The Odyssey, i luoghi reali del film che potete visitare

The Odyssey, i luoghi reali del film che potete visitare

Dalle Eolie al Peloponneso, passando per fortezze marocchine, foreste scozzesi e litorali islandesi: un itinerario dentro il viaggio di Ulisse.
Una vista su Lipari
Una vista su Lipari. Foto dal comune della città

Per ricostruire il viaggio di Ulisse, Christopher Nolan ha evitato di affidarsi soltanto agli studi cinematografici. La produzione di The Odyssey si è spostata per 91 giorni tra sei Paesi, girando in mare aperto, dentro grotte naturali, lungo coste vulcaniche e in fortezze che esistevano già molti secoli prima dell’invenzione del cinema. Italia, Grecia, Marocco, Scozia, Islanda e Malta sono diventati i frammenti di un Mediterraneo mitologico molto più esteso di quello descritto da Omero. È anche per questo che diverse scene hanno prodotto una strana sensazione di familiarità. Quelle scogliere, quelle spiagge e quei villaggi fortificati non sono scenografie digitali: sono destinazioni reali, in gran parte accessibili.

Perché Nolan ha girato il viaggio di Ulisse in sei Paesi

L’Odissea è un poema fondato sullo spostamento. Dopo la caduta di Troia, Ulisse impiega dieci anni per tornare a Itaca e attraversa territori che appartengono al mito e alla tradizione orale. Ridurre quel viaggio a poche location avrebbe reso il mondo del film troppo uniforme.

Nolan ha quindi cercato ambienti capaci di distinguere visivamente ogni passaggio: le coste calcaree della Grecia per Polifemo e Itaca, le isole siciliane per gli incontri in mare, le argille del Marocco per Troia e Ogigia, le foreste scozzesi per i Lestrigoni e le spiagge nere islandesi per la discesa nel regno dei morti. Il film è stato realizzato soprattutto in esterni, usando cineprese IMAX anche in condizioni logistiche complesse.

A collegare molte sequenze navali è stata la Draken Harald Hårfagre, una nave moderna costruita secondo modelli vichinghi. Lunga circa 35 metri, è stata adattata dalla produzione per rappresentare l’imbarcazione di Ulisse.

Favignana: l’isola che nel film diventa Itaca

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La Favignana. Foto da Shutterstock

Una parte importante delle riprese italiane si è svolta a Favignana, nell’arcipelago delle Egadi. L’isola è stata scelta per rappresentare alcuni dei luoghi legati a Itaca, anche se la geografia del film non coincide naturalmente con quella del poema. Le riprese hanno coinvolto il Castello di Santa Caterina, Cala Rossa e la costa scavata dalle antiche cave di Bue Marino.

Favignana funziona bene sullo schermo perché non offre un solo paesaggio. Cala Rossa alterna il mare trasparente a pareti di calcarenite e vecchi tagli di cava; Bue Marino presenta una costa più aspra, geometrica, segnata dall’estrazione della pietra; il Castello di Santa Caterina domina invece l’isola dal punto più alto, imponendosi come una presenza isolata e severa.

Potete raggiungere Favignana in aliscafo da Trapani e muovervi in bicicletta, il mezzo più pratico per visitare le principali località costiere. Cala Rossa e Bue Marino sono liberamente accessibili, pur richiedendo prudenza nei tratti rocciosi. La salita al Castello di Santa Caterina è più impegnativa e lo stato di accessibilità dell’edificio può cambiare: conviene verificare prima di partire. Favignana merita almeno una notte, soprattutto per vedere l’isola quando diminuisce il flusso dei visitatori giornalieri.

Lipari, Vulcano e Basiluzzo: il regno di Eolo tra le Eolie

Le immagini di navi antiche avvistate tra Lipari, Vulcano e Basiluzzo durante le riprese avevano incuriosito residenti e viaggiatori. Nel film, le Eolie partecipano alla costruzione del regno di Eolo e di altri passaggi marini del viaggio. Il porto di Pignataro, sul versante orientale di Lipari, è servito come base logistica, ospitando velieri, attrezzature e imbarcazioni di supporto.

Il paesaggio più riconoscibile è quello formato da Pietra Lunga e Pietra Menalda, due faraglioni vulcanici al largo di Lipari, associati nel film alle rupi erranti del dodicesimo canto. Le riprese hanno interessato anche Vulcano, la Pietra del Bagno e Basiluzzo, isolotto disabitato a nord-est di Panarea.

