Il Faro di Capel Rosso, nel punto più a sud dell’Isola del Giglio: da rudere dimenticato a suggestivo rifugio mediterraneo

Il Faro di Capel Rosso, nel punto più a sud dell’Isola del Giglio: da rudere dimenticato a suggestivo rifugio mediterraneo

In un’epoca in cui tutto dev’essere immediato, accessibile e raggiungibile senza sforzo, un indirizzo dove riscoprire lo slow living.
Il Faro di Capel Rosso, all’Isola del Giglio

La prima volta a Capel Rosso nel 2015 non c’erano suite, cene al tramonto e viaggiatori. Solo un faro. Ero lì per raccontare uno dei beni che l’Agenzia del Demanio aveva appena inserito nel bando di concessione ai privati per la riqualificazione. L’esterno appariva come oggi: la torre ottagonale bianca alta 20 metri, inserita nel corpo centrale a due piani con le caratteristiche fasce orizzontali bianche e rosse. All’interno ambienti fatiscenti, muri segnati dal tempo, spazi abbandonati e di fronte la linea dell’orizzonte marino incredibilmente alta e avvolgente, simile a un effetto ottico, nonostante la posizione sopraelevata dell’edificio. A distanza di anni sono tornata a Capel Rosso: il faro è stato restaurato, i vecchi alloggi dei guardiani sono diventati suite, gli spazi hanno ritrovato nuova vita. Ma ciò che rende speciale questo luogo, immortalato anche in una scena del film La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, è rimasto sorprendentemente uguale: il vento che soffia, gli aromi della macchia mediterranea, la sensazione benefica di “isolitudine” su questo lembo di roccia proteso nell’Arcipelago Toscano, biosfera Unesco.

Il rito dell’arrivo 

Per raggiungere il Faro di Capel Rosso bisogna rinunciare alla comodità. Consiglio di viaggiare con un bagaglio leggero, da evitare il trolley. Un’ora di navigazione da Porto S. Stefano a Giglio Porto e mezz’ora di auto fino al termine della strada asfaltata tra curve, vigneti eroici e scorci sul mare. Gli ultimi 800 metri si percorrono solo a piedi, 15 minuti in discesa lungo una vecchia mulattiera panoramica. È il primo gesto del rito. In un’epoca in cui tutto dev’essere immediato, accessibile e raggiungibile senza sforzo, s’impone questa breve transizione. Il profumo del lentisco si confonde con quello del mirto e dell’elicriso, il vento cresce d’intensità e poi, dietro l’ultima curva, appare il Faro. Dal 1883 si erge come una sentinella nel sud dell’isola a un’altezza di 90 metri sul mare con una lanterna rotante: quattro lampi bianchi ogni trenta secondi, visibili fino a 23 miglia nautiche, circa 42 chilometri. In alternativa si può arrivare via mare salendo dal punto di approdo lungo scalette di pietra oppure, per una clientela più esigente è disponibile l’eliporto all’interno della proprietà. Con i permessi in attesa dall’Ente Parco sarà possibile in futuro rendere il sentiero percorribile anche da una una golf-car elettrica.

Tre sorelle e una visione 

Viola Mura, direttrice del Faro di Capel Rosso e titolare con le altre due sorelle della concessione per la riqualificazione del Faro

Per oltre un secolo il Faro è stato un avamposto della Marina Militare. Gli alloggi al pianterreno hanno ospitato generazioni di guardiani. L’ultimo, Luigi Baffigi, ha vissuto qui 36 anni fino all’automatizzazione negli anni Ottanta e oggi collabora con la nuova gestione nell’accoglienza dei turisti. Pur lasciando alla Difesa la responsabilità tecnica del segnalamento indispensabile per la sicurezza della navigazione, nel 2016 la concessione ventennale è stata assegnata alla proposta delle sorelle Gilda, Veronica e Viola Mura, imprenditrici fiorentine titolari della CSO di Scandicci, azienda leader nella produzione di strumenti oftalmici. La loro è stata una scommessa dal sapore romantico. I lavori, iniziati nel 2018 sotto la stretta vigilanza della Soprintendenza, sono durati tre anni con un investimento di quasi 2 milioni di euro. Oggi è Viola, 47 anni e una formazione all’Accademia d’Arte, la direttrice del Faro mentre Veronica, 57 anni, pioniera del progetto, si occupa della parte amministrativa.

