Monastero di Cortona, lo spirito del luogo

Monastero di Cortona, lo spirito del luogo

Tra botteghe orafe, affreschi seicenteschi e cocktail d’autore, un viaggio alla scoperta di una delle cittadine più affascinanti della Valdichiana.
Panoramica sul Monastero di Cortona
Panoramica sul Monastero di Cortona

A Cortona, tra le colline della Valdichiana, c’è una gioielleria dove si può brindare con un calice di bollicine impreziosito da pagliuzze d’argento. Non è l’unica particolarità di DelBrenna, realtà orafa che da tre generazioni lavora i metalli preziosi con la tecnica della cera persa e che ha trovato casa anche nei sotterranei di Palazzo Alfieri-Venuti, un edificio nobiliare del XIV secolo.

Qui, tra le tracce di un antico frantoio e di una cantina, Sebastian e Megan DelBrenna hanno costruito un’esperienza che va oltre l’acquisto di un gioiello. Le collane, gli anelli e i bracciali si osservano, si indossano e, secondo una formula ideata dalla famiglia, persino si degustano. Si chiama Jewelry Tasting e prende in prestito dal mondo del vino il piacere di scoprire lentamente qualcosa, un dettaglio alla volta. È un modo insolito di avvicinarsi a Cortona, città che conserva un rapporto piuttosto stretto con il proprio passato senza per questo rinunciare a nuove interpretazioni.

Cortona, tra arte e artigianato

Basta allontanarsi dalle piazze più frequentate per ritrovarsi tra vicoli in pietra, salite improvvise e scorci sulla campagna toscana. E a volte le storie di un luogo continuano anche dietro le porte di un albergo. È il caso del Monastero di Cortona, cinque stelle del gruppo Cronos Retreats — di cui fa parte anche La Villa del Re in Sardegna — nella parte alta del centro storico, dove il legame con DelBrenna si ritrova nelle creazioni esposte e nella possibilità, per gli ospiti, di visitare privatamente l’atelier e prendere in prestito un gioiello per una serata speciale. Una collaborazione che racconta qualcosa del modo in cui questa piccola città intreccia le proprie attività, trasformando l’ospitalità in un’occasione per conoscere chi ci vive e lavora.

Il Monastero occupa un edificio dalla storia stratificata, restituito a nuova vita attraverso un restauro che ha cercato di conservare il più possibile la struttura originaria. Le trentasei camere e suite sono state ricavate negli ambienti un tempo abitati dai religiosi. In alcune, le antiche nicchie sono diventate armadi; in altre, affreschi e camini testimoniano una destinazione d’uso decisamente più privilegiata rispetto alle austere celle monastiche. Una delle junior suite conserva decorazioni pittoriche e simboli cavallereschi, mentre il camino, oggi non più funzionante, ricorda che anche tra queste mura esistevano differenze di rango.

Il passato riaffiora pure sottoterra, dove un’antica cisterna romana, conosciuta come Bagno di Bacco, accoglie oggi la spa. L’acqua torna così a occupare uno spazio che le apparteneva già molti secoli prima, sebbene con una funzione decisamente diversa. Il risultato è un ambiente raccolto, lontano dall’idea dei grandi centri benessere, dove l’architettura contribuisce all’esperienza quanto i trattamenti.

Il lato profano del Monastero

Ma c’è un luogo del Monastero che merita una sosta più lunga, possibilmente prima di cena. È lo Scriptorium Bar, dove il bartender Claudio Stagi porta un pezzo della propria storia professionale. Dopo sette anni trascorsi a Londra, Stagi tornò a Montevarchi, sua città d’origine, con idee che all’epoca non erano esattamente comuni nella provincia toscana. Nel 2006 aprì un cocktail bar che affiancava alla miscelazione musica dal vivo, spettacoli e serate fuori dagli schemi. «Quando sono tornato, Montevarchi era l’antitesi di Londra», racconta ripercorrendo quegli anni. Introdurre una cultura del bere diversa, in un contesto ancora legato a poche abitudini consolidate, non fu semplice.

Oggi la sua esperienza si ritrova in una carta che dialoga soprattutto con i grandi classici, senza necessariamente stravolgerli. Il Giardino di Cortona, per esempio, è una personale interpretazione del Negroni che utilizza ingredienti legati al territorio, tra cui il gin Sabatini, il Vermouth Papacello e l’Amaro Cortona. Un cocktail che conserva un’impronta amaricante e nel quale Stagi cerca di restituire, attraverso aromi e botaniche, qualcosa del paesaggio circostante.

La conversazione finisce inevitabilmente per allargarsi: Londra, le nuove tendenze della miscelazione, i grandi bar internazionali, il successo dello Spritz e la difficoltà di proporre qualcosa di diverso da ciò che il pubblico già conosce. È uno di quegli incontri che trasformano un aperitivo in un racconto, e che fanno venire voglia di ordinare un secondo drink più per continuare a parlare che per sete.

Pochi passi separano il bar dal ristorante Gli Affreschi, dove a cena prosegue il viaggio nel territorio attraverso la cucina dello chef Michele Ricci. La sala deve il proprio nome alle pitture che ne decorano le pareti, alcune delle quali vengono ricondotte alla battaglia di Montaperti del 1260, quando guelfi e ghibellini si affrontarono in uno degli scontri più celebri della Toscana medievale. Il racconto degli affreschi accompagna l’inizio della degustazione, insieme a un metodo classico prodotto da una piccola fattoria della zona di Montaperti.

La cucina guarda prevalentemente alla Toscana dei boschi, con una particolare attenzione alla selvaggina. Il capriolo, cotto a bassa temperatura e servito in fettine sottili con farro soffiato, ravanelli marinati e zabaione salato, apre un percorso che trova nei pici cacio e pepe uno dei suoi passaggi più riconoscibili. Preparati con una percentuale di farina integrale, sono accompagnati da una gelée di zafferano di Cortona e da un’aria al pepe. Poi arriva il cervo, con topinambur in due consistenze, pak choi e un fondo di cottura lavorato a lungo, completato con gin locale.

Anche il vino offre l’occasione per guardare Cortona da una prospettiva meno scontata. Qui la Syrah ha trovato un territorio d’elezione relativamente recente rispetto alle grandi denominazioni storiche toscane. Tra le etichette della degustazione compare quella di Stefano Amerighi, vignaiolo che lavora secondo principi biologici e biodinamici, utilizzando fermentazioni spontanee e affinamenti in cemento. La sua è una delle storie che aiutano a comprendere come la città, conosciuta soprattutto per il patrimonio artistico e per il paesaggio, abbia sviluppato negli ultimi decenni anche una precisa identità vitivinicola.

All’indomani, Cortona invita a tornare all’aperto. Dal Monastero si può salire verso il santuario di Santa Margherita oppure scendere tra le stradine del Poggio, dove le case in pietra e i vicoli conservano un’atmosfera più appartata rispetto alle piazze del centro. È una città da percorrere a piedi, lasciando che siano le salite, le deviazioni e qualche incontro casuale a suggerire il tragitto.

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