Dalla traversata dello Stretto di Messina al periplo del Monte Argentario, passando per il Bosforo: avventure acquatiche

Dalla traversata dello Stretto di Messina al periplo del Monte Argentario, passando per il Bosforo: avventure acquatiche

E il nuotar m’è dolce in questi mari, oltretutto in scenari naturali che meritano il viaggio.
Veduta aerea dei resti della torre medievale Torre di Capo d’Uomo a Monte Argentario

Me la vado a cercare e, ogni volta, ci casco: quando sono nel vivo di una sfida sportiva, non sono ancora arrivata al traguardo che già sto pensando a quella successiva. Il proverbio “Chi si accontenta gode” forse non fa per me, direi piuttosto che mi si addice di più il “Mai dire mai”: mai nella vita, infatti, avrei immaginato di innamorarmi follemente del nuoto in acque libere (ossia in mare, laghi o fiumi). E invece è successo e di una cosa sono certa: provato il brivido e l’eccitazione della sfida con me stessa, non ho più smesso di inseguirli.
 
Il mio “debutto” nell’Open Water Swimming, ormai una decina di anni fa, è stata la traversata dello Stretto di Messinaconsiderata una delle prove più emozionanti in assoluto nel panorama italiano. I tre chilometri e mezzo che separano una sponda dall’altra possono essere affrontati senza grandi sforzi anche da chi non è agonista né veterano della disciplina, soprattutto quando una forte corrente a favore accompagna e facilita sensibilmente la nuotata. 

Panorama sullo Stretto di Messina

L’importante è allenarsi con costanza, senza sentirsi obbligati a simulare in piscina questo tipo di gare: sarebbe uno sforzo impegnativo e, in fondo, inefficace. Il vero segreto per ottenere buoni risultati sta nella continuità della preparazione atletica. Inutile dire, a scanso di equivoci, che non ci si può avventurare da soli in quel braccio di marema è necessario affidarsi ad associazioni sportive che “scortano” i partecipanti con barche d’appoggio per tutto il tragitto da Capo Peloro, estremità nord-orientale della Sicilia, a Cannitello, frazione della calabrese Villa San Giovanni. 
 
Un aneddoto curioso, non certo per scoraggiare questa impresa (a proposito, se usate pinne e muta galleggerete meglio e sarà tutto più semplice): durante il briefing sulla spiaggia, prima di buttarmi in acqua, in lontananza ho visto emergere un sottomarino della Marina militare. A quel punto, il banco di meduse – ahimè, uno degli aspetti meno piacevoli delle traversate in mare – che si era posizionato proprio a ridosso della riva è sembrato una bazzecola in confronto.
 
“Pensa se nel mezzo del blu più profondo, vedo spuntare sotto di me la sagoma imponente di un U-212”, mi sono detta. Ma già solo dopo qualche bracciata, il senso di libertà che mi regala il nuoto in acque libere, l’essere in balia della natura (dalle onde al vento, sotto il sole o la pioggia), la voglia di superare i miei limitila ripetizione costante dello stesso gesto che mi fa entrare quasi in uno stato meditativo e gli imprevisti (come il mare che si alza improvvisamente oppure le punture di medusa che trapassano la lycra del costume da gara) mi trasmettono ogni volta una scarica di adrenalina tale da farmi dimenticare, oppure guardare con occhi diversi, tutto ciò che mi potrebbe accadere intorno. 
 
Un po’ di incoscienza? Anche. E così, non ero ancora all’arrivo che, ammirando dal bel mezzo dello stretto il profilo ormai sempre più indistinto della Sicilia alle mie spalle, avevo già avuto l’illuminazione: la prossima sfida sarebbe stata la traversata del Bosforo. Dopo qualche anno trascorso con “più tranquillità”, è finita che una mattina di agosto del 2023 mi sono ritrovata su un battello turistico che attraversava l’İstanbul Boğazı per studiare la rotta migliore e i punti di riferimento da tenere a mente l’indomani in occasione della “35th Bosphorus Cross-Continental Swimming Race”: evento organizzato dal Comitato Olimpico Turco (aperto a tutti, purché dotati di certificato medico agonistico) che prevede la partenza da un continente e l’arrivo in un altro. 
 
