Adesso parto, penso, e torno in Austria. Ci sono stato più volte, sempre in moto. I chilometri da fare non sono pochi ma la fatica è stata sempre ripagata pienamente. Questa volta mi voglio concentrare sul Burgenland, letteralmente “terra dei castelli”. Una piccola regione orientale che da poco più di cento anni – 105 per l’esattezza – a seguito di un plebiscito, scelse di lasciare l’Ungheria per diventare parte dell’Austria. Era il 1921. Decido quindi di varcare il confine passando per San Candido, dopo aver attraversato la graziosa Dobbiaco ed essermi goduto qualche tornante sulle Dolomiti con vista sulle maestose Tre Cime di Lavaredo. Scelgo deliberatamente di non servirmi dell’autostrada austriaca, anche se ha un costo decisamente abbordabile e si paga semplicemente acquistando un ticket in qualsiasi stazione di servizio. Preferisco le strade secondarie, come la Statale 111 della Carinzia.
Immersa nei boschi di conifere, corre accanto a laghetti e torrenti di montagna, permettendomi, laddove possibile, qualche guado e brevi tratti di sterrato in tutta sicurezza. Punto Villaco, città sul fiume Drava, per una breve sosta e riparto subito alla volta di Graz, capoluogo del Land della Stiria, dove passerò la notte. La mattina seguente, di buon’ora, mi rimetto in viaggio; ma non senza prima aver fatto colazione con un krapfen (due in realtà) all’ombra della statua che la cittadella medievale ha dedicato a uno dei suoi cittadini più illustri: Arnold Schwarzenegger. Questa cosa mi mette sempre di buon umore. Mantenendo una velocità di crociera che non superi i 90 Km/h sarò nella capitale del Burgenland giusto in tempo per l’aperitivo. Eisenstadt è la mia meta.

Al suo centro, troneggia il castello che è stato per secoli dimora della famiglia che governò questi luoghi, gli Esterházy. Non sarà il castello della principessa Sissi ma ha comunque un grande fascino. Al suo interno c’è infatti una meravigliosa sala per concerti e una superba cantina. Ma andiamo per ordine. Gli Esterházy erano noti amanti dell’arte, della musica e del buon vino. Leggende e realtà si alternano con un’emozionante armonia, quasi a seguire le note del compositore Joseph Haydn che qui soggiornò a lungo. Una delle leggende che tutti insistono a raccontare riguarda il Blaufrankisch, vitigno d’elezione di queste terre da cui si ottiene un rosso deciso e floreale, severo ma giusto verrebbe da dire, che ricorda tanto i Sangiovese in purezza delle colline toscane.
Sembra che fosse abitudine degli Esterházy omaggiare i regnanti europei con ingenti quantitativi del loro nettare. E che, stufi delle continue richieste per l’invio di altro vino da chi lo aveva particolarmente apprezzato, decisero, per scherno o per convenienza, di inviare una botte piena di barbatelle. E sembra, sempre a sentire le storie dei locali, che questa botte fu inviata proprio in Italia, dove le piantine vennero messe a dimora per poi diventare uno dei vitigni più famosi e apprezzati del mondo. Ma servirebbe tempo per verificare queste dicerie e io devo terminare la generosa fetta della rinomata torta Esterházy – a metà tra millefoglie e pavlova, ma decisamente meno eterea – prima di proseguire per Rust, la cittadella medievale che ospita sopra ogni tetto in paglia un nido di cicogne.

All’indomani avrò modo di vederle. Il Burgenland non è solo terra di castelli e borghi medievali perfettamente conservati. La regione ha una forte vocazione vitivinicola e una vasta offerta termale, perfetta per chi, come me, la raggiunge in moto da lontano in cerca di relax. Scelgo quindi di fare base presso Avita Resort, uno stabilimento termale da cui potrò, nei giorni seguenti, raggiungere agevolmente tutti i luoghi che mi sono prefisso di visitare. L’esperienza mantiene la promessa a motto della struttura: “tutto quel che il cuore desidera”. L’arredamento è molto ben curato, la pulizia non trascura nessun dettaglio, e le camere superior sono dotate di sauna e spa. Un ampio sistema di piscine interne ed esterne si intreccia con numerose saune e aree relax.
C’è anche il pool bar per chi volesse godersi un aperitivo al tramonto senza dover uscire dall’acqua. L’offerta del resort è particolarmente indicata per le mie esigenze, soprattutto perché nel prezzo della camera è incluso l’uso di una bicicletta. Non si tratta di un caso isolato, il cicloturismo è particolarmente incentivato in questi luoghi ed è reso fruibile da una fitta rete di piste ciclabili, stazioni di sosta e di servizio e mappe dettagliate che indicano percorsi e luoghi di interesse naturalistico, faunistico, paesaggistico, storico, culturale e ludico. Così, per qualche breve passeggiata faccio volentieri a cambio di due ruote, lasciando la moto per inforcare la bici.

La visita a Rust impiega un’intera giornata. Il borgo è estremamente gradevole e ospita un’alta concentrazione di produttori vinicoli. Qui si pratica la biodinamica vera ma senza estremismi. I vignaioli ne parlano come se fosse la cosa più normale del mondo e offrono orgogliosi continui assaggi dei loro prodotti. Sono tutti di un’accoglienza sorprendente: uno addirittura mi ringrazia per essere arrivato fin lì, e, appena vista la moto, esclama «grazie per supportare la nostra economia!», offrendomi una bottiglia. La berrò volentieri a casa. L’ultima tappa prima di iniziare il viaggio di ritorno sarà a Neusiedler, un esempio tipico dei laghi della steppa.
Poco profondo e dall’estensione variabile, ospita una sorprendente varietà faunistica. Si tratta di un’oasi per la riproduzione e la sosta degli uccelli durante le grandi migrazioni. Le sue acque, come le terre che lo circondano, superano i confini politici con l’Ungheria e costituiscono un parco nazionale di oltre trentamila ettari. Ed è proprio dai tavolini di un caffè a bordo lago, dal cui molo partono e rientrano piccoli motoscafi a impatto zero alimentati da bombole di aria compressa, che penso quanto sarebbe bello mollare tutto e aprire un piccolo chiringuito qui, su queste spiagge. Non sarà il Brasile, ma questo luogo ha tutto quello che cerco.