L’ingresso di un’imponente casa eoliana, una brocca di acqua ghiacciata su un tavolino di maiolica, le colonne candide della terrazza di fronte al mare blu e un lieve aroma di limone e origano. Istantanee di un assolato pomeriggio di luglio. Appena il tempo di scendere dall’auto che dal porto di Santa Marina mi accompagna a Malfa ed è già colpo di fulmine. L’amore per il Principe di Salina, luxury hotel fuori dall’ordinario, comincia così: dall’ariosa reception vista Stromboli. Burt Lancaster – ovvero Don Fabrizio di Salina del romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa in versione kolossal per la regia di Luchino Visconti (1963) – non compare: è solo un personaggio di fantasia. Al suo posto auguratevi la reale accoglienza di Anita Motta che, con il marito Filippo Galimberti, ha creato e anima un buen retiro sull’isola più verde delle Eolie, Salina.
Il bianco domina gli ambienti costellati di oggetti artigianali di ottimo gusto, ceramiche siciliane, applique in ferro, cestini e pallide ortensie sposano nei rustici vasetti le erbe spontanee di questo frammento di paradiso vulcanico. A pochi passi dall’ingresso il Mediterraneo si fa sentire di nuovo, prepotente. Siamo nel living della casa: un parallelepipedo perfetto che architettonicamente accompagna il declivio verso il borgo di Malfa, dieci minuti di discesa in tutto.

La quarta parete (al piano di sotto) è risolta anche qui (come sugli altri due livelli dell’albergo) da una amplissima terrazza a colonne, ombreggiata da vele leggere, che affaccia sul luccicante blu cobalto di Punta Scario. Lasciate che lo sguardo si perda all’orizzonte tra le barche. Un vecchio bancone da falegname, dal fascino inossidabile, costituisce l’originale office dove (all’occorrenza) si lavora in tranquillità: computer, riviste internazionali, connessione Wi-Fi potente (nonostante la collocazione geografica) e tutt’intorno poltrone, tavolini e divani che invitano alla lettura, al riposo, alla privacy.
La tranquillità è, insieme al silenzio, uno dei privilegi da godere in questo boutique hotel riservato agli ospiti dai 12 anni in su. La pace, il relax, il benessere, la ricerca continua della sostenibilità, l’inclusione sociale, il comfort quotidiano (e aggiungerei l’inglese perfetto dello staff) per chiunque approdi dalle diverse latitudini del mondo sono aspetti prioritari per il Principe di Salina. E ad apprezzarli risultano – nel 90 per cento dei casi – tantissimi americani e australiani in cerca dello stile made in Italy, direi segnatamente mediterraneo. Coppie che tornano a vivere l’esperienza già sperimentata con successo, certe della vacanza in amicizia. Lo slow travel è garantito. Si percepisce nelle dodici stanze e nelle due suite (da sessanta metri quadrati ciascuna con doppio letto king size, salottino, terrazzo privato, zona pranzo e chaise longue) arredate all’insegna del basso impatto ambientale e del rispetto della natura.

Vale a dire cementine fiorate a terra; pareti intonacate a gesso; lampade in paglia, vimini, corda; tessuti naturali come lino e cotone grezzo; zero amenities da toilette in plastica. Nel bagno troverete i profumatissimi prodotti Ortigia dai sentori agrumati e sacchetti di tela per biancheria, slipper e accappatoio necessari per una visita alla spa (al secondo livello della maison) che vi regala coccole e fitness. A precedere la sala massaggi (si prenotano i trattamenti dalla sorridente Donnamorena responsabile della reception), ecco la palestra (ovviamente open air) con tecnologiche macchine (dalla cyclette in poi) per allenarsi al meglio. Un’oasi nell’oasi, particolarmente apprezzabile nelle giornate di tempo variabile e dai viaggiatori afflitti da fitness addiction.

Ma il “cuore” del Principe – fedele alla sua vocazione romantica – è senz’altro la piscina a sfioro che guarda al mare e che interrompe, con la sua forma a ovale incompleto (simil ferro di cavallo), il rigore della geometria eoliana dell’edificio. L’acqua è dolce, tiepida e limpidissima: immergersi al mattino presto è un piacere.
A cingerla, quasi a far da cornice a uno specchio, il verde intenso del prato, la linea marina dell’orizzonte, gli ulivi bassi, i cespugli e – ai lati – sei alcove “protette” da lunghi teli di lino bianco sventolanti che “nascondono” al loro interno lettini candidi dai soffici materassi dove oziare, leggere, chiacchierare a bassa voce, godere del sole e del puntualissimo servizio di un bar che a pranzo offre un light lunch ricco di opzioni a km0, insalate varie, cous cous, pane cunzato e dissetanti spremute di frutta, centrifugati e gelati home made. Sotto gli ombrelloni color panna smerlati, ai tavoli a ridosso del bancone o nel corner salotto, al tramonto l’atmosfera diventa alcolica, friendly. Il cellulare resta in silenzioso (è la regola), ma dall’abile shakerare di Michela e degli altri ragazzi dello staff, escono cocktail dai nomi allettanti e assai beverini.

Come il White Salina con tequila e orzata di mandorla oppure gli analcolici (da consigliare) Ginger Peach o Sicilian Breeze accompagnati da popcorn appena sfornati e pepati in giusta misura. E se si desidera “chiudere” l’happy hour con un po’ di shopping, nella porta ad arco che si spalanca a fianco del bar si entra in una saletta tutta rosa (pareti comprese), un luogo romantico, fresco e in penombra dove regalarsi abiti lunghi, monili e lampade marocchine in linea con gli arredi del Principe. Stile chic, ma privo di eccessi, che si manifesta perfino nelle ampie gonne di cotone dipinte con motivi ad anfora indossate dalle ragazze che come ballerine si muovono tra il bar, la piscina, le bianche stanze e il buffet della colazione.
La sera, e pure al mattino, in tavola, da aprile ad ottobre – i mesi in cui il Principe di Salina accoglie amici vecchi e nuovi – trionfa la cucina mediterranea, il cibo locale o al massimo siciliano. La proposta del menu è varia e soprattutto all’insegna del relax, tanto da imbandire un lunghissimo tavolo comune. Mangiando è facile familiarizzare e commentare i manicaretti che Filippo sceglie orientando i gusti d’oltre Oceano. È lui a dirigere l’orchestra dei sapori, la brigata di cucina, i fornitori. La cantina non delude e mantiene un occhio di riguardo alla straordinaria Malvasia dell’isola, al Catarratto e ai vini minerali etnei.

Pizza con lievito madre, pesce appena pescato, paste alla siciliana, verdure alla scapece, sorbetti, gelati alla frutta: di giorno in giorno gli ospiti, se non prenotano in uno dei ristoranti di Salina (raggiungibile con uno degli scooter elettrici a disposizione di chi soggiorna), aderiscono al menu serale che “ruota” secondo ciò che offre il mare e il mercato. Si pasteggia con sottofondo musicale e la presenza della cordialissima Anita che – dopo anni di impegno manageriale tra New York, Amburgo, gli Emirati e l’Europa – ha deciso di dedicarsi all’ospitalità con spirito libero e autentica passione. Il giornale (la cui testata è Il Principe) che ho trovato in stanza con le informazioni, le curiosità e le “istruzioni per l’uso” sull’hotel e su Salina ne è una piccola dimostrazione. Un dettaglio che resta in testa di chi parte con la voglia di tornare.