Niente file, niente vociare confusionario. Oltre alla Firenze più turistica esiste un altro volto della città, più esclusivo, fatto di indirizzi defilati che sfuggono alle mappe. E per scoprirli a volte basta l’incontro giusto. Nell’Oltrarno – quartiere d’elezione della nobiltà fiorentina – ha preso forma un esclusivo progetto di ospitalità che, il prossimo 16 ottobre, spalancherà le porte al pubblico. La Réserve Firenze non è il classico hotel ma una residenza di soli sei appartamenti che rifiuta i pacchetti predefiniti prediligendo l’artigianalità dell’accoglienza firmata da Grégory e Olivia Marciano, coniugi francesi che hanno acquistato lo storico palazzo rinascimentale di via Santo Spirito dove l’anima italiana incontra la sofisticata eleganza parigina.
Grégory, forte di un background nella ristorazione con il progetto Sushi Shop, e Olivia con un’esperienza decennale nell’universo Dior, hanno tramutato la passione condivisa per l’arte, l’architettura e la bellezza, in un’idea di ospitalità intima e autentica capace di raccontare la città attraverso lo sguardo di chi l’ha scelta, la scopre e la vive quotidianamente.

Le origini e la storia
La svolta è arrivata appena approdati a Firenze, nel 2019, una città di cui si sono innamorati trovando in Villa Sorgente – una residenza appartenuta alla famiglia Gucci – la loro isola felice. La coppia ha affidato i lavori di ristrutturazione allo studio di architettura e interior design Gilles & Boissier e presenta un arredo curato che annovera sculture di Christophe Charbonnel, fregi e affreschi murali realizzati dall’artista Roberto Ruspoli, in grado di soddisfare appieno la loro visione di un lusso intimo e contemporaneo.
Un nuovo capitolo dell’ospitalità si apre nell’Oltrarno
Uno stile che hanno voluto replicare anche nella dimora di via Santo Spirito che, acquisita nel 2022 a seguito di un costruttivo incontro con il fondatore e proprietario di La Réserve Michel Reybier, è divenuta la prima casa italiana sotto l’insegna del gruppo alberghiero. Dopo quattro anni di restauro conservativo, grazie al savoir faire di Patrick Gilles et Dorothée Boissier, l’edificio è tornato a splendere, mostrando un volto rinnovato ma fedele alla struttura quattrocentesca.
Guardandosi intorno, tra boiserie intagliate, soffitti a cassettoni, pavimenti in cotto e affreschi riportati al loro antico splendore, si inseriscono numerose opere d’arte, molte delle quali provenienti dalla galleria Amélie du Chalard. Altre invece sono il frutto di un lavoro di scouting tra fiere e mercati di tutto il mondo. Sono distribuite nell’intera proprietà che, complessivamente, misura 2.500 metri quadri. A dare ospitalità sono sei appartamenti dalle generose dimensioni — con superfici comprese tra i 180 e i 210 metri quadrati e configurazioni da una a tre camere da letto — dove trovare momenti di intimità e privacy ma, volendo, anche convivialità.

Una volta entrati nel palazzo, si viene accolti da una reception attiva 24 ore su 24 con personale locale formato secondo i rigorosi protocolli La Réserve. Facendo pochi passi si accede invece alla sala giochi, dotata di un tavolo da biliardo e di una biblioteca ricca di volumi dedicati all’arte e al design, dove ci si può accomodare per sfogliare qualche pagina, sorseggiare del cognac o gustarsi una fetta di torta. Per un caffè, ci si può spostare nella corte interna, un intimo spazio en plein air che fa da preludio a una raffinata palestra: qui anche i macchinari parlano il linguaggio del quiet luxury, unendo l’eccellenza delle attrezzature Technogym e Pent Luxury Fitness in un perfetto connubio tra artigianato tradizionale e moderna tecnologia.
Gli appartamenti
Il mio alloggio, situato al terzo piano, è un microcosmo di pace con un ampio salone che dà accesso a una cucina attrezzata di tutto il necessario: macchina del caffè, tostapane e un frigorifero rifornito di succhi freschi, latte di ogni tipo, uova e cioccolata. È proprio qui che al mattino viene servita la colazione. Per soddisfare ogni preferenza, al momento della prenotazione viene richiesto agli ospiti cosa desiderino trovare in tavola: la governante, in punta di piedi, allestisce la tavola all’orario desiderato. Nel mio caso, prediligendo la colazione dolce, non sono mancati croissant e pain au chocolat, accompagnati da spremuta d’arancia e caffè.

La camera da letto è spaziosa e rispecchia pienamente il gusto della famiglia: tutto è all’insegna del minimalismo, tra toni delicati e dettagli in legno sublimati da arazzi e quadri d’autore alle pareti tratti dalla collezione privata di Olivia e Grégory Marciano. La stanza vanta un comodo letto a baldacchino fornito di cuscini di ottima fattura e, tramite un corridoio finestrato, si accede a un bagno generoso, rivestito in travertino senese e caratterizzato da ambienti separati per doccia, sanitari e vasca da bagno. Tra le amenities, molto gradita la presenza di un asciugacapelli Dyson Supersonic e di un accappatoio firmato Frette, morbido e avvolgente come un abbraccio.

