Irpinia, il turismo lento cresce tra borghi, cammini e cantine

Irpinia, il turismo lento cresce tra borghi, cammini e cantine

Dalla montagna all’enoturismo, la provincia di Avellino prova a costruire un’offerta alternativa ai grandi flussi della Campania, mentre l’estate porta nuovi visitatori nelle aree interne.
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Tipico paesaggio irpino | Foto da Wikimedia

L’Irpinia sta cercando di trasformare il proprio patrimonio di borghi, montagne, cammini e cantine in una destinazione turistica riconoscibile. Nella provincia di Avellino il fenomeno del turismo lento si intreccia con una domanda più recente, quella per le località meno calde e meno affollate durante l’estate.

Il punto di partenza è una condizione particolare: l’Irpinia si trova a poca distanza da alcune delle destinazioni più frequentate della regione, ma resta sostanzialmente fuori dalle rotte principali del turismo campano. Napoli, la Costiera Amalfitana, la Penisola Sorrentina, Pompei e la Reggia di Caserta concentrano una parte consistente dei visitatori; dall’altra parte dell’Appennino, invece, il paesaggio cambia e con esso cambiano i tempi del viaggio.

Qui il turismo si misura soprattutto in cammini, escursioni, visite ai borghi, degustazioni e soggiorni nelle strutture diffuse. È un modello che non punta necessariamente a un singolo monumento, ma alla possibilità di costruire un itinerario mettendo insieme più esperienze.

Perché l’Irpinia interessa al turista lento

Boschi, montagne, vigneti e piccoli centri costituiscono una delle caratteristiche principali dell’Irpinia. Il territorio del Parco Regionale dei Monti Picentini, condiviso con la provincia di Salerno, offre sentieri, faggete e sorgenti, oltre a un paesaggio montano che permette di praticare escursionismo anche durante i mesi più caldi.

Il turismo lento, in questo contesto, non coincide soltanto con il camminare. Comprende un modo diverso di organizzare il viaggio, con più tempo dedicato ai luoghi attraversati e meno attenzione alla necessità di concentrare molte visite nello stesso soggiorno. I borghi diventano quindi parte dell’esperienza tanto quanto i percorsi naturalistici.

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Una passeggiata nei boschi dell’Irpinia. Foto da Canva

Zungoli e Monteverde sono tra i centri che conservano una struttura urbana storica fatta di vicoli, archi e piazze. Ma il patrimonio dell’area è più ampio e comprende anche località con caratteristiche molto diverse. Ad Avella si trovano l’anfiteatro romano e il castello normanno, Ariano Irpino conserva il Museo della Ceramica e il Museo Civico, mentre Gesualdo è legata alla figura del compositore Carlo Gesualdo, un visionario rinascimentale che ha anticipato la poetica di Wagner di secoli.

A Mirabella Eclano il parco archeologico di Aeclanum racconta invece la presenza romana nell’entroterra campano. Mercogliano è associata soprattutto all’Abbazia di Montevergine e al turismo religioso, forse la meta più famosa tra quelle citate in queste righe, mentre Bagnoli Irpino e l’altopiano del Laceno rappresentano uno dei principali riferimenti per il turismo montano della provincia. Sono luoghi differenti, ma proprio questa varietà può diventare la base di un’offerta costruita per itinerari anziché per singole destinazioni.

Dalle grandi città alle aree interne della Campania

Il tema riguarda anche un problema più generale del turismo italiano: la distribuzione dei visitatori. La Campania rappresenta bene questa contraddizione. Da una parte ci sono destinazioni sottoposte da tempo alla pressione dei grandi flussi; dall’altra territori che, pur trovandosi a distanza relativamente breve, non riescono ancora a intercettare una parte significativa di quei visitatori. L’Irpinia rientra in questo secondo gruppo.

La provincia di Avellino continua a registrare numeri turistici estremamente bassi rispetto alle altre città italiane, nonostante la presenza di un patrimonio diffuso. Il problema, quindi, non sembra essere soltanto la quantità di attrazioni disponibili. È soprattutto la capacità di metterle in relazione e comunicarle come un’unica destinazione.

