcazioni turisti – che partono per escursioni tra le Ten Thousand Islands. Oggi Everglades City non è più una vera e propria città: il censimento del 2020 ha registrato una popolazione di 352 abitanti.

Di fronte alla vecchia Bank of the Everglades si trova il Rod & Gun Club, nato da un emporio commerciale dell’ultimo decennio dell’Ottocento. È un affascinante spaccato della tradizione americana: mobili e pavimenti in legno scuro, paralumi con nappine, sedie di vimini nella veranda protetta da zanzariere, registratore di cassa d’epoca e bar arredato con linci imbalsamate e teste di cervo alle pareti. Al momento del check-in ho visto un’enorme testa di alligatore con la bocca spalancata che dominava la reception. Il Rod & Gun, una delle strutture ricettive più caratteristiche del sud della Florida, ha ospitato cinque presidenti e una lista di celebrità che va da John Wayne a Mick Jagger.

Risalito in auto, ho seguito la via che attraversa Everglades City e ho percorso una lunga strada rialzata fino al villaggio di Chokoloskee, che sorge su un cumulo di sabbia e conchiglie lasciato dai Calusa. Sulla riva si trova lo Smallwood Store, un emporio aperto nel 1906. Iscritto nel registro nazionale dei luoghi storici, oggi è un museo privato. Costruito su palafitte per proteggersi dalle maree e dagli uragani, vendeva tutto ciò che serviva ai pionieri che vivevano in queste zone. Lungo i massicci banconi di legno ho curiosato tra attrezzi da fabbro, scatole di bottoni, rotoli di tessuti, stoviglie antiquate, pentole grandi come tinozze, tinozze grandi come vasche da bagno, alti barili di chiodi, riviste cinematografiche degli anni Venti, tessuti dei nativi americani, cartoline in bianco e nero e vecchi flaconi di medicinali.

Una garzetta nivea vista da Loop Road

Uscendo sul balcone traballante, ho trovato un pellicano appollaiato sulla ringhiera a scrutare il canale in cerca di pesci. Nel 1910, quando l’unico modo per raggiungere Chokoloskee era in barca, il villaggio fu teatro di un linciaggio. Tra i tanti emarginati che cercavano fortuna in questa remota zona delle Everglades dei pionieri c’era Edgar Watson, coltivatore di canna da zucchero, cacciatore di alligatori e presunto serial killer. Ovunque andasse, Watson lasciava dietro di sé una scia di morti sospette. A Chokoloskee, i suoi vicini decisero che ne avevano abbastanza. Una sera alcuni vigilantes lo aspettarono al molo dello Smallwood Store.

Era il crepuscolo quando Watson risalì il canale con la sua piccola barca. Attraccò e scese a terra. Quando si rifiutò di deporre la pistola, la folla aprì il fuoco. Nessuno fu mai condannato. Nuovamente diretto a est, ho imboccato una strada secondaria chiamata Loop Road e ho percorso i suoi 40 chilometri di ghiaia senza incontrare anima viva. Su entrambi i lati si estendevano boschi spettrali inondati da acque paludose poco profonde, i tronchi lanuginosi ricoperti di piante aeree e qualche orchidea fantasma. Quando mi sono fermato a guardare nelle pozze scure ai piedi degli alberi, ho visto gli occhi di un alligatore che affioravano dalla superficie e mi fissavano.

Mi sono diretto a est in direzione di Miami e poi a sud verso l’ingresso meridionale dell’Everglades National Park, appena fuori dalla città di Homestead. All’interno del parco, la Highway prosegue senza attrazioni oltrepassando passerelle segnalate come Royal Palm, dove un occhio attento può intravedere altri alligatori o magari una spatola rosa. Sentieri escursionistici come Pineland, Mahogany Hammock e Pahayokee Overlook invitano a fare trekking nei boschi allagati ricoperti di rampicanti e avvolti dalle ombre. Il parco offre anche itinerari in canoa come quello a Hell’s Bay, dove ci si può addentrare tra le mangrovie e accamparsi su piattaforme chiamate chickees. Ho trascorso la notte al campeggio Long Pine Key, dove dalla mia tenda ho ascoltato il concerto della palude: il bubbolio degli allocchi barrati, il trillo dei succiacapre, il frinire delle cicale.

Torre di osservazione nella Shark Valley

La strada del parco termina a Flamingo, sulle rive della Florida Bay costellata di isole. Un secolo fa questo era un luogo selvaggio e turbolento, solitamente raggiungibile in barca dalle Keys, abitato da distillatori clandestini, contrabbandieri, scuoiatori di alligatori e cacciatori di piume, che all’inizio del XX secolo stavano lentamente decimando la popolazione di uccelli per soddisfare la moda del momento nei cappelli da donna. Nessuno si preoccupò di dare un nome a questo posto finché l’apertura di un ufficio postale non lo rese necessario.