Questi luoghi si osservano meglio dal mare. Da Lipari e Panarea partono escursioni e servizi privati che permettono di costeggiare i faraglioni e raggiungere le acque intorno a Basiluzzo, mentre l’approdo sull’isolotto può essere soggetto a limitazioni. Evitate quindi di considerarlo una normale spiaggia: fa parte di un ambiente delicato, da visitare seguendo le indicazioni locali.

L’itinerario può essere organizzato facendo base a Lipari, collegata regolarmente con Milazzo. Se avete più tempo, dividete il soggiorno tra Lipari e Panarea: vi consentirà di leggere la geografia del film senza trasformare il viaggio in una successione di escursioni frettolose.

La Grotta di Nestore e Voidokilia: il territorio di Polifemo

Nel Peloponneso, la produzione ha utilizzato la Grotta di Nestore, sopra la baia di Voidokilia, per ambientare l’incontro con il ciclope Polifemo. La cavità naturale domina una delle spiagge più riconoscibili della Messenia, una mezzaluna quasi perfetta chiusa da dune e promontori rocciosi. Le riprese nella grotta sono state particolarmente impegnative. Per ricostruire la fuga di Ulisse e dei suoi compagni furono portate all’interno decine di pecore; l’umidità, gli spazi limitati e la presenza di api vicino all’ingresso complicarono il lavoro della troupe.

La spiaggia è raggiungibile in automobile da Kalamata in circa un’ora. Per salire alla grotta dovete affrontare un sentiero ripido e irregolare: servono scarpe adatte, acqua e prudenza, soprattutto con il caldo estivo. Non è una visita attrezzata né un’attrazione costruita per il film. Proprio per questo il luogo mantiene un rapporto molto diretto con il paesaggio mostrato sullo schermo. Voidokilia è anche un’area naturalistica sensibile, vicina alla laguna di Gialova. Conviene visitarla nelle prime ore del mattino o fuori dall’altissima stagione, quando la pressione turistica è minore e la temperatura rende più gestibile il percorso.

Methoni, Pilo e Acrocorinto: le fortezze che ricostruiscono Itaca

Il viaggio greco prosegue nel Castello di Methoni, nella città portuale omonima. La fortezza, ampliata dai Veneziani a partire dal XIII secolo, occupa un promontorio proteso nel Mar Ionio ed è collegata al piccolo fortilizio del Bourtzi da un passaggio in pietra. Nel film, alcune sue parti contribuiscono a costruire il palazzo e il territorio di Itaca.

Altre sequenze navali sono state girate nel porto di Pilo, mentre l’Acrocorinto, l’acropoli fortificata che domina l’antica Corinto, è stato usato per ulteriori ambientazioni collegate al regno di Ulisse. Questi luoghi non sono vicini tra loro, ma possono essere uniti in un itinerario nel Peloponneso di quattro o cinque giorni.

Methoni e Pilo si trovano nella Messenia sud-occidentale, mentre l’Acrocorinto è molto più a nord-est, nei pressi di Corinto. L’automobile è quindi necessaria. Il vantaggio è che il percorso permette di collegare le location del film a siti archeologici e paesaggi che appartengono davvero alla storia greca, evitando di ridurre il viaggio a una caccia alle inquadrature.

Ait Ben Haddou: la Troia marocchina

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Ait-Ben-Haddou al tramonto. Foto dal sito Unesco

Per rappresentare Troia, Nolan ha scelto Ait Ben Haddou, lo ksar fortificato nella regione di Ouarzazate, in Marocco. Il complesso è formato da edifici in terra cruda racchiusi da mura e torri angolari. È patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1987 ed è da tempo una delle location cinematografiche più utilizzate del Paese.

Nel film, il villaggio appare nelle sequenze iniziali legate agli ultimi momenti della guerra di Troia. La scelta non mira a ricostruire fedelmente una città dell’Anatolia dell’Età del bronzo: usa piuttosto la densità del fango, i passaggi stretti e il profilo fortificato dello ksar per rendere immediatamente leggibile una città antica sotto assedio.

Ait Ben Haddou si trova lungo l’antica via carovaniera tra il Sahara e Marrakech. Potete raggiungerlo in automobile attraversando l’Alto Atlante oppure inserirlo in un itinerario con Ouarzazate e la valle del Draa. Il sito si visita a piedi; alcune parti sono abitate, altre ospitano piccoli esercizi e spazi espositivi. È importante ricordare che non si tratta di un set dismesso, ma di un insediamento storico fragile, la cui manutenzione dipende anche dalla cura con cui viene attraversato.

