World Press Photo: “Separati dall’ICE” è la Foto dell’Anno 2026

World Press Photo: “Separati dall’ICE” è la Foto dell’Anno 2026

Dalla crisi migratoria negli Usa alla fame a Gaza fino alla battaglia per la giustizia delle donne Maya Achi: i vincitori dell’ultima edizione raccontano un mondo attraversato da tensioni.
Credit: Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald

È stata annunciata la Photo of the Year del World Press Photo Contest 2026, tra i premi più prestigiosi nel panorama globale del fotogiornalismo. A conquistare il riconoscimento è la fotografa statunitense Carol Guzy con lo scatto “Separati dall’ICE”, selezionato tra 57.376 immagini inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Numeri che confermano ancora una volta la portata internazionale del concorso, attivo da oltre settant’anni nel raccontare la realtà contemporanea attraverso la fotografia documentaria.

L’immagine premiata è stata realizzata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, uno dei pochi edifici federali statunitensi in cui è stato consentito l’accesso ai fotografi. Qui Guzy ha documentato per giorni le conseguenze delle politiche migratorie statunitensi.

Lo scatto cattura un momento di forte impatto emotivo: una famiglia distrutta dalla separazione forzata. Il protagonista è Luis, migrante ecuadoriano fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement subito dopo un’udienza in tribunale. La moglie e i tre figli – di 7, 13 e 15 anni – assistono impotenti all’arresto, trovandosi improvvisamente privati del principale sostegno economico e travolti da un trauma profondo.

Secondo la giuria, la forza dell’immagine risiede nella sua capacità di trasformare una singola vicenda in simbolo di una realtà più ampia: quella di politiche applicate in modo sistematico anche nei confronti di persone che si presentano alle udienze nel rispetto delle regole.

Accanto alla foto vincitrice, sono stati selezionati due finalisti che affrontano temi altrettanto urgenti e complessi.

Credit: Saber Nuraldin, EPA Images

Il primo è “Emergenza umanitaria a Gaza” di Saber Nuraldin. L’immagine mostra una folla di civili palestinesi che si arrampica su un camion di aiuti nel tentativo di procurarsi farina. Lo scatto, realizzato nel luglio 2025, restituisce visivamente la portata della crisi alimentare nella Striscia di Gaza, aggravata da blocchi e restrizioni agli aiuti umanitari. La composizione diretta e priva di filtri, secondo la giuria, costringe lo spettatore a confrontarsi con la realtà della fame e delle sue implicazioni globali.

Credit: Victor J. Blue, for The New York Times Magazine

Il secondo finalista è “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue, un ritratto collettivo che racconta una storia di giustizia e resistenza. La fotografia ritrae Doña Paulina Ixpatá Alvarado insieme ad altre donne Maya Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala, dopo la condanna di tre ex membri delle pattuglie paramilitari per crimini commessi negli anni Ottanta. Dopo oltre quarant’anni di silenzio, queste donne hanno portato avanti una lunga battaglia legale, trasformando un passato segnato dalla violenza in una conquista storica.

Nel loro insieme, le immagini premiate dal World Press Photo 2026 offrono uno spaccato potente del presente. Migrazioni, conflitti, crisi umanitarie e memoria storica emergono come temi centrali, raccontati attraverso storie individuali che diventano universali.

Come ogni anno, il concorso non si limita a premiare l’estetica o la tecnica, ma riconosce il valore della fotografia come strumento di testimonianza. Le immagini selezionate non solo documentano gli eventi, ma invitano a riflettere sulle loro conseguenze umane, sociali e politiche. In un contesto globale sempre più complesso, il World Press Photo Contest continua così a rappresentare un punto di riferimento per comprendere il mondo attraverso lo sguardo di chi lo racconta, giorno dopo giorno, con una macchina fotografica.

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