Le quattro suite 

L’interno di una delle 4 suite di 45 metri quadrati: una camera con un letto matrimoniale e una stanza con uno o due letti separati

Il restauro ha seguito criteri conservativi. Dagli appartamenti dei guardiani sono state ricavate solo quattro suite di 45 metri quadrati vista mare, per un totale di quattordici posti letto. La scelta dei materiali e lo stile sono alla base del progetto: pavimenti di pietra originale, intonaci tirati a mano, ampie finestre a imbotto. Nessuna concessione al decorativo né arredi di tendenza, a parte la vasca in stile vintage che occupa un angolo della stanza. Per il resto domina la sobrietà. Le vecchie taniche di benzina trasformate in comodini, le brande dei guardiani diventate divani, le lampade a olio elettrificate, salvagenti e nodi marinari che decorano le pareti insieme alle tele d’ispirazione marinara dipinte da Viola Mura. Tra le novità due Jacuzzi esterne affacciate sul mare e una terrazza-osservatorio che al tramonto diventa il centro di gravità del Faro. Fuori dalle finestre c’è sempre e solo il mare. Al mattino si “veste” di rosso e azzurro, i colori dell’alba, il pomeriggio si ricopre di riflessi metallici e quando si alza il Maestrale assume l’aspetto di un oceano. Di notte il buio torna a essere buio vero, sempre più raro nel Mediterraneo. Le luci artificiali sono pochissime, il cielo si riempie di stelle mentre la luce intermittente del faro si riflette sulla roccia per poi proiettarsi nell’infinito.

Carla e Davide: i nuovi guardiani del faro 

Si dice che un luogo lo facciano prima di tutto le persone. Il Faro di Capel Rosso non sarebbe quello che è senza Carla e Davide Di Corato. Marito e moglie (lei di Brasilia, lui originario di Torino) hanno lasciato il Lago di Garda per trasferirsi al Faro dieci mesi l’anno e curare l’accoglienza, dal check-in check-out degli ospiti, all’organizzazione delle varie attività, alla cucina. Il soggiorno (costo medio 800 euro al giorno per stanza) prevede la mezza pensione. Non esiste un menu fisso, ogni cena (servita all’aperto o al chiuso a seconda del meteo) è un percorso costruito in giornata da Davide sui prodotti disponibili. La tradizione locale resta il riferimento: pasta al pesce, cacciucco, palamita alla gigliese, panficato (dolce tipico di fichi secchi, noci, mandorle e cioccolato). La carta dei vini, accanto a eleganti vermentini contempla l’Ansonaco, vitigno autoctono di cui è piena l’isola, tra cui l’esclusivo Caperrosso dedicato al Faro dell’azienda Fontuccia: giallo ambrato e secco, è il vino-simbolo del Giglio, frutto di una viticoltura eroica che da secoli si arrampica sui terrazzamenti a picco sul mare. Per la prima colazione, che segue la stessa filosofia, non c’è un buffet ma prodotti serviti a tavola: affettati, formaggi, pane integrale, uova strapazzate, macedonia di frutta fresca, miele dell’isola, yogurt fatto in casa e tanti piccoli e gustosi dolcetti cucinati da Davide. Per chi lo gradisce Carla prepara un cestino con le stesse vivande da portar via per uno spuntino.

Tra ozio e scoperte 

Il Faro di Capel Rosso visto da un’imbarcazione poco distante dalle scogliere dell’Isola del Giglio

Cosa si fa a picco sul mare? Se si vuole, nulla. Anche perché il wi-fi traballa così come la linea telefonica. Per chi invece ama muoversi esistono varie opzioni extra: percorsi a piedi dal Faro a Giglio Castello oppure l’escursione con Marina Aldi, storica guida ambientale dell’Arcipelago Toscano che vi parla anche del prodigioso olio di lentisco da lei prodotto. Si può circumnavigare lentamente l’isola con il gozzo ben attrezzato della bravissima Cecilia Ferraro facendo il bagno nelle calette più suggestive raggiungibili solo via mare, pranzare al ristorante sulla spiaggia delle Cannelle, visitare i piccoli produttori di miele e olio extravergine, partecipare a degustazioni tra i vigneti biologici sospesi sul blu, fare snorkeling (la struttura fornisce tutta l’attrezzatura, compreso il costume per chi lo ha dimenticato) direttamente dall’approdo del Faro provvisto di scaletta. Numerose le iniziative proposte negli anni anche per chi non alloggia nella struttura: dalle rassegne di cinema e musica alle serate letterarie. Presto il Faro potrebbe diventare un osservatorio dotato di telescopi professionali per ammirare le suggestive notti stellate che il cielo dell’isola regala. L’obiettivo è renderlo una destinazione per quattro stagioni dove praticare anche yoga, meditazione e trekking. La soddisfazione più grande? «Vedere i clienti andar via con una luce nuova sul volto», dice Viola Mura preannunciando il prossimo progetto di ospitalità: il Castello di Lamole a Greve in Chianti.

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