Un abito bianco di batista che si gonfia nella brezza marina. Bambini che giocano sulla battigia della Malvarrosa. Pescatori che rientrano a riva e buoi che trascinano le barche sulla spiaggia. Così Joaquín Sorolla, tra i maggiori interpreti della pittura impressionista spagnola, ha raccontato Valencia. Oltre a dipingere paesaggi, ha saputo catturare la luce del Mediterraneo. Quella che ancora oggi accompagna la vita della città. Con oltre 300 giorni di sole all’anno e un clima mite in ogni stagione, si è guadagnata il soprannome di «California d’Europa».
Una definizione che non riguarda soltanto il meteo, ma uno stile che sembra contagiare chiunque arrivi e invita a stare all’aperto e a vivere le giornate con leggerezza. Sorolla, scomparso nel 1923, è oggi al centro di una delle novità culturali più attese dell’anno. All’interno del monumentale Palazzo delle Comunicazioni, affacciato su Plaza del Ayuntamiento, prenderà forma il nuovo spazio espositivo dedicato all’artista, con oltre duecento opere provenienti dalla Hispanic Society of America.

In attesa del completamento della sede definitiva, una parte della collezione sarà visibile tra il Museo de la Ciudad, situato in Plaza del Arzobispo, nel cuore del centro storico, e il Museo de Bellas Artes. Una targa di ceramica al numero 8 di Calle de las Mantas ricorda invece la sua nascita, il 27 febbraio 1863, proprio vicino al negozio di tessuti dei suoi genitori. Basta dirigersi verso il mare per ritrovare molti dei paesaggi che hanno reso celebre il pittore: le lunghe spiagge urbane sono state spesso immortalate in tele che sembrano fotografie rubate a un’estate infinita. Quasi venti chilometri di costa che permettono di passare dalla cultura al relax nel giro di una manciata di minuti. La Playa de la Malvarrosa, con il suo ampio arenile, resta il volto più conosciuto della Valencia balneare.
Poco più a nord la Playa de la Patacona offre un’atmosfera più rilassata, tra chiringuitos eleganti e tavolini sulla sabbia. Chi desidera una dimensione più naturale può dirigersi verso sud, dove le spiagge di El Saler, La Devesa e La Garrofera si susseguono per lunghi tratti all’interno del Parco Naturale dell’Albufera. A soli dieci chilometri dal centro, la città lascia spazio a questa grande laguna d’acqua dolce, alle risaie, alle dune e ai canali che da secoli scandisco- no la vita del territorio. E quando il sole comincia a scendere sull’orizzonte, il paesaggio regala uno dei suoi momenti più memorabili: il cielo si accende di sfumature rosate e arancioni.

Colori che incantano, proprio come era accaduto a Sorolla più di un secolo fa. Tutte le spiagge sono facilmente raggiungibili sia in bicicletta, grazie a una rete di oltre 150 chilometri di piste ciclabili, sia con i mezzi pubblici. Acquistando la València Tourist Card, disponibile nelle formule da 24, 48 o 72 ore, si può viaggiare senza limiti su autobus urbani, metropolitana, tram e treni locali, oltre a includere l’ingresso a musei e palazzi comunali. Il 12 agosto, inoltre, ci sarà anche un altro motivo per alzare lo sguardo al cielo.
Valencia sarà uno dei principali centri urbani europei dai quali osservare un’eclissi solare totale, un evento eccezionale che non tornerà sulla penisola iberica prima del 2090. Poco dopo le 20.30, per oltre un minuto la luminosità del giorno lascerà spazio a un’improvvisa oscurità, prima di ritornare alle sfumature del crepuscolo. E dopo tuffi e tintarella, basta addentrarsi nel centro storico per ritrovare un’altra anima della città, fatta di piazze vivaci, cortili nascosti e monumenti che raccontano secoli di storia.
Le Torri dei Serranos, una delle antiche porte della cinta muraria medievale, sono una delle tappe migliori per iniziare a orientarsi tra presente e passato. Salendo fino alla merlatura, lo sguardo abbraccia il centro storico e il Jardín del Turia, il grande polmone verde nato nel letto dell’antico fiume deviato dopo l’alluvione del 1957 e che continua a trasformarsi, grazie a nuovi progetti di rinaturalizzazione pensati per favorire la biodiversità urbana: si sta lavorando per trasformare un tratto in un paradiso per insetti impollinatori. Camminando tra vicoli e piazze si arriva alla Cattedrale, un mosaico di gotico, romanico, barocco e rinascimentale. Al suo interno custodisce opere attribuite a Goya e, si dice, anche la coppa del Santo Graal. Per chi non teme qualche gradino, vale la pena affrontare la salita al Miguelete, il campanile simbolo: 207 scalini e oltre cinquanta metri d’altezza promettono una delle vedute più belle.

