Quando l’autista di Uber mi ha lasciato nella piazza di pietra calcarea, oltre 500 artisti, collezionisti, ambasciatori e dignitari avevano già preso posto, elegantissimi nei loro smoking e abiti scintillanti. Una scultura ad anello, realizzata con cerchioni e bicchieri da whisky in cristallo, brillava come un diamante sotto il cielo rosato della sera. Dopo il discorso del primo ministro maltese, Robert Abela, i fuochi d’artificio hanno illuminato l’antico porto per celebrare l’apertura ufficiale del Malta International Contemporary Art Space, o MICAS, nella città di Floriana.
Questo museo di vetro e acciaio è più di una semplice vetrina per l’arte contemporanea: mira a elevare il ruolo di Malta nel panorama artistico internazionale, proprio come il Guggenheim ha trasformato una città industriale come Bilbao in una meta obbligata per gli amanti dell’arte. «Malta entrerà a far parte della scena artistica globale», ha dichiarato Francis Sultana, noto interior designer londinese, prima di guidare uno speciale tour del museo per l’occasione. Cresciuto sull’isola, Sultana è anche ambasciatore della cultura maltese e qui possiede un palazzo ricco di storia. Lo scorso anno il Paese ha ospitato la prima Biennale di Malta, unendosi ad altri poli mediterranei dell’arte contempo- ranea come l’isola greca di Hydra, e Ibiza e Minorca in Spagna.

Situata tra la Sicilia e il Nord Africa, questa nazione arcipelago – grande circa un quarto del territorio comunale di Roma – è famosa per i suoi 300 giorni di sole, le acque cristalline, i templi megalitici e la splendida architettura in pietra calcarea. Malta vanta anche una cultura ricca e stratificata, plasmata da secoli di dominazioni straniere, l’ultima delle quali fu quella britannica, prima dell’indipendenza nel 1964. Dopo la pandemia, Malta ha visto un’impennata nel turismo, soprattutto da Italia e Francia. I vicoli un tempo tranquilli di La Valletta, la capitale protetta dall’Unesco, ora risuonano del brusio di caffè e bar notturni. Sono aumentati gli arrivi di navi da crociera e voli low-cost, portando sempre più visitatori nello stato membro più piccolo dell’Unione europea. Sostenuto da investimenti pubblici, il MICAS fa parte di una strategia per attrarre viaggiatori più colti e benestanti.
Sono arrivato qualche giorno prima dell’apertura del museo, lo scorso ottobre, e ho alloggiato al Phoenicia Malta, hotel aperto 77 anni fa che ha ospitato anche la regina Elisabetta II. Dopo uno spuntino sulla terrazza, ho esplorato le gallerie della città – tutte raggiungibili a piedi, appena oltre la moderna City Gate progettata da Renzo Piano dieci anni fa. Un buon punto di partenza è stato Il-Lokal, negozio di regali e galleria che funge da centro comunitario. Volantini di mostre d’arte erano attaccati a una bacheca sotto un’insegna al neon viola con scritto “supporting locals”. Il negozio aveva un’aria da scuola d’arte, anche perché lo staff è composto in gran parte da da studenti.