Gli abitanti pensavano di chiamarlo End of the World (fine del mondo), ma alla fine optarono per Flamingo per via dei fenicotteri che lo popolavano in primavera e in estate. La città vecchia è gradualmente scomparsa, sostituita da una serie di graziosi edifici che includono un centro visitatori, un negozio di alimentari e articoli da pesca e il concessionario autorizzato del parco, Flamingo Adventures, che gestisce un ristorante, un lodge e uno splendido campo tendato e offre noleggio di barche e tour. Il centro visitatori è intitolato a Guy Bradley, un eroe delle Everglades. Cacciatore di piume con vertitosi all’ambientalismo, fu assassinato nel 1905 dai suoi ex compagni cacciatori – un altro crimine delle Everglades per il quale nessuno è mai stato chiamato a rispondere. Ero andato a Flamingo per noleggiare una houseboat ed esplorare Whitewater Bay, una grande insenatura del Golfo del Messico.

Non era forse la più elegante delle imbarcazioni – in pratica una cassa su pontoni – ma il suo pescaggio ridotto la rendeva ideale per le condizioni della baia. Offriva ponti a prua e a poppa, un paio di camere da letto, un bagno, una cucina e l’inebriante promessa di essere il capitano della mia barca. Dopo essermi distratto a osservare due falchi pescatori che portavano del pesce nel loro nido pieno di pulcini chiassosi e a vedere i lamantini che galleggiavano nel porto, sono salito a bordo con diverse borse della spesa e una crescente ansia circa le mie competenze nautiche. Il capitano Nick Segwick mi ha guidato attraverso il Buttonwood Canal fino a Whitewater Bay.

Prima colazione a Everglades City

Segwick, un uomo dalla barba bianca che vive su un catamarano tra le isole della Florida Bay, incarnava il fascino delle vecchie Everglades – un esiliato dal mondo della modernità urbana che si godeva una vita più semplice. Mentre mi indicava qua e là degli aironi tricolori lungo le rive come se fossero suoi cari amici, rifletteva sulla vita nelle Everglades. «Qui si respira un senso di libertà», ha detto. «È questo che amo». E con ciò mi ha augurato buona fortuna e si è imbarcato su una lancia per tornare a Flamingo.

Ho trascorso i due giorni seguenti nella Whitewater Bay, navigando tra le basse isole di mangrovie e gettando l’ancora nelle insenature di notte. Non c’era nessun altro in giro, tranne qualche occasionale peschereccio in lontananza. Cielo e acqua sembravano fondersi. I riflessi delle nuvole fluttuavano sulla superficie levigata della baia tra le isole. Sono spuntati dei delfini tursiopi che hanno nuotato per un po’ vicino alla barca, così vicini che avrei potuto allungare la mano e accarezzarli.

La caratteristica principale di Whitewater Bay è la presenza di grandi stormi di uccelli. Sterne bianche volavano con eleganza avanti e indietro, tuffandosi improvvisamente sugli spruzzi delle prede. Becchi a forbice americani piombavano sulla propria immagine riflessa. Pellicani si tuffavano in acqua come ragazzini in una piscina pubblica. Cormorani si appollaiavano sui rami secchi, spiegando le ali per asciugarle. Lungo le rive si aggiravano aironi, ibis dal becco ricurvo, piro piro e chiurli. Il mio preferito era una splendida spatola rosa che zampettava su una distesa di fango. Sopra di me, l’immagine immutabile delle Everglades: rapaci che disegnavano scure figure astratte nel cielo infinito – falchi e avvoltoi, le punte delle ali simili a dita, e aquile dalla testa bianca che volteggiavano in ampi cerchi senza quasi battere le ali.

Al tramonto la baia si tingeva di colori finché l’oscurità avanzava gradualmente sull’acqua. Una fitta trama di stelle abbracciava l’orizzonte. Guardando l’acqua, potevo vederle tremare sulla superficie. Un universo di costellazioni, sceso a incontrare l’ultima grande distesa acquatica selvaggia d’America.

Dove dormire

Flamingo Lodge

Moderno, funzionale e anonimo, compensa la mancanza di atmosfera con la sua posizione proprio nel cuore delle Everglades. Offre una scelta di camere con angolo cottura, dalle semplici doppie alle suite per famiglie con due camere.

Rod & Gun Club

Questo hotel di inizio secolo a Everglades City offre camere pittoresche ma confortevoli. Il pranzo sulla veranda è imperdibile, anche se non pernottate qui.

Come prenotare

Tende glamping di Flamingo Adventures

Flamingo Adventures

Il concessionario autorizzato del parco gestisce il Flamingo Lodge & Restaurant e una serie di tende glamping, oltre a houseboat e piazzole per campeggio. Inoltre, noleggia biciclette, canoe e kayak. 

Programmi dei ranger

I ranger offrono ogni giorno escursioni guidate, passeggiate nelle paludi e gite in kayak in tutto il parco nazionale. – S.S.

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