Ai piedi della chiesa si apre Plaza de la Reina, sempre in fermento. Qui si può fare una sosta golosa in una delle migliori horchaterias della città, come Bertal, per assaggiare la tradizionale horchata. Bianca come il latte, è a base di noci chufa tritate, cannella, zucchero e acqua. Il nome? Si rifà a un aneddoto popolare. La parola sarebbe nata ai tempi della conquista di Valencia, quando Giacomo I d’Aragona, al momento di entrare in città, si vide offrire un assaggio di questa bevanda da parte di una bella ragazza del posto. Il sovrano, deliziato da quel nettare misterioso e rinfrescante e ancora di più dal fascino della donna, avrebbe risposto “Açò és or, xata”, ovvero “questo è oro, ragazza”.
Al di là della leggenda, vi rimetterà in sesto per continuare la scoperta. Da non perdere il Centro de arte Hortensia Herrero (fino al 25 ottobre ospita una mostra dell’artista tedesco Anselm Kiefer) e la Lonja de la Seda, la loggia della Seta dichiarata Patrimonio Mondiale dall’Unesco che riporta all’epoca in cui la città era un punto chiave del commercio internazionale. Tra le sue architetture gotiche si trova il Cortile degli Aranci, l’antica prigione per i mercanti inadempienti, le colonne tortili dell’omonima Sala come tronchi d’albero che si innalzano verso il soffitto.
Tutt’intorno, il Barrio del Carmen invita a rallentare ancora di più il passo. Tra palazzi storici, cortili nascosti, murales e locali all’aperto, questo quartiere conserva un’atmosfera vivace e creativa. In Calle Caballeros merita una visita la Chiesa di San Nicolás, soprannominata la “Cappella Sistina valenciana” per gli spettacolari affreschi barocchi che ricoprono quasi ogni centimetro della volta.

Ma Valencia si racconta anche attraverso i suoi sapori. Basta varcare la soglia del Mercat Central per capire quanto la cucina sia parte dell’identità cittadina. Sotto le eleganti strutture moderniste profumi, colori e accenti s’intrecciano in un’unica grande dispensa mediterranea. Tra i suoi banchi vale la pena fermarsi da Especias Socarrat, che propone una vastissima selezione di spezie, e al Central Bar, firmato dallo chef Ricard Camarena, per gustare le frittelle di baccalà. Il suo quartier generale è però il Ricard Camarena Restaurant, due stelle Michelin e una stella verde – ospitato all’interno del Bombas Gens Centre d’Art, un complesso industriale degli anni Trenta riqualificato, – dove propone un repertorio fondato su tecnica, stagionalità e ricerca, con una particolare attenzione al mondo vegetale e alla sostenibilità.
Si fa una vera immersione nel territorio da Llisa Negra, la braceria del pluripremiato Quique Dacosta, situata in Calle Correos, vicino alla piazza del Municipio. Tra i piatti del menu, imperdibili la paella tradizionale, i gamberi rossi di Dénia e la tarta de queso fundente. Numerosi poi i rooftop per sorseggiare un aperitivo o cenare con lo sguardo che spazia sui tetti.
Dall’Atenea Sky, aperto fino all’una e mezza di notte, si gode di una vista privilegiata su Plaza del Ayuntamiento, mentre dalla terrazza panoramica 270° dell’Hotel Barceló è possibile ammirare la Città delle Arti e delle Scienze. Ático Veles e Vents combina piatti ricercati, musica e brezza marina. Per il soggiorno, un indirizzo elegante è lo SH Valencia Palace Hotel, vicino al Palazzo della Musica, con area wellness, spa e piscina panoramica sul tetto. Il luogo ideale per concedersi un ultimo bagno e ritrovare ancora, dall’alto, quel bagliore dorato che Joaquín Sorolla ha trasformato in arte.