San Floro, borgo di circa 600 abitanti in provincia di Catanzaro, è l’unico posto in Italia dove si svolge l’intera filiera della seta: dall’allevamento dei bachi da seta alla coltivazione dei gelsi, dalla trattura del filo alla tessitura su telai tradizionali. Un primato che distingue questo angolo di Calabria persino da Como, città celebre per le sue sete ma che importa i bozzoli dalla Cina.
Nel 2014 tre giovani imprenditori locali, Miriam Pugliese, Giovanna Bagnato e Domenico Vivino, hanno fondato la cooperativa Il Nido di Seta e riavviato un’attività che in Calabria ha radici secolari. Hanno recuperato circa 5 ettari di terreno comunale e circa 3mila gelsi, le cui foglie sono l’unico nutrimento dei bachi da seta. La produzione segue metodi tradizionali: i bozzoli vengono immersi in acqua bollente per estrarre il filo di seta grezza, che poi viene filato, tinto con coloranti naturali e tessuto a mano su telai antichi e moderni. I filati prodotti a San Floro raggiungono oggi le grandi maison dell’alta moda internazionale. La cooperativa ha collaborato con marchi come Gucci, portando la seta calabrese sulle passerelle di tutto il mondo.
La storia della seta in Calabria
La tradizione serica calabrese risale almeno al XII secolo, quando la regione divenne uno dei principali centri di produzione in Europa. L’arte della bachicoltura arrivò probabilmente con i monaci bizantini in fuga dalle persecuzioni iconoclaste, che portarono con sé uova di baco da seta e conoscenze sulla coltivazione del gelso.
Catanzaro fu per secoli la capitale europea della seta. Secondo alcune ipotesi, il nome stesso della città deriverebbe dalla parola bizantina “Katartarioi“, che significa “filatori di seta”. Nel 1519 Carlo V emanò i “Capitoli, Ordinationi et Statuti dell’Arte della Seta” specificamente per Catanzaro, a testimonianza dell’importanza economica del settore. La città era nota come “Città delle Tre V”: Vitaliano (il santo patrono), Vento e Velluto, con riferimento ai pregiati damaschi prodotti localmente.

Il distretto di San Floro faceva parte di questo sistema produttivo, che comprendeva vaste piantagioni di gelsi e manodopera specializzata. Il declino iniziò nell’Ottocento, quando un’epidemia chiamata pebrina colpì gli allevamenti di bachi in tutta Europa, devastando la produzione. Con l’Unità d’Italia, il settore fu progressivamente dismesso e ricollocato in altre regioni del nord. La tradizione sopravvisse a livello familiare e artigianale, ma la produzione industriale cessò.
Il Museo della Seta nel Castello Caracciolo
A San Floro è possibile visitare il Museo della Seta, allestito all’interno del quattrocentesco Castello Caracciolo. Il percorso espositivo racconta la storia della produzione serica calabrese dal XIV al XVIII secolo attraverso costumi d’epoca, damaschi, paramenti sacri e reperti dell’archeologia industriale tessile.
Il museo illustra tutte le fasi della bachicoltura e della lavorazione della seta: dalla schiusa delle uova di baco all’alimentazione con foglie di gelso, dalla formazione del bozzolo alla trattura del filo, fino alla tintura e alla tessitura. Sono esposti telai antichi, tra cui esemplari rari che testimoniano l’evoluzione delle tecniche di produzione nel corso dei secoli.
La seta nei costumi tradizionali calabresi
La seta ha avuto un ruolo centrale nei costumi tradizionali della Calabria, in particolare nei vancali, i grandi fazzoletti ricamati che le donne portavano sul capo o sulle spalle in occasione di cerimonie e festività. La produzione di questi tessuti richiedeva competenze specifiche e rappresentava una forma di espressione culturale e identitaria.

Il telaio domestico era un elemento centrale della vita sociale nelle comunità rurali calabresi. Collocato spesso nella camera da letto o al piano terra delle abitazioni, era il luogo dove le donne si riunivano per lavorare, cantare e tramandare storie e tradizioni. L’attività di tessitura aveva una dimensione rituale e collettiva che andava oltre la semplice produzione di tessuti.
Cosa vedere nei dintorni
San Floro può essere combinato con una visita a Catanzaro, capoluogo di regione. In città è possibile vedere la replica del Telaio di Giovanni il Calabrese presso il Palazzo Municipio, visitabile con l’Associazione Storica Mirabilia. Il centro storico conserva chiese e palazzi che testimoniano il passato prospero legato alla produzione serica.
La costa ionica catanzarese offre spiagge e borghi marinari, mentre l’entroterra della Sila Piccola è raggiungibile in meno di un’ora per escursioni naturalistiche. La combinazione tra patrimonio artigianale, storia e paesaggio rende questa zona della Calabria una destinazione adatta a chi cerca esperienze lontane dai circuiti turistici più battuti.