In Grecia c’è un’isola in cui le auto sono vietate

In Grecia c’è un’isola in cui le auto sono vietate

Si chiama Hydra ed è uno dei migliori esempi di salvaguardia della natura che ci sono in Europa. Si gira o a piedi o a bordo di un mulo.
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Il porto du Hydra | Foto da Shutterstock

Quando il traghetto entra nel porto di Hydra, la prima cosa che notate è il silenzio. Non ci sono motori, non ci sono clacson, non c’è nemmeno il ronzio di un motorino in lontananza. Sentite il rumore dell’acqua contro lo scafo, le voci delle persone sul molo, lo scalpiccio degli zoccoli dei muli sulla pietra. È un’esperienza sensoriale che in Grecia non trovate da nessun’altra parte, e che rende Hydra diversa da qualsiasi altra isola del Mediterraneo.

Il motivo è semplice: qui le automobili sono vietate da oltre settant’anni. Un decreto presidenziale degli anni Cinquanta ha proibito l’uso di qualsiasi veicolo a ruote sull’isola, incluse motociclette, scooter e persino biciclette. Le uniche eccezioni sono i mezzi di servizio autorizzati dal Ministero competente ad Atene: il camion della spazzatura, l’ambulanza, i mezzi antincendio. Per tutto il resto, Hydra dipende dai piedi dei suoi abitanti e da una delle più grandi mandrie di muli da lavoro della Grecia.

Perché Hydra ha vietato le auto

In realtà la topografia dell’isola rende il divieto quasi naturale. Il paese principale è costruito ad anfiteatro, con case di pietra che salgono ripide dal porto verso le colline. I vicoli sono stretti, lastricati in marmo chiaro, spesso interrotti da scale. Qualsiasi veicolo a ruote sarebbe semplicemente inutile, oltre che pericoloso. Ma il decreto non nasce da ragioni pratiche: è una scelta di tutela del patrimonio e dell’identità locale.

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Una delle vie. Foto da Shutterstock

Il centro storico di Hydra è classificato come monumento protetto. Le dimore settecentesche dei mercanti, le chiese in pietra, i carruggi, sono rimasti intatti proprio perché nessuno ha mai potuto allargarli per far passare un’automobile. Il risultato è un borgo che sembra fermo nel tempo, ma che continua a funzionare perfettamente grazie a un sistema logistico basato su muli, asini e water taxi.

Come funziona la vita quotidiana senza veicoli

I muli e gli asini di Hydra non sono un’attrazione turistica ma una parte essenziale della mobilità quotidiana. Trasportano valigie dai traghetti agli hotel, materiali da costruzione per i cantieri, mobili per i traslochi, provviste per i ristoranti. Li vedete risalire i vicoli carichi di sacchi, guidati da mulattieri che conoscono ogni gradino dell’isola. È un lavoro duro, e negli ultimi anni alcune associazioni animaliste hanno sollevato preoccupazioni sul benessere degli animali, chiedendo regolamentazioni più severe sugli orari e sui pesi trasportati.

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I “trasportatori” di Hydra. Foto da Shutterstock

Per spostarsi tra le spiagge più remote, i residenti e i turisti usano i water taxi, piccole imbarcazioni che partono dal porto e raggiungono le calette accessibili solo via mare. Altrimenti si cammina. I sentieri di Hydra sono ben segnalati e collegano il paese principale ai villaggi di Kamini e Vlychos, alle spiagge di Mandraki e Bisti, fino ai monasteri sulle colline. Camminare è l’unico modo per vedere davvero l’isola.

L’isola degli artisti e delle celebrità

L’assenza di traffico ha reso Hydra un rifugio per artisti, scrittori e intellettuali fin dagli anni Cinquanta. Il nome più noto è quello di Leonard Cohen, che comprò una casa sull’isola nel 1960 e vi trascorse lunghi periodi nel decennio successivo. Fu qui che incontrò Marianne Ihlen, la donna a cui dedicò alcune delle sue canzoni più celebri, tra cui So Long, Marianne e Hey, That’s No Way to Say Goodbye. La casa di Cohen esiste ancora, appartiene al figlio Adam, e i locali lo considerano un cittadino onorario.

