A San Cipriano, dove le pareti del Catinaccio sembrano quasi voler entrare dalle vetrate del Cyprianerhof Dolomit Resort, la storia dell’ospitalità non è fatta solo di mura e servizi, ma di intuizioni che hanno saputo sfidare il tempo. Michael Damian, trentenne dall’energia pacata e la visione lucida, oggi guida con la sua famiglia una delle realtà più affascinanti dell’Alto Adige. Per capire dove sta andando bisogna, però, guardare alle radici di una scommessa iniziata negli anni Sessanta.
Tutto ebbe origine da un sogno interrotto: era quello di un uomo della val di Tires, che desiderava condividere la bellezza di questo luogo ma che morì tragicamente prima di veder finita la sua opera. Fu il nonno di Michael, Luigi (italianizzato dal nome tedesco), a rilevare quel cantiere nel 1962 per farne un dono a sua moglie, cuoca austriaca che all’epoca gestiva una pasticceria a Bolzano. Iniziò così l’avventura di una piccola pensione di dodici stanze, un presidio estivo in un’epoca in cui il turismo invernale e lo sci erano ancora concetti lontani e faticosi.

Il vero spartiacque arrivò però negli anni Novanta. Mentre il settore virava verso un’idea di lusso fatta di opulenza, i genitori di Michael, Martin e Margareth, presero una decisione che allora sembrava rischiosa, quasi folle: puntare tutto sull’escursionismo guidato. Co-fondarono i Wanderhotels, hotel per camminatori, trasformando la fatica della montagna in un’esperienza rigenerante. Era una visione profetica: in un mondo che correva verso la tecnologia e la velocità, il ritorno alla natura stava per diventare il nuovo lusso.
Dall’intuizione visionaria al manifesto “Cultura Dolomiti”
Oggi, si può testare personalmente questa filosofia, affidandosi alle guide locali del resort che mette gratuitamente a disposizione degli ospiti delle escursioni. Chi ha fortuna potrà camminare con Heidi Pattis, un’arzilla settantenne di Tires che conosce queste vette come le sue tasche. Heidi insegna una lezione preziosa: camminare piano è l’unico modo per arrivare lontano. Con lei il sentiero diventa un racconto botanico tra gemme di abete rosso, fiori bianchi di cumino e crescione, ricordandoci di tenere sempre un sacchetto nello zaino per il foraging e di guardare la montagna con lo stupore di chi sa ancora distinguere ogni sua erba commestibile. Heidi nel suo zaino custodisce anche un elenco di nomi in tedesco di queste specie con relativa traduzione in italiano per poterla condividere in tempo reale con i camminatori più curiosi.

Questa filosofia è poi maturata nel manifesto che Cyprianerhof definisce “Cultura Dolomiti”. Non è solo un nome, ma un ecosistema che poggia su pilastri solidi. C’è l’attività fisica, appunto, con escursioni quotidiane tutto l’anno, e c’è la culinaria curata dalla sorella di Michael, Monika, che ha creato una rete di contadini locali e un orto di proprietà dove si coltivano varietà antiche di patate, semi e insalate.
Ma c’è anche l’arte, sviluppata dal marito di Michael, Diego Villegas, cantante lirico che ha trasformato il resort in una piattaforma per artisti internazionali, dai pittori brasiliani agli scultori locali, rompendo l’estetica classica del rifugio alpino. Questa estate è previsto un ciclo di appuntamenti sotto le stelle con artisti vari ma, almeno una volta a settimana, si può assistere a uno dei concerti di lirica e musica da camera: ad accompagnare la voce di Diego al pianoforte c’è Enzo Weber, giovane sommelier con una sorprendente formazione da musicista che lavora qui da due anni.
Gli altri pilastri di questo progetto sono le persone, nel senso di comunità, e il well-being, inteso qui come il necessario completamento della fatica fisica, seguendo il principio della “tensione e distensione”. L’area Spa non è un corpo estraneo alla montagna, ma un suo prolungamento anche a livello architettonico: l’utilizzo di materiali naturali, il profumo del cirmolo e la spettacolare piscina interna ed esterna ad acqua salata – che evita così l’uso del cloro, che sfrutta un sistema di riscaldamento a biomassa alimentato dal legno dei boschi circostanti – offrono un rifugio dove il corpo può recuperare le energie dopo una giornata sui sentieri, magari riservando uno dei massaggi come l’Holistic Face and Body.
Il benessere passa anche dai prodotti utilizzati per i trattamenti, Team Dr. Joseph, estratti dalle erbe alpine e disponibili anche nel piccolo shop della hall: un modo semplice per infilare in valigia un souvenir che profuma di bosco e portarsi a casa un pezzetto di questa montagna.

L’architettura stessa del resort racconta questo equilibrio tra passato e futuro. Se si guarda con attenzione, il muro che circonda il buffet della colazione è ancora quello della casa originale del 1962, un ponte fisico tra le generazioni. Eppure, tutto intorno pulsa una modernità consapevole: Michael monitora ogni mese l’impatto di CO2 e il consumo d’acqua come forma di rispetto verso il territorio che li ospita.
Il territorio è protagonista anche a tavola, grazie a una ricerca costante che traduce la stagionalità in piatti quotidiani sempre diversi. Se da un lato non mancano mai i “favoriti” – come l’insalata di cappucci altoatesini con speck e cumino – dall’altro la cucina ama sperimentare: ogni sera il menu è un viaggio che spazia dal moderno ramen di montagna con udon, brodo di porcini e champignon, latte di cocco e uovo marinato nella soia alla più profonda tradizione locale, rappresentata dalla zuppa nuziale con brodo di manzo e milza.
Il lusso dell’empatia: dove l’ospite è di casa

Uno dei tratti più umani di questa gestione è l’attenzione verso chi viaggia da solo. In controtendenza rispetto a molti cinque stelle, Cyprianerhof conta tredici stanze singole di alta qualità, nate per accogliere chi cerca il silenzio o chi, pur viaggiando in famiglia, reclama il proprio spazio. È un lusso fatto di empatia, sostenuto da un team di collaboratori che spesso sono lì da trent’anni, volti storici che hanno visto Michael nascere e che oggi sono i veri “padroni di casa”.

Mentre il mercato si interroga su crisi e prenotazioni, Michael guarda avanti con serenità. La crescita strutturale si è fermata perché il resort ha raggiunto la sua dimensione ideale: 85 camere che garantiscono l’anima di un’azienda familiare. Il futuro non sta nell’aggiungere altri piani, ma nel continuare a ispirare gli ospiti. «Non vogliamo insegnare nulla», conclude Michael, «vogliamo solo trasmettere il nostro stile di vita sano e positivo. La vacanza deve essere relax, certo, ma può anche essere il seme di un cambiamento».