Essaouira e Dakhla: dal cavallo di Troia all’isola di Calipso

Le riprese marocchine hanno coinvolto anche Essaouira, Marrakech e Tahannaout. La costa di Essaouira, battuta dal vento e dall’Atlantico, è stata utilizzata per sequenze legate a Troia e all’ira di Poseidone. La città è facilmente visitabile e merita più del tempo necessario a riconoscere una scena: la medina fortificata, il porto e le mura affacciate sull’oceano ne fanno una delle tappe più complete della costa marocchina.

Molto più a sud, la Duna Bianca vicino a Dakhla è diventata Ogigia, l’isola dove Calipso trattiene Ulisse. È una lingua di sabbia chiara che si solleva nella laguna, raggiungibile con escursioni organizzate da Dakhla. La distanza da Marrakech ed Essaouira è notevole: non potete considerarla una semplice deviazione, ma una destinazione nel Sahara atlantico.

Culbin Forest e la costa del Moray Firth: la terra dei Lestrigoni

Per i Lestrigoni, il popolo di giganti antropofagi incontrato da Ulisse, la produzione si è spostata nella Culbin Forest, sulla costa nord-orientale della Scozia. La foresta arriva fino alle dune e al Moray Firth, creando un paesaggio molto diverso dal Mediterraneo: pini, sabbia, nebbia e un mare scuro che nel film assumono una funzione minacciosa.

Altre riprese scozzesi si sono svolte a Burghead, presso le rovine del Castello di Findlater e nel porto di Buckie, dove era ormeggiata la Draken Harald Hårfagre. Culbin Forest è accessibile attraverso sentieri pedonali e ciclabili, ma è un ambiente esteso e poco urbanizzato. Burghead e Buckie possono essere raggiunte in automobile da Inverness o Aberdeen. Il Castello di Findlater, invece, richiede una passeggiata lungo un percorso costiero: le rovine sorgono su una scogliera e richiedono attenzione, soprattutto con pioggia e vento.

Hjorleifshofdi e l’Islanda meridionale: il paesaggio degli Inferi

Le scene associate alla discesa nel regno dei morti sono state girate nei pressi di Hjorleifshofdi, un promontorio isolato della costa meridionale islandese circondato da distese di sabbia vulcanica. Il contrasto tra il terreno nero, il rilievo verde e l’orizzonte quasi vuoto ha fornito al film un paesaggio privo di riferimenti temporali.

La produzione ha lavorato anche nell’area di Landeyjahofn, dove era stato allestito un grande set navale, e in altre zone remote del Paese. Nolan aveva già girato in Islanda per Batman Begins e Interstellar, ma qui il territorio non rappresenta un pianeta lontano: serve a rendere fisico uno dei passaggi più astratti del poema.

Hjorleifshofdi si raggiunge lungo la Ring Road, a est di Vik. L’area è privata ma normalmente visitabile nel rispetto delle indicazioni presenti sul posto; le condizioni possono cambiare, quindi è necessario controllare prima della partenza. I percorsi sul promontorio sono esposti al vento e il meteo islandese può peggiorare rapidamente.

Malta: il Mediterraneo aperto che nel film non riconoscerete

Malta è una delle sei nazioni coinvolte nelle riprese, ma potrebbe essere la più difficile da riconoscere. La produzione ha utilizzato soprattutto la costa e il mare aperto, evitando inquadrature troppo legate ai monumenti più noti dell’arcipelago. L’obiettivo era restituire la vastità della navigazione, non identificare una destinazione precisa.

Il legame tra Malta e l’Odissea, però, precede Nolan. La vicina Gozo è tradizionalmente associata a Ogigia, l’isola di Calipso. La cosiddetta Grotta di Calipso si trova sopra Ramla Bay, ma l’accesso può essere chiuso per motivi di sicurezza. È dunque meglio considerare il punto panoramico e la baia come parte di un itinerario culturale, senza forzare l’ingresso nella cavità.

Il film usa luoghi reali, ma non ricostruisce la geografia di Omero

Nolan non ha cercato di stabilire dove si trovassero davvero Ogigia, la terra dei Lestrigoni o il regno di Eolo. È una questione discussa da secoli e priva, in molti casi, di una risposta definitiva. Il film costruisce una propria geografia, scegliendo i luoghi in base alla loro funzione narrativa e visiva.

Questa libertà rende il viaggio più interessante. Potete confrontare il luogo reale con quello trasformato dal cinema, osservando ciò che Nolan ha conservato e ciò che ha modificato attraverso scenografie, costumi e montaggio. In alcuni casi riconoscerete subito la costa o la fortezza; in altri resteranno soltanto una linea dell’orizzonte, la trama di una roccia o il colore del terreno.

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