Per prenotare un soggiorno a El Elevador, alle Canarie, non servono piattaforme, applicazioni o moduli online. Bisogna prendere carta e penna, scrivere una lettera a mano, spedirla a El Hierro e aspettare che dall’isola arrivi una risposta, sempre per posta. Soltanto allora si riceve un collegamento privato per scegliere le date e completare la prenotazione: è l’unico passaggio digitale previsto dall’intera procedura.
Non è soltanto un espediente per distinguere la struttura dagli altri hotel. El Elevador è stato progettato intorno all’idea della disconnessione: ospita al massimo due persone, non ha Wi-Fi né televisione e la ricezione telefonica è praticamente assente. Si trova sul bordo di una scogliera vulcanica sulla più occidentale delle Canarie ed è la seconda isola più piccola dell’arcipelago dopo La Graciosa. Misura circa 268 chilometri quadrati ed è Riserva della Biosfera Unesco dal 2000.
Come si prenota El Elevador
La procedura è volutamente lenta. Chi vuole soggiornare nella struttura deve scrivere a mano spiegando cosa lo abbia spinto a scegliere El Elevador e cosa speri di trovare durante il soggiorno. La lettera va spedita a El Elevador, Apartado de Correos 14, 38900 Villa de Valverde, El Hierro, Islas Canarias, España. Dopodiché si può solamente aspettare.

La richiesta viene letta e la risposta è spedita a sua volta per posta. All’interno ci sono una prenotazione preliminare, un collegamento personale per accedere al calendario e le istruzioni per formalizzare il soggiorno. A quel punto si torna, brevemente, nel presente: attraverso il link si scelgono le date disponibili e si completa il pagamento. Sul calendario privato della struttura la tariffa indicata è attualmente di 450 euro al giorno.
L’operazione serve quindi ad anticipare quello che succederà una volta arrivati. L’attesa non è un inconveniente da eliminare, ma una parte dell’esperienza, esattamente come l’assenza di connessione durante il soggiorno.
Una vecchia stazione di pompaggio trasformata in rifugio
Anche l’edificio ha una storia interessante. El Elevador occupa una piccola infrastruttura idraulica costruita circa settant’anni fa e successivamente abbandonata. Negli anni Sessanta il mugnaio Juan Casañas lavorò a un sistema che avrebbe permesso di portare verso l’alto l’acqua di una sorgente situata vicino al livello del mare, sotto le scogliere di Iramas, per rifornire il vicino villaggio di pescatori di La Restinga.

Quando Alberto del Hoyo e Silvia Rodríguez individuarono la vecchia stazione nel 2021, l’edificio era ormai in rovina. Il recupero è stato affidato all’architetto canario Alejandro Beautell, che ha mantenuto quasi intatto l’involucro esterno, compresi i blocchi di cemento segnati dal vento e dalla salsedine, intervenendo invece sugli spazi interni. La vecchia torre dell’impianto è diventata il bagno, mentre le nuove aperture sono state studiate per inquadrare porzioni precise del paesaggio anziché trasformare l’edificio in una semplice terrazza panoramica sull’Atlantico.
Il risultato è uno spazio essenziale, costruito soprattutto intorno a cemento, acciaio, roccia vulcanica e luce naturale. L’edificio continua così a raccontare la funzione per cui era nato, anche se oggi l’acqua non viene più pompata verso la parte alta dell’isola.
Senza Wi-Fi, ma non senza comfort
Definire El Elevador un albergo spartano sarebbe però impreciso. L’assenza di comfort che diamo per scontati può essere un ostacolo ma non coincide con la rinuncia ai servizi. Gli interni sono attrezzati con biancheria di qualità, utensili da cucina e una selezione di prodotti dell’isola; la casa è stata pensata a misura di una coppia che vuole staccare da tutto. Il progetto porta quindi alle estreme conseguenze una tendenza già presente nell’ospitalità contemporanea: considerare l’assenza di stimoli digitali non come un limite da correggere, ma come parte del soggiorno.