Li abbiamo visti online per anni, giudicandoli quasi con superiorità, ma ora i capsule hotel non sono più una particolarità riservata al Giappone. Negli ultimi anni questo modello di ospitalità, basato su cabine individuali di dimensioni ridotte e servizi condivisi, ha iniziato a diffondersi anche in Europa, trovando spazio soprattutto nelle grandi città dove il costo degli alloggi continua a crescere. L’esempio più evidente arriva da Londra: qui, nel 2025, ha aperto a Piccadilly quello che viene presentato come il più grande capsule hotel del mondo. La struttura appartiene al gruppo Zedwell e dispone di circa mille capsule. I prezzi partono da 30 sterline a notte, una cifra particolarmente competitiva per una delle aree più centrali della capitale britannica.
Cosa sono i capsule hotel
La formula punta sull’essenziale. Il check-in è quasi sempre automatizzato, l’interazione con il personale è ridotta al minimo e gli spazi privati si limitano a una cabina progettata solo per il riposo. All’interno trovano posto un letto, prese elettriche, illuminazione regolabile, ventilazione e piccoli vani portaoggetti. I bagagli più grandi vengono invece custoditi in armadietti esterni.

Le origini del modello risalgono al 1979, quando a Osaka aprì il Capsule Inn, progettato dall’architetto Kisho Kurokawa. La struttura era stata pensata per i lavoratori che perdevano l’ultimo treno dopo il lavoro e avevano bisogno di un posto economico dove trascorrere la notte. Nel tempo il concetto si è evoluto: da soluzione di emergenza a forma di ospitalità alternativa, capace oggi di intercettare una domanda sempre più attenta al rapporto tra posizione, prezzo e funzionalità.
Quello che fino a pochi anni fa sembrava un modello di nicchia legato alla cultura minimalista del Sol Levante, sta attirando investimenti anche in altri mercati europei. In Spagna, per esempio, la catena Optimi Rooms ha sviluppato strutture a Madrid e Bilbao, adattando il concetto nipponico alle esigenze dei viaggiatori locali. Le capsule sono comunque più ampie rispetto a quelle tradizionali e vengono inserite in ambienti che ricordano gli ostelli, con aree comuni dedicate al lavoro, al relax e alla socialità in un perfetto esempio di ospitalità ibrida.
La configurazione degli spazi resta però simile a quella che ha reso celebri i capsule hotel in Asia. Le cabine si affacciano su corridoi comuni e sono spesso disposte su due livelli, come le cuccette ferroviarie. In molte strutture i bagni sono condivisi e possono trovarsi su piani differenti rispetto alle aree dedicate al pernottamento.
La crescita del fenomeno è legata soprattutto all’evoluzione delle abitudini di viaggio. Sempre più persone scelgono di contenere la spesa per l’alloggio e destinare una quota maggiore del budget a ristoranti, attività ed esperienze varie. A utilizzare queste strutture non sono soltanto i turisti, ma anche professionisti in trasferta e viaggiatori che cercano una sistemazione centrale per soggiorni brevi. Non è un caso che grosse possibilità di sviluppo ci sono nei capsule hotel “creati” negli aeroporti. Queste strutture consentono di riposare per alcune ore tra una coincidenza e l’altra o di trascorrere la notte all’interno dello scalo in caso di partenze mattutine. In Italia, una parte del settore è rappresentata da ZZZleepandGo, che gestisce capsule negli aeroporti e una struttura a Milano, nei pressi della stazione Centrale.