Villa Corallo: il senso delle radici

Villa Corallo: il senso delle radici

Da antico magazzino del grano a hotspot del fine dining adriatico. Questo relais abruzzese celebra il tempo anche grazie alla cucina d'autore di Gianni Dezio.
L'esterno di Villa Corallo
L'esterno di Villa Corallo

Aprile era quasi volto al termine quando, seduti sui divanetti all’aperto di Villa Corallo a Sant’Omero, nella Val Vibrata, siamo stati accolti da Quinto Di Serafino. Capostipite di un’importante famiglia di imprenditori edili e agricoli abruzzesi, l’uomo che nel 2004 ha acquistato e strappato all’oblio questa imponente dimora ottocentesca si è presentato a noi così: con le mani piene dei frutti della sua terra. Croccanti, dolci, specchio esatto della stagione: senza dubbio le migliori fave che io abbia assaggiato nell’ultima primavera.

È in questo contrasto perfetto – tra la solennità della pietra monumentale e la sacralità della campagna – che risiede l’autentica chiave di lettura di Villa Corallo, un’elegante oasi di quiete sospesa tra le colline teramane e il respiro dell’Adriatico. Questa è una biografia familiare, una scommessa nata da un’intuizione transoceanica, che oggi ha trasformato una residenza privata in un boutique hotel insignito di una chiave Michelin. Fu lo zio di Quinto, emigrato in Venezuela a vent’anni ma indissolubilmente legato alle proprie radici, a proporre al fratello maggiore una splendida “follia”: acquistare la tenuta che un tempo apparteneva ai Cerulli Irelli.

L’azienda agricola di Villa Corallo ph. Andrea Piunti

Oggi, quel salto nel vuoto è governato da una sottile e tenace resistenza femminile. Sono diciotto anni che l’architetto di famiglia, Maria Rosita Di Serafino (figlia di Quinto) e Mascia Moretti, sua cognata e moglie di Sabatino Di Serafino, “sgomitano in dinamiche patriarcali”, curando ogni centimetro di questa transizione con una regola aurea: non abitare la villa, ma lasciarla respirare come un organismo autonomo, un luogo di lavoro e di accoglienza dove il passato dialoga costantemente con il futuro.

Questione di tempo

A guardarla oggi, nelle foto che conquistano le guide e i feed di Instagram, si fatica a immaginare che il piano terra e il mezzanino fossero, in origine, una cassaforte agraria. Eppure, a metà dell’Ottocento, il grano era la vera criptovaluta del territorio. I contadini salivano i gradini con i sacchi di iuta sulle spalle per stoccare l’oro biondo sotto le splendide volte a crociera con mattoni faccia vista. Una ricchezza che attirò i quartier generali nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale, i quali, come primo atto, svuotarono la dimora.

La villa apparteneva allora ai Cerulli Irelli: non nobili di sangue, ma grandi proprietari terrieri e giganti della mente (tra le loro fila si contano giuristi illustri e il matematico Vincenzo Cerulli, che fondò l’osservatorio astronomico a Teramo). Prima ancora, la leggenda locale sussurra di un passaggio di proprietà dagli Spinozzi ai Cerulli avvenuto per un debito di gioco, per una cifra irrisoria che fece scalpore nelle cronache dell’epoca.

Negli anni Ottanta, Berardo Cerulli Irelli fu un precursore assoluto: decise di aprire la propria casa agli eventi – scelta bizzarra per i tempi – e la ribattezzò Villa Corallo. Il motivo? In Abruzzo il corallo era storicamente il gioiello prezioso che la suocera regalava alla nuora in occasione del matrimonio. Legare il nome della casa a quel talismano rosso fu un’operazione di marketing poetica e perfetta.

