“Questo albergo è una casa”. In vari angoli di Palazzo Avino, elegante cinque stelle ospitato in un’antica dimora nobiliare del XII secolo a Ravello, mi è capitato di trovare davanti ai miei occhi questa frase ricamata sui cuscini, dipinta sulle stoviglie di ceramica artigianale, impressa sugli amenity kit della mia suite. E già solo dopo poche ore dal mio check in, ho avuto modo di provare in prima persona come non fosse solo un modo di dire, con un fine puramente decorativo, ma un invito a calarsi nel vero spirito dell’hotel parte di The Leading Hotels of The World e guidato dalle sorelle Mariella e Attilia Avino.
Qui gli ospiti non sono trattati come numeri di camera – 43 in totale e oggetto di un recente restyling, comprese le dieci suite (la più grande, Infinito, si sviluppa su cento metri quadrati, a cui si aggiungono 50 metri quadrati di terrazza panoramica privata) – ma come parte di una grande famiglia, desiderosa di trasmettere l’amore verso la propria terra, la Costiera Amalfitana, e la passione per l’arte dell’ospitalità. Un approccio senza fronzoli e orpelli superflui, ma declinato nella sua vocazione più nobile: l’esaltare e il mettere al centro dell’esperienza il contatto umano e il genius loci.

Un’accoglienza d’altri tempi, sartoriale, basata sulla cura dei dettagli e sul saper anticipare ed esaudire le esigenze dei clienti prima ancora che queste prendano forma. L’ho notato fin dal primo giorno a colazione – e che colazione! Si fa fatica a scorrere il menu alla carta senza distrarsi, nonostante squisitezze come uova in tutte le versioni e torte fatte in casa, quando la vista è ricambiata da un panorama maestoso a oltre trecento metri sul livello del mare – nel momento in cui ho sorpreso i miei vicini di tavolo chiamare per nome i ragazzi della sala e chiacchierare con il sorriso di chi si intrattiene con un amico che conosce da sempre. E senza dover aggiungere una parola, neanche il tempo di pronunciare la fatidica frase “Il solito, grazie”, che in pochi minuti avevano già ricevuto quanto erano stati soliti ordinare dal loro arrivo in albergo.

Stesso calore e stessa genuinità, anche al ristorante stellato Rossellinis guidato dallo chef napoletano Giovanni Vanacore, fedele ai sapori delle sue origini: il risultato sono piatti gustosi e di sostanza che raccontano colori e profumi della Campania senza presunzione ma con la maestria e l’eleganza di chi sa valorizzare anche gli ingredienti più semplici. Ne sono due esempi il Raviolo Ravello con ripieno di limone pane, estratto di pomodoro corbarino e maggiorana e il Maialino Nero Casertano servito con bietolina arrosto, salsa ai funghi e senape in grani, entrambi piatti proposti dal menu degustazione di sei portate intitolato (non a caso) “Ravello come casa mia”.
A conclusione del percorso fine dining – l’inizio è accompagnato da flûte di Champagne e amuse-bouche da gustare in giardino, con una visuale che più romantica non si può: un immenso cielo stellato che si apre sopra i borghi marinari illuminati di Maiori e Minori – vi aspetta un carrello di dolci che è inno alla tradizione tra pastiera, babà, oltre a tazzine di caffè napoletano. A proposito, proprio questa estate Palazzo Avino, così attento a promuovere la scena culinaria regionale, inviterà tre chef per altrettante cene a quattro mani da Rossellinis (il ristorante è sempre aperto anche agli esterni): si comincia con Giuseppe Guida dello stellato Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense il 29 giugno, per proseguire con Gennaro Esposito del bistellato La Torre del Saracino (Vico Equense) il 20 luglio, fino alla serata conclusiva del 16 settembre con Bianca Mucciolo di La Rosa Bianca (Aquara).
Sicuramente il gusto viene più che appagato durante il soggiorno – per un pranzo o una cena più informali c’è Terrazza Maraviglia, tra proposte di carne, pesce e vegetariane; per l’aperitivo, sulle note di un pianoforte in sottofondo, ci si può accomodare invece al Lobster & Martini Bar – ma anche la vista ne esce rigenerata.

