Siamo nel pieno dell’estate e, tra i prodotti indispensabili nel beauty case, la protezione solare occupa un posto di rilievo. Spesso, però, viene scelta con superficialità, dimenticando che un’esposizione prolungata ai raggi solari, senza un’adeguata protezione, può provocare danni anche importanti alla pelle. Con il contributo della professoressa Ketty Peris, dermatologa e direttrice dell’U.O.C. di Dermatologia presso il Policlinico Gemelli di Roma, abbiamo raccolto alcune indicazioni utili per orientarsi verso scelte più consapevoli. Mare, città o montagna?
Ogni situazione richiede una protezione specifica. «Le esigenze della cute variano in modo significativo in base all’ambiente e, più in generale, ai fattori a cui è esposta — come radiazioni UV, inquinamento e condizioni climatiche. Di conseguenza, formulazione e frequenza di applicazione devono essere adattate al contesto», spiega la specialista. Una regola fondamentale resta sempre valida: non lesinare mai sulla quantità. In teoria è consigliato applicare circa 2 mg di prodotto per centimetro quadrato di pelle, per garantirsi una difesa efficace contro i danni diretti al DNA indotti dagli UVB e le modificazioni epigenetiche causate dagli UVA. Infine, è importante non utilizzare i solari dell’estate precedente: gli sbalzi termici possono compromettere la stabilità dei filtri, riducendone l’efficacia o, in rari casi, aumentando il rischio di irritazioni cutanee.

AL MARE
Sotto il sole, senza distrazioni
Tra bagni di sole, uscite in barca e partite di beach volley, presi dall’euforia del momento, si può perdere di vista la necessità di proteggersi. La pelle è esposta non solo alle radiazioni dirette, ma anche a quelle riflesse da sabbia e acqua, con un’elevata incidenza di raggi UVA e UVB. A ciò si aggiunge l’effetto della luce blu, che può stimolare la produzione di melanina per periodi prolungati e favorire la comparsa di macchie solari e melasma. Per questo è fondamentale scegliere solari ad ampio spettro con Spf 50+, resistenti all’acqua e al sudore. La regola d’oro resta il buonsenso: riapplicare sempre la protezione solare dopo ogni bagno, in caso di sudorazione e a seguito dello strofinamento con l’asciugamano. Non vanno mai trascurate le aree più esposte e spesso ignorate, come le orecchie, il dorso dei piedi, il cuoio capelluto (in caso di calvizie), le labbra (con rischio di secchezza estrema) e la zona perioculare dove la pelle è più sottile e soggetta a rughe precoci.
IN MONTAGNA
Alta quota, alta protezione
Chi ama il trekking e non rinuncia a una vacanza attiva, oltre a dotarsi di bastoncini telescopici e borraccia e a indossare gli occhiali da sole, dovrebbe sempre riservare spazio nello zaino per una protezione solare, da molti sottovalutata in quota. La skincare routine deve essere sempre adeguata. In montagna, in estate così come in inverno, l’intensità delle radiazioni UV aumenta di circa il 10% ogni 1.000 metri di altitudine. Il principio resta valido a prescindere dalle condizioni meteo: sole, nuvole o pioggia non riducono l’esposizione ai raggi UV. Inoltre, la presenza della neve può riflettere fino all’80% dei raggi incidenti. A ciò si aggiungono poi l’aria rarefatta e il freddo che favoriscono una rapida disidratazione della pelle. Di conseguenza, considerate le caratteristiche ambientali, risultano più indicate formulazioni ricche e occlusive, come le cosiddette “cold cream”, in grado di proteggere la pelle non solo dai raggi solari, ma anche dalla secchezza provocata da vento e dal clima secco tipico dell’ambiente montano.
IN CITTÀ
Skincare routine anti-inquinamento
Chi parte per un city break — che sia a Barcellona, Bangkok o New York — non deve preoccuparsi esclusivamente del sole, ma anche della sua interazione con l’inquinamento atmosferico. Le particelle inquinanti, infatti, favoriscono la formazione di radicali liberi e possono alterare la barriera cutanea. Come prevenirlo? La soluzione ideale è applicare, quotidianamente, creme solari dalla texture leggera, arricchite con attivi come vitamina C, E o la niacinamide, utili a contrastare lo stress ossidativo tipico dell’ambiente urbano. Per chi resta principalmente in contesti meno esposti, possono essere sufficienti cosmetici dotati di Spf 30. Tuttavia, la loro efficacia può risultare compromessa perché spesso vengono applicati in quantità insufficienti e non sempre assicurano una protezione ottimale dai raggi UVA. Inoltre, sudore e sebo ne riducono più rapidamente la tenuta sulla pelle. In caso di permanenza in aree trafficate, o per pelli soggette a macchie, iperpigmentazioni o già fotodanneggiate, è preferibile optare per una protezione solare fluida, meglio se oil free a rapido assorbimento, capace di garantire un equilibrio ottimale tra protezione UVA e UVB e contribuire alla prevenzione del fotoinvecchiamento cutaneo.