I servizi e le esperienze
Superata la soglia del palazzo, l’ospite viene accolto in una dimensione di attenzione sartoriale. Ogni dettaglio è pensato per farlo sentire al centro di un’esperienza esclusiva, grazie a servizi dedicati come la lavanderia e la stireria gratuite. Oltre all’accesso in palestra, è possibile richiedere la consulenza di un personal trainer o concedersi un massaggio in appartamento per sublimare l’esperienza.
Sul fronte gastronomico, la struttura non dispone di un ristorante interno e, oltre al room service realizzato in collaborazione con la storica Trattoria Cammillo che porta in tavola i classici della cucina toscana, i coniugi Marciano hanno stretto partnership esclusive con diversi chef pronti a portare la loro arte direttamente in casa: si va dall’Harry’s Bar (con la possibilità di seguire lezioni di cucina dedicate) all’Ambar Kitchen, un indirizzo giapponese specializzato in omakase sushi e cucina fusion. Entrambi possono allestire la cena direttamente in terrazza, con vista su Santo Spirito e Palazzo Pitti, dove trovare anche un bar fai-da-te.

La cultura dell’enoturismo occupa un posto d’eccezione. Il vino, però, non si esaurisce nel calice: diviene racconto del territorio e dialogo con l’arte, una visione che contraddistingue da sempre gli Antinori, storica dinastia vinicola con cui Grégory e Olivia hanno stretto un sodalizio. Da questa collaborazione prendono forma esperienze altrimenti difficili da vivere, come una degustazione privata nel proprio appartamento con Allegra in persona – una delle tre figlie del Marchese Piero – o un pranzo a Palazzo Antinori, dimora di famiglia che ospita, al piano terra, la Cantinetta Antinori. Un unicum che permette di mangiare la pappa al pomodoro o la bistecca alla fiorentina, accompagnati dalle etichette della casa direttamente nella corte interna della dimora quattrocentesca.
Direzione Chianti Classico, tra l’affresco del Ghirlandaio e i sapori dell’orto

Lasciandosi alle spalle Firenze, ci si sposta nella campagna chiantigiana dove il vino diviene il fil rouge di un itinerario che intreccia stimoli sensoriali e cultura: nelle cantine del X secolo della Badia di Passignano, un antico monastero vallombrosano risalente al 395 d.C. fondato dall’Arcivescovo di Firenze, grazie alla particolare conformazione delle mura e una temperatura costante di circa 15°C con circa 80% di umidità, affina il Badia a Passignano Chianti Classico DOCG Gran Selezione, prodotto dai vigneti circostanti e massima espressione del Sangiovese in purezza di Marchesi Antinori.
Un luogo di grande spiritualità che merita di essere visitato con i padroni di casa, cinque monaci vallombrosani che si dedicano alla cura di un prezioso patrimonio naturalistico e artistico: oltre a sbirciare tra i giardini, popolati da anatre, oche, pavoni e conigli, è doverosa una sosta nel refettorio per contemplare l’Ultima Cena di Domenico del Ghirlandaio (restaurato con il supporto della famiglia Antinori, storicamente dedita al mecenatismo) o il Chiostro e il Monastero con le logge decorate e i cicli di affreschi dedicati alla vita di San Benedetto.

L’amore per la terra si racconta anche nella cucina dell’Orto di Badia di Passignano — 1 stella Michelin dal 2007 — dove lo chef Matteo Lorenzini delizia gli ospiti con piatti che rendono protagonisti i prodotti coltivati nell’adiacente orto bioattivo. E non solo. Niente pareti perché per vivere la magia del contesto, un tavolo — uno solo — viene allestito con una mise en place dal fascino bucolico tra le erbe officinali, un momento intimo dove contemplare la natura anche nel piatto, con delizie come la focaccia al pomodoro, l’hummus di ceci con mandorle, accompagnato da pane soffiato e da involtini di insalate ed erbe. Il tutto messo nero su bianco sul menu stampato su carta piantabile e sublimato da una selezione di etichette Antinori, dal Cervaro della Sala 2024 al Badia a Passignano Chianti Classico DOCG Gran Selezione 2022 fino al Tignanello 2023.
Il patrimonio artistico di Christian Levett
L’arte non si racconta solo in luoghi istituzionali dove, al di là di una teca, si contemplano quadri d’autore. Esistono anche nomi meno noti a un pubblico generalista che meritano di essere raccontati a gran voce. Al palazzo-museo di Christian Levett, dove il collezionista e fondatore del Femmes Artistes du Musée de Mougins (FAMM) trascorre diversi mesi all’anno, la sua passione per l’universo artistico femminile si mette in mostra.
Qui, nella dimora un tempo appartenuta all’attrice Adelaide Ristori, una volta varcato l’ingresso ha inizio un percorso conoscitivo che, alzando lo sguardo alle pareti, permette di familiarizzare con circa novanta opere realizzate esclusivamente da grandi protagoniste del Novecento esposte tra foto di famiglia, specchiere dorate e pezzi di design italiano. Una scelta che denuncia il divario di genere nel mercato dell’arte — dove le opere femminili registrano valutazioni poco valorizzanti — con il principale obiettivo di dare visibilità ad artiste troppo spesso messe in ombra.
Tra i nomi figurano icone dell’Espressionismo astratto e del Surrealismo come Helen Frankenthaler ed Elaine de Kooning — celebre per il suo ritratto di John F. Kennedy — e ancora Leonor Fini, che ha trasposto su tela l’arte del trasformismo. La lista prosegue con Franciszka Themerson, Dorothea Tanning e molte altre donne le cui opere, nei prossimi tre anni, saranno protagoniste di un tour espositivo negli Stati Uniti.
La celebrazione della joie de vivre
Che si tratti di arte o di enogastronomia, ogni esperienza proposta da La Réserve Firenze è frutto di una ricerca mirata e di una rigorosa sperimentazione da parte di Olivia e Gregory: niente itinerari standardizzati in quanto ciascuna attività esula dalle classiche attrazioni da catalogo, spalancando le porte di luoghi difficilmente accessibili al pubblico.