L’enoturismo è una delle chiavi

A questa rete si aggiunge il vino. L’Irpinia è una delle principali aree vitivinicole del Mezzogiorno e le denominazioni Taurasi e Fiano di Avellino costituiscono già un motivo di viaggio per chi sceglie il turismo enogastronomico. A Taurasi il vino è parte dell’identità del territorio e può essere inserito in itinerari che comprendono cantine, vigneti e visite ai centri storici. Il modello è quello dell’enoturismo contemporaneo: non soltanto una degustazione, ma la possibilità di conoscere un paesaggio produttivo e le persone che lo abitano. Lo stesso vale per aziende agricole, ristoranti, agriturismi e botteghe. In un territorio composto da piccoli comuni, l’esperienza turistica può distribuire la spesa tra attività diverse, invece di concentrarla in pochi luoghi.

Il fenomeno della coolcation arriva anche nell’entroterra

Durante questa estate, a questo modello si è aggiunto un altro elemento: la ricerca di destinazioni più fresche rispetto alle località costiere e alle grandi città. Il fenomeno viene spesso definito coolcation, dalla combinazione delle parole inglesi cool e vacation, e indica la scelta di trascorrere le vacanze in luoghi caratterizzati da temperature più moderate. In Campania il fenomeno riguarda anche le aree montane del Sannio.

Nuove strutture e investimenti nelle aree interne

La crescita della domanda sta producendo effetti anche sull’offerta. Nuovi bed and breakfast, agriturismi e strutture di ospitalità diffusa stanno comparendo in alcuni borghi, mentre una parte degli investimenti riguarda il recupero di edifici e attività già esistenti.

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Uno scorcio di Ospedaletto D’alpinolo (Av). Foto ufficiale della Provincia di Avellino

Il turismo viene così considerato anche come uno strumento per contrastare lo spopolamento. L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero dei visitatori, ma creare condizioni perché una parte della spesa turistica rimanga sul territorio e sostenga attività che altrimenti avrebbero maggiori difficoltà a sopravvivere.

In questo senso, l’arrivo di nuovi viaggiatori può interessare direttamente ristorazione, agricoltura, artigianato e ospitalità. In alcuni casi sono proprio giovani residenti o persone rientrate nei comuni d’origine a investire in queste attività. A tal proposito tanto stanno facendo i ragazzi che organizzano l’Irpinia Mood Festival, la manifestazione sulla buona enogastronomia irpina che richiama amanti e appassionati del mondo della cucina, che mostrano ogni anno le bellezze di Avellino e dintorni “sfruttando” l’enogastronomia come volano ma trascinando dietro tutto il comparto.

La sfida è creare una destinazione, non soltanto una somma di luoghi

Il limite dell’Irpinia resta però evidente: le singole attrazioni esistono, ma non sempre fanno parte di un racconto turistico comune. Un santuario, un borgo, una cantina o un sentiero possono attirare visitatori autonomamente. Più difficile è trasformare queste presenze in un itinerario capace di trattenere le persone per più giorni. Per farlo servono collegamenti, informazioni aggiornate, servizi e una comunicazione coordinata che al momento non possiamo neanche definire deficitaria perché, molto più semplicemente, non esiste.

È qui che il turismo lento può diventare qualcosa di più di una tendenza. La sua logica permette infatti di costruire un viaggio intorno alla distanza breve tra esperienze diverse: una passeggiata in montagna al mattino, una visita a un borgo nel pomeriggio, una cantina o un ristorante la sera.

Per riuscirci, però, l’Irpinia dovrà essere proposta come territorio unitario, senza cancellare le differenze tra i suoi comuni. La vicinanza a Napoli e alle grandi destinazioni campane può essere un vantaggio, ma non è sufficiente a generare nuovi flussi. Il passaggio decisivo sarà quindi quello dalla semplice disponibilità di patrimonio alla costruzione di un prodotto turistico riconoscibile.

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