Da dimora privata a progetto d’autore

L’interno di una delle camere di Villa Corallo ph. Andrea Piunti

Il restauro firmato dall’attuale proprietà è stato un esercizio di rispetto quasi devozionale. Sotto strati di moquette anni Sessanta e vernici coprenti marroni – i delitti estetici del boom economico – sono riaffiorati gli affreschi ottocenteschi e i legni originali del piano nobile, dove oggi viene servita la colazione.

Le camere sono rimaste intatte nei loro volumi storici. Tant’è che due anni fa, la nipote del vecchio proprietario Berardo è tornata come ospite e ha chiesto di dormire esattamente nella sua cameretta d’infanzia. Poco più in là, la signora Lalla Cerulli ricordava la stanza dove, da bambina, faceva scuola la mattina con il maestro privato, quando i figli dei grandi possidenti non frequentavano le aule pubbliche.

Da architetto con una tesi in urbanistica, la padrona di casa ha evitato la trappola del “finto antico” da catalogo. Ha mantenuto i pavimenti storici, compresi i primi grès industriali degli anni Trenta e Quaranta che avevano sostituito le graniglie d’ordinanza e vi ha accostato i grandi must dell’illuminotecnica italiana, da Flos ad Artemide.

Nelle camere, le raffinate carte da parati di William Morris dialogano con la cronologia della struttura, mentre nei bagni vige il dogma del marmo vero: il Bardiglio, il Carrara, il Nero Marquina. Acquistati a volte a prezzi competitivi da distributori increduli, oggi regalano a chi vi soggiorna il brivido dell’autenticità materiale. Per chi invece cerca una pulizia più geometrica e contemporanea, la mansarda della soffitta offre un rifugio essenziale e business-chic sotto un tetto di legno mozzafiato, condividendo gli spazi con una stanza dedicata al fitness e un’area Spa.

Il rinascimento gastronomico e l’alleanza con Zunica

La sal del ristorante Zunica 1880 ph. Andrea Piunti

Se la Guida Michelin descrive il Relais Villa Corallo come un’elegante dimora bucolica, la vera rivoluzione che ha ridefinito le mappe del fine dining italiano è ciò che accade in quella che un tempo era la rimessa degli attrezzi agricoli della tenuta, collocata a bordo piscina.

Meno di due anni fa, da una conversazione confidenziale tra famiglie che si conoscono da generazioni, è nata un’alleanza strategica. Da un lato la proprietà della villa, dall’altro Daniele Zunica, figura carismatica della ristorazione abruzzese che cercava un nuovo palcoscenico per rilanciare il suo storico ristorante (in attività dal 1880, come suggerisce anche l’insegna) che prima aveva la sua sede nel delizioso borgo di Civitella del Tronto. “Mettiamoci insieme e vediamo che succede,” si sono detti.

Il verdetto è arrivato con una velocità che ha sorpreso gli stessi protagonisti: la stella Michelin. La cucina dello storico Zunica 1880 è rinata qui, affidata al talento di Gianni Dezio, stimato allievo di Niko Romito, che ha vissuto tra Venezuela e Italia. Dezio pratica l’arte della sottrazione coreografica: pochissimi ingredienti nel piatto, quasi tutti autoprodotti nei due orti biologici della tenuta, dove si coltivano verdure e si produce l’olio d’oliva, anche se a tavola il benvenuto ha il sapore del burro di ventricina. I suoi menu degustazione sono percorsi di rigore estetico e straordinaria piacevolezza, orchestrati sotto la supervisione discreta del patron Daniele.

C’è già un nuovo, imminente capitolo in questa storia: il progetto di riportare il ristorante proprio lì, nel corpo centrale della struttura, sotto le volte dell’antico magazzino del grano al primo piano, regalando alla stella di Dezio una collocazione ancora più solenne e legata alla storia della casa. Villa Corallo, oggi, è la prova che la provincia italiana, quando smette di essere nostalgica, diventa visionaria e sa inventare paradisi. Perché l’eleganza, proprio come le fave di Quinto, è una questione di radici.

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