Affacciandomi dalla terrazza, con tanto di Jacuzzi, della mia suite Belvedere (80 metri quadrati, impreziositi da ceramiche di Vietri artigianale, tappeti antichi e mobili del XVII e XIX secolo) le più svariate sfumature di blu del Mediterraneo hanno accompagnato ogni mio risveglio insieme a un intenso profumo di agrumi proveniente dai giardini terrazzati della struttura. Uno di questi ospita la bellissima piscina esterna (riscaldata, all’occorrenza, da aprile fino a ottobre, in corrispondenza dell’apertura dell’hotel) circondata da palme, fiori e alberi di limoni, dove abbandonarsi all’ozio senza sensi di colpa.
Il relax è ancora più profondo al centro benessere che comprende vasca idromassaggio, sauna, bagno turco e cabine per massaggi e trattamenti a base di prodotti estratti da piante e frutti tipici della Campania come il Limone di Sorrento, dalle proprietà riequilibranti, e la Mela Annurca antiossidante, nutriente e antiaging.

Chi invece preferisce un po’ di “azione” può scegliere di praticare attività fisica alleviando gli sforzi con un panorama fantastico, che si perde all’orizzonte lungo la costa fino a Salerno, nella palestra all’aperto, dotata di macchinari Technogym, oppure di concedersi un tuffo in mare nel beach club privato di Palazzo Avino, in località Marmorata (15 minuti di servizio navetta gratuito dall’hotel). Il Clubhouse by the Sea è una splendida villa con piscina, giardini solarium e piattaforme a un passo dall’acqua salata dove fermarsi per una giornata sotto al sole (o sotto all’ombrellone, con un servizio, come sempre, estremamente attento e cordiale): tra le sorprese, un’ottima pizza al forno a legna servita sotto a un fresco pergolato.

E poi c’è un altro aspetto che contribuisce a rendere Palazzo Avino diverso da molti altri indirizzi di lusso della Costiera: la sua autentica vocazione artistica, coltivata nel tempo dalla famiglia proprietaria come naturale estensione dell’idea di ospitalità. Lontano dall’essere semplici elementi decorativi, le opere disseminate negli ambienti dell’hotel dialogano con l’architettura medievale del palazzo dall’inconfondibile facciata rosa e con il paesaggio che si apre sul Mediterraneo. La lobby, ad esempio, accoglie gli ospiti con Ulysses di Joseph Kosuth, uno dei grandi protagonisti dell’arte concettuale contemporanea: un’installazione composta da diciotto parole al neon tratte dall’omonimo capolavoro di James Joyce. Poco distante, la silhouette nera di Head (Venus) di William Kentridge mette in relazione classicità e contemporaneità, memoria e innovazione, in un dialogo sorprendentemente armonico con gli spazi storici della dimora.

La passione per l’arte prosegue anche nelle camere e nelle suite recentemente rinnovate, dove trovano posto le opere di Giuliano Dal Molin, caratterizzate da una ricerca materica e cromatica essenziale che approfondisce il rapporto tra colore, luce e architettura. Nella Junior Suite è invece custodito un lavoro di Michele Guido, artista che esplora il legame tra natura, paesaggio e biodiversità, temi che risuonano perfettamente con i giardini terrazzati e la vegetazione mediterranea che circondano l’hotel. Una collezione costruita in collaborazione con la Galleria Lia Rumma di Napoli e Milano, tra le realtà più autorevoli dell’arte contemporanea italiana, che aggiunge un ulteriore livello di profondità all’esperienza del soggiorno.
Palazzo Avino non finisce mai di stupire grazie alla sua capacità di intrecciare arte, storia, gastronomia e territorio. E, fino all’ultimo, nel giorno in cui sarei dovuta ripartire, ha saputo sorprendermi ancora una volta con una frase ricamata sulla tovaglietta americana della mia colazione: “Quando siete felici fateci caso”. Qui è proprio così.