La mia prima volta in Thailandia. Le undici ore di volo sembrano interminabili. Mi accomodo, rigorosamente lato corridoio. Non un soggiorno da turista, ma una parentesi di benessere: la mente appesantita e la stanchezza accumulata mi hanno spinto a cercare rifugio in un luogo capace di coccolarmi e riavvicinarmi
a me stessa. Tra una maratona di film e il tentativo di abituarmi al nuovo fuso, finalmente atterro a Bangkok. Salita in taxi, noto un traffico familiare, simile a una qualsiasi mattinata di ordinario delirio sul Grande Raccordo Anulare di Roma, con la differenza che qui si viene accolti da un caos calmo.
Si procede a rilento ma con ordine. La curiosità prende il sopravvento: mi giro da un lato all’altro e cerco di catturare con lo sguardo la vita che scorre fuori dal finestrino, incantata da vistosi cartelloni pubblicitari e da un mix architettonico ricco di contrasti dove edifici dalle cupole dorate si alternano a imponenti grattacieli e a strutture fatiscenti. Il tutto contornato da una rigogliosa vegetazione tropicale.

Cedo al sonno e chiudo gli occhi ma, quando li riapro, il paesaggio è cambiato: in poco più di un’ora ho raggiunto Suan Sampran, nella provincia di Nakhon Pathom, destinazione la cui storia è un esempio di grande sensibilità verso la fragilità della natura. Correva l’anno 1961 quando gli imprenditori Chamnan e Khunying Valee Yuvaboon acquistarono la proprietà per salvare un centenario albero di Pikul dall’erosione del fiume.
Originariamente rifugio di famiglia, la tenuta si è trasformata in un progetto eco-culturale e turistico che, tra attività ricreative e ricettive, unisce tradizioni, sostenibilità e ospitalità in un’unica visione. È proprio in questo contesto che, lungo le sponde del fiume Tha-Chin, sorge RXV Wellness Village Sampran, resort premiato come “Thailand’s Best Wellness Retreat 2025” ai World Spa Awards. Il suo approccio al benessere è decisamente più inclusivo e accessibile rispetto a quello della struttura sorella, RAKxa Integrative Wellness, un retreat adults only situato a Bang Krachao, isola artificiale nel cuore di Bangkok.

La proprietà – concepita come un villaggio del benessere immerso in un ambiente naturale di oltre 200mila metri quadrati – offre attività all’aperto e trattamenti indoor. Il corpo principale, recentemente rinnovato, accoglie la lobby, la piscina esterna e 83 camere e suite decorate con opere e dettagli artigianali, come variopinti aquiloni e oggetti in legno che richiamano la struttura originaria e rendono omaggio all’arte locale. Completa l’esperienza il ristorante RXV Kitchen, con un menu farm-to-table che, combinando sostenibilità, salute e benessere, conquista prima gli occhi e poi il palato. Ogni pasto inizia con un drink rinfrescante come il succo di melograno, prosegue con piatti della tradizione e si conclude con una selezione di infusi a base di spezie e frutti, studiata per favorire la digestione, il riposo e migliorare l’umore.
Lo confesso, ho un debole per il Pad Thai. Rigorosamente vegetariano e non piccante: crea dipendenza. Ampie vetrate rafforzano il legame con il verde circostante, creando continuità tra interno ed esterno. Lo stesso concept si ritrova nella zona benessere, un polo di 4mila metri quadrati accessibile tramite una passerella immersa in una vegetazione curata dove alberi autoctoni trovano spazio tra costruzioni tradizionali, le cosiddette Ruean Thai. Il centro propone attività coinvolgenti e ispirazionali pensate per gli ospiti di ogni età, bambini compresi, per rilassarsi, rigenerarsi e vivere esperienze condivise.

Tutto si svolge nell’ambito di tre aree wellness: Gaya per il movimento, Jai per le terapie olistiche, e Clinic per trattamenti come crioterapia e ossigenoterapia iperbarica. Bor-Naam è invece lo spazio dedicato all’idroterapia. Per costruire il percorso più adatto, si inizia con un’analisi approfondita della condizione fisica ed emotiva dell’ospite, pensata per comprendere la persona nella sua totalità e individuare le cause di eventuali squilibri. Il processo si basa su test accurati e valutazioni da parte di un team interdisciplinare. Durante la consulenza con lo specialista di medicina thailandese, ad esempio, si identifica l’elemento dominante tra fuoco, vento, acqua o terra.
Quando questi principi sono in equilibrio, il corpo gode di buona salute; se invece risultano mal bilanciati, viene elaborato un programma personalizzato che combina massaggi tradizionali, tecniche di rilassamento, allenamenti mirati e pratiche meditative. Nel mio caso prevale l’elemento fuoco e, per alleviare il gonfiore addominale e favorire la digestione, mi consigliano il massaggio RXV Belly & Gut. Si tratta di una versione rivisitata del tradizionale trattamento Chi Nei Tsang, sviluppato dai monaci taoisti della White Cloud School, che considerano l’addome il centro dell’energia vitale.