Lo start è infatti a Kanlıca, quartiere sulla sponda asiatica di Istanbul e l’arrivo a Kuruçeşme, lato europeo: a dividerli c’è un tracciato di 6 chilometri e mezzo durante il quale è possibile ammirare da una prospettiva unica, ovvero la superficie dell’acqua, la silhouette della capitale turca sfilare sullo sfondo, bracciata dopo bracciata. Non lasciatevi spaventare dalla distanza, anche qui un grande vantaggio è offerto dalla corrente a favore, o dalla pulizia (il “campo gara” è meno inquinato di quanto si possa pensare). 

La partenza della Bosphorus Cross-Continental Swimming Race a Istanbul

Ricordo ancora nitida l’atmosfera di festa e l’emozione nel tuffarmi insieme ad altre tremila persone da quasi 80 Paesi diversi. Di quella giornata, ricordo altrettanto bene lo scorrere dei risultati sul maxischermo con il mio nome in quarta posizione: smaltita la delusione del podio mancato (con non poca fatica, certamente più di quanta ne avessi provata nei 52 minuti di gara stessa!) mi sono goduta una bella passeggiata a Sultanahmet prima di prendere un volo per Kayseri e iniziare così il mio giro in solitaria della Cappadocia.
 
Sì perché le mie due passioni più grandi, lo sport e i viaggi, “viaggiano” bene insieme: ogni volta infatti cerco di abbinare l’impresa sportiva all’esplorazione dei dintorni. Lo stesso era accaduto con la traversata dello Stretto di Messina: nei giorni precedenti mi ero concessa un tour on the road della costa orientale della Sicilia, da Catania a Messina, passando per Acireale e Taormina. 
 
Molta acqua è passata sotto i ponti, a ben dire, dopo quel famoso 15 Temmuz Şehitler Köprüsü di Istanbul – 1.510 metri di lunghezza e 105 di altezza: quando, per l’appunto, sono passata sotto la sua campata l’acqua si è fatta improvvisamente nera per l’ombra che proiettava. Fu un momento un po’ inquietante, lo ammetto – prima di alzare ancora l’asticella. 
 
Ore e ore di allenamento d’estate, in mare, e d’inverno, in piscina, mi hanno accompagnato verso l’impresa più estrema della mia “carriera” natatoria, la scorsa estate: il periplo dell’Argentario a nuoto, 22 chilometri da Porto Ercole a Porto Santo Stefano. La Da Porto a Porto” è una manifestazione amatoriale che si tiene ogni anno e ha soprattutto un fine nobile ovvero raccogliere fondi da devolvere all’Associazione Tumori Toscana.
 
La felicità che ho provato nel vedere avvicinarsi la meta dopo 6 ore e mezza ininterrotte di nuoto in mezzo al mare è difficile da esprimere a parole: nonostante il freddo (era pieno agosto ma dopo quel tuffo alle 7 di mattina, anche con le quasi 18mila bracciate totali per coprire la distanza, non sono mai riuscita a riscaldarmi) e una spalla dolorante (al 12esimo chilometro mi sono dovuta far passare dalla barca d’appoggio un anti infiammatorio, da prendere, rigorosamente, senza toccare l’imbarcazione per rendere valida la traversata), non vedevo comunque altre alternative se non il traguardo.
 
E, sì, l’ho fatto di nuovo: ancora prima di mettere piede sulla scaletta e uscire dall’acqua mi sono detta: “Obiettivo dell’anno prossimo? La Maratona del Golfo Capri-Napoli”. Mancano ancora due mesi (NdA, il 26 giugno 2026) ma stavolta mi sono veramente superata, e conosco già la risposta per il 2027: lo Stretto di Gibilterra.

Articoli Correlati

Iscriviti alla newsletter