Ma Cohen non fu l’unico. Il pittore greco Nikos Hadjikyriakos-Ghikas ospitò nella sua villa una processione di intellettuali europei, tra cui Henry Miller, Patrick Leigh Fermor, Lawrence Durrell e il poeta premio Nobel Giorgos Seferis. La “nostra” Sophia Loren girò qui il film Boy on a Dolphin nel 1957. Aristotele Onassis e Maria Callas frequentavano l’isola negli anni d’oro della Grecia mondana. Più recentemente, artisti contemporanei come Kara Walker (una delle più importanti scultrici del nostro tempo) hanno esposto opere a Hydra, confermando la vocazione culturale del luogo.

Cosa vedere a Hydra

Hydra è un’isola piccola, con una superficie di circa 50 chilometri quadrati, ma la maggior parte del territorio è montuoso e disabitato. La vita si concentra nel paese principale, che si chiama semplicemente Hydra, e nei villaggi costieri di Kamini e Vlychos. Il resto è macchia mediterranea, sentieri sassosi e monasteri isolati.

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Il centro città. Foto da Shutterstock

Il porto è il cuore dell’isola. Le case dei mercanti, costruite nel Settecento con i proventi del commercio marittimo, si affacciano sull’acqua con facciate in pietra grigia e persiane dipinte. Alcune sono state trasformate in boutique hotel, altre restano abitazioni private. Sul lato est del porto si trova il Museo Storico di Hydra, che racconta il ruolo dell’isola nella guerra d’indipendenza greca del 1821, quando la flotta locale fu determinante nelle battaglie contro gli Ottomani. La statua dell’ammiraglio Andreas Miaoulis, eroe di quella guerra, domina il molo.

Salendo verso l’interno si raggiungono le chiese e i monasteri. Sull’isola se ne contano circa trecento, la maggior parte di piccole dimensioni, disseminate tra le case e lungo i sentieri. Il più importante è il monastero del Profeta Elia, in cima al monte Eros, a 588 metri di altitudine. La salita richiede circa due ore di cammino, ma il panorama ripaga la fatica: da lassù si vedono le coste del Peloponneso, le isole vicine e, nelle giornate limpide, l’Acropoli di Atene.

Le spiagge di Hydra

Hydra non è un’isola da spiaggia nel senso classico del termine. Non ci sono distese di sabbia dorata né stabilimenti balneari organizzati. Le coste sono rocciose, le calette piccole, l’acqua profonda e limpida. È un mare da nuotatori, da snorkelisti, da chi cerca la quiete più che il comfort.

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La spiaggia Kamini. Foto da Shutterstock

Le spiagge raggiungibili a piedi dal paese sono Kamini, a una ventina di minuti di cammino, e Vlychos, poco più avanti. Entrambe sono di ciottoli, con qualche taverna sulla riva. Mandraki, sulla costa orientale, è l’unica spiaggia sabbiosa dell’isola e si raggiunge in circa mezz’ora di cammino o con i water taxi. È anche la più attrezzata, con un resort che offre lettini e ristorante.

Per le calette più isolate servono le barche. Bisti Beach, sulla costa sud-occidentale, è una conca di ciottoli circondata da pini, accessibile solo via mare. Agios Nikolaos e Nisiza sono altre opzioni per chi cerca solitudine. I water taxi partono regolarmente dal porto e i prezzi variano a seconda della distanza: calcolate tra i 10 e i 20 euro a tratta per le destinazioni più comuni.

Come arrivare a Hydra

Hydra non ha aeroporto. L’unico modo per raggiungerla è via mare, con i traghetti che partono dal Pireo, il porto di Atene. Il tragitto dura circa un’ora e quaranta minuti con i traghetti veloci e costa intorno ai 30-40 euro a tratta. Ci sono circa sette collegamenti al giorno in alta stagione, meno frequenti in inverno. È consigliabile prenotare in anticipo nei mesi estivi, soprattutto nei fine settimana, perché i posti si esauriscono rapidamente.

Un’alternativa è raggiungere in auto Ermioni, sulla costa del Peloponneso, e da lì prendere un traghetto più breve per Hydra. Questa opzione è utile per chi arriva dal sud della Grecia o vuole combinare la visita con un tour del Peloponneso. Ci sono anche collegamenti regolari con le altre isole Saroniche, come Poros e Spetses, per chi sta facendo un itinerario di island hopping.

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