Spesso ci dimentichiamo che corpo ed emozioni si influenzano reciprocamente, e la consapevolezza è fondamentale per riconoscerle e gestirle. Testa, cuore e intestino, infatti, funzionano come tre “cervelli” interconnessi e lo stress può alterare questa rete, provocando ansia, affaticamento e disturbi digestivi. Altra piacevole scoperta è il trattamento Ya Poke, un toccasana per gli occhi ideale per chi, come me, passa molte ore davanti al computer. La terapista mi applica la maschera – composta da erbe, albume d’uovo fango – con un tocco quasi magico: avverto subito una sensazione di sollievo, una piacevole freschezza che si traduce in un contorno occhi rivitalizzato.
Complice il jet lag, mi rilasso a tal punto da addormentarmi durante il Thai Pure Nutrient Hair & Scalp Massage, un massaggio al cuoio capelluto seguito da una maschera a base di erbe thailandesi quali neem e butterfly pea. Una vera coccola che favorisce il rilascio emotivo, allevia la tensione cutanea e calma il sistema nervoso. Un’ottima alternativa per alleggerire i pensieri è il Tai Chi: l’insegnante mi dà appuntamento lungo il fiume, su una piattaforma in legno. Posizionato il tappetino, cerco di replicare le sequenze di movimenti lenti e fluidi che mi mostra e mi ripete con somma pazienza.

All’inizio mi sento impacciata ma, poco alla volta, acquisisco maggiore consapevolezza del corpo: «Respira, è solo questione di tempo e pratica», mi dice sorridendo il maestro. Meglio fare affidamento sulla mia vena artistica: anche i mandala, infatti, favoriscono rilassamento, concentrazione e creatività, trasformando
sentimenti inespressi in immagini tangibili. Provo a crearne uno con pietre e fiori, guidata da una psicologa che mi aiuta a interpretarne il significato. Secondo la tradizione buddista, una volta completati devono essere distrutti, un gesto liberatorio che invita al distacco dalle cose materiali.
Tra un appuntamento e l’altro, con una tazza di tè tra le mani, ispirata dalla rilassante intimità dell’RXV Café, inizio a mettere nero su bianco la mia esperienza. RXV Wellness Village Sampran è un vero locus amoenus che, in perfetta sintonia con il territorio, aiuta a ritrovare sé stessi attraverso un autentico viaggio di scoperta. Non ha prezzo aprire gli occhi al mattino e ammirare dal balcone un paesaggio naturale in cui il verde è interrotto dal luccichio dei tetti dei monasteri e da una presenza insolita che cattura il mio sguardo in lontananza: una torre rossa avvolta da un drago verde smeraldo.

È il Wat Samphran, un’architettura visionaria di 17 piani e 80 metri di altezza. Incuriosita, arrivo a destinazione in meno di mezz’ora di auto. Lungo il sentiero d’ingresso, imponenti statue e giochi d’acqua danno il benvenuto. Si entra poi, scalzi, nel corpo del dragone attraversando un tunnel che conduce fino in cima: un percorso simbolico di ascesa verso una condizione spirituale superiore.
Sulla sommità della torre, con lo skyline di Bangkok come sfondo, i fedeli pregano e offrono fiori – il cui colore varia a seconda del proprio giorno di nascita – in segno di devozione, un rituale che invoca fortuna e protezione. Rientrando, alle porte del resort, mi imbatto nel Sookjai Organic Farmers Market, mercato biologico dove il sabato e la domenica i produttori locali vendono riso, frutta e verdura di stagione. Ma anche capi tessili in fibre naturali proposti da una simpatica venditrice che mi ha sorpreso scambiando qualche battuta in … i-thai-liano.

Oltre allo shopping, si può mangiare tra le bancarelle oppure raggiungere l’adiacente Patom Organic Village dove prendere parte ai laboratori pratici (io, ad esempio, mi sono divertita con la creazione di oli aromatici). O
rilassarsi tra i tavoli del Patom Café, locale di design in vetro e legno riciclato incastonato in un’oasi verde. Ciò che sorprende è l’ordine e la pulizia impeccabile: tutto è al suo posto, accompagnato da profumi avvolgenti e sorrisi accoglienti. Sono bastati pochi giorni per percepire l’essenza di una cultura fatta di tradizioni
e rituali che talvolta possono apparire insoliti, addirittura curiosi.
A partire dalla lingua, complicata da leggere e da comprendere: molte persone, quando si presentano, non usano il nome di battesimo, spesso molto lungo e difficile da ricordare, ma un soprannome più facile da pronunciare quale Beer, Pee o Pui, come noto osservando le targhette del personale del resort. “Un sorriso caloroso è il linguaggio universale della gentilezza”, scriveva William Arthur Ward. E sono proprio quella gentilezza innata, quel sincero senso di accoglienza e quella voglia di rallentare per sorridere alle persone e alla vita che mi confermano quanto la Thailandia meriti davvero il soprannome di “Terra del Sorriso”.