Poco distante c’è MużA, un museo ben curato ospitato in un antico edificio in pietra, che espone opere dal XV al XXI secolo. Topia, un’installazione dell’artista londinese Barnaby Barford, era stata inaugurata il giorno prima: consiste in mille miniature di facciate di negozi maltesi, dipinte su porcellana e impilate su un muretto di pietra. Lì accanto, Spazju Kreattiv (che in maltese significa “spazio creativo”) si trova in un forte del XVI secolo trasformato 25 anni fa in cinema d’essai, teatro e galleria d’arte. C’era una retrospettiva su Alfred Chircop, artista astratto locale scomparso nel 2015. Non lo conoscevo, così ho cercato il suo nome online e ho trovato numerose recensioni nel corso dei decenni, prova che Malta tiene in gran considerazione i suoi artisti.
Un sostegno che risale, in effetti, già a secoli fa. La mattina successiva ho fatto la fila per ammirare la Decollazione di San Giovanni Battista di Caravaggio nella Concattedrale di San Giovanni, uno dei due principali edifici religiosi dell’isola. Il dipinto fu completato nel 1608, durante la breve e travagliata permanenza di Caravaggio: l’artista fu espulso dopo una rissa con i Cavalieri di Malta, ma non prima di aver terminato il suo capolavoro, ancora oggi esposto nella chiesa.
Dopo la visita alla cattedrale, ho proseguito il mio tour tra le gallerie. Pur essendo La Valletta costruita a griglia, mi sono ritrovato a perdermi tra le sue strade ripide e lastricate. Ad eccezione di Republic Street, la principale via commerciale, le strade sono fiancheggiate da negozi a conduzione familiare, piccoli ristoranti, drogherie e botteghe dalle insegne dipinte a mano. Mi hanno colpito i gallariji, i tipici balconi maltesi chiusi da strutture di legno che sporgono dalle facciate in tutta l’isola. Dipinti in verde rame, blu navy o rosso fuoco, regalano tocchi di colore in un mare di calcare color miele.

Dopo aver visitato altri spazi d’arte – tra cui una galleria sperimentale all’interno del Malta Postal Museum & Arts Hub, dove purtroppo una mostra si era appena conclusa – ho raggiunto Valletta Contemporary, forse la più prestigiosa galleria indipendente di Malta. Situata in un magazzino vecchio di 400 anni con pavimenti in cemento e dal design minimalista, non sfigurerebbe in città come Berlino o New York, soprattutto per la selezione di artisti di fama internazionale: Georg Baselitz, Joseph Beuys, Ai Weiwei, e Tracey Emin.
Ho pranzato all’Iniala Harbour House, un hotel di design con 23 camere e opere astratte selezionate da Maria Galea, figura influente che gestisce anche una galleria nella vicina Sliema.
Ho preso l’ascensore fino al ristorante panoramico firmato da un celebre chef britannico, ION Harbour by Simon Rogan, recentemente premiato con due stelle Michelin – un primato per Malta. Il menu di otto portate a chilometro zero includeva pudding al tartufo, coniglio ripieno, e una torta al polline d’api così bella che quasi esitavo a mangiarla. Dal ristorante si godeva anche una splendida vista sulle Tre Città di Malta, un trio di borghi fortificati dall’altra parte del porto.
Ispirato dal panorama, ho smaltito il pranzo con una passeggiata fino al molo per cercare un taxi d’acqua. Si è avvicinata una barca simile a una gondola con un tendalino giallo; sono salito con altri due passeggeri. Navigando sulle acque blu e ammirando le imponenti fortezze delle Tre Città, ho pensato a come Malta sembri ancora oggi un’isola di tesori protetti da mura dorate. Avrei voluto scendere a esplorare, ma la fila per risalire era lunga, così siamo tornati indietro.
Oggi, sembra che le élite del mondo dell’arte siano i nuovi custodi della ricchezza. Dopo i fuochi d’artificio, al MICAS lo Champagne ha iniziato a scorrere, sono stati serviti stuzzichini, e Joana Vasconcelos – l’artista portoghese protagonista della mostra inaugurale del museo con le sue opere giocose e monumentali – teneva banco in un abito viola tempestato di gioielli. La seguiva un nutrito entourage, tra cui diversi assistenti e un coach di meditazione. Vasconcelos era l’artista perfetta per inaugurare il museo sotto diversi punti di vista: è rispettata dall’establishment, intellettualmente stimolante e amata dal pubblico (invita i visitatori a toccare le sue opere colorate e gioiose). Proprio come Malta, è in missione per rendere l’arte aperta e accogliente per tutti.