Dimenticate le cartoline patinate delle spiagge affollate. Esiste un’altra Sardegna, più profonda e silenziosa, che si rivela soltanto a chi ha la pazienza di percorrerla a piedi attraverso la rete di cammini che ricama l’isola da sud a nord, passando dai colori strabilianti del mare alla natura generosa delle montagne. Un modo per vivere un’esperienza di viaggio radicalmente diversa: lenta, intima, trasformativa, capace di rallentare i ritmi e di invitare all’ascolto.
La Sardegna dei cammini è una scoperta relativamente recente: mentre il turismo balneare continua a concentrarsi nei mesi estivi su poche destinazioni, un movimento di camminatori, associazioni e comunità locali sta tracciando e valorizzando itinerari che attraversano luoghi meno conosciuti dell’isola, dove il tempo assume un valore diverso. Sentieri che collegano villaggi dell’entroterra, coste selvagge presidiate da antiche torri di avvistamento, paesaggi minerari che raccontano secoli di fatica e ingegno, chiese campestri dove la devozione popolare è ancora viva e pulsante. Mettersi in viaggio lungo questi cammini permette di entrare in contatto con una Sardegna stratificata, dove il sacro e il profano, la natura e la storia industriale, il mare e la montagna si intrecciano in modo sorprendente.
Cammino minerario di Santa Barbara – Fascino e storia
Il Cammino Minerario di Santa Barbara è il più lungo, il più strutturato e forse il più emozionante tra i cammini sardi. Si sviluppa per circa 500 chilometri suddivisi in 30 tappe attraverso il Sulcis-Iglesiente e il Guspinese, nel sud-ovest dell’isola, che per oltre un secolo è stato il cuore pulsante dell’industria estrattiva italiana e oggi, dismesse le miniere, sta trovando nella memoria e nel paesaggio una nuova ragione di esistere. Il territorio che si attraversa è un susseguirsi di villaggi minerari fantasma dove il silenzio ha sostituito il fragore dei macchinari, di impianti industriali abbarbicati sui fianchi delle montagne come santuari profani, di gallerie che si aprono nel fianco delle colline e pozzi verticali che sprofondano nel buio. E poi ci sono gli scorci meravigliosi offerti dalle coste, capaci di abbagliare con la bellezza delle falesie di calcare bianco, delle calette nascoste e delle dune dorate.

Ogni tappa è un racconto di una lunga storia: si cammina tra i resti della miniera di Montevecchio, un tempo tra le più importanti d’Europa per l’estrazione di piombo e zinco, si attraversano i borghi di Iglesias e Buggerru, si risalgono crinali ventosi per poi restare senza fiato davanti alle scogliere di Masua, dove il faraglione di Pan di Zucchero emerge dal mare come una sublime visione. La segnaletica è curata, la rete di accoglienza in crescita: lungo il percorso si trovano rifugi, ostelli e B&B diffusi. Il cammino può essere affrontato per intero oppure, se il tempo a disposizione non è sufficiente, si può dividere in sezioni.
Cammino 100 torri – Il grande abbraccio costiero
Se il Cammino Minerario racconta la Sardegna sotterranea, il Cammino 100 Torri ne percorre il profilo, seguendo l’intera linea costiera dell’isola. Un progetto visionario: 1.284 chilometri suddivisi in otto vie principali che, una volta completate, consentiranno di compiere il periplo della Sardegna a piedi, torre dopo torre, cala dopo cala. Le torri sono quelle del sistema difensivo costiero edificato in epoca spagnola, tra il XVI e il XVII secolo, per proteggere l’isola dalle incursioni: hanno resistito al passare del tempo combattendo stoicamente i venti che sferzano i promontori. Sono sentinelle di pietra che scandiscono il ritmo del percorso e offrono un filo narrativo straordinario.
L’associazione Cammino100Torri, che cura il progetto, consiglia attualmente di percorrere le due vie già interamente tracciate e segnalate: la Via degli Angeli, un percorso di 62 chilometri che si snoda lungo la costa sud-occidentale, e la Via Sarcapos, più lunga e impegnativa, con i suoi 143 chilometri lungo il litorale orientale. Entrambe offrono un’immersione totale nel paesaggio costiero sardo: spiagge deserte, macchia mediterranea profumata di mirto e lentisco, scogliere a strapiombo sul mare turchese. Benché vicini al mare, questi itinerari conducono in zone remote, dove per lunghi tratti non si incontra anima viva, e gli unici compagni di viaggio sono il vento, il sole, l’aria salmastra.
Cammino dei Beati – Tra mare e montagna nella Sardegna Orientale
Più breve ma intensissimo, il Cammino dei Beati attraversa in 5 tappe e circa 90 chilometri uno dei tratti più spettacolari della Sardegna orientale, toccando i comuni di Galtellì, Orosei, Dorgali, Oliena e Orgosolo. In questo percorso si uniscono spiritualità, natura e cultura all’ombra delle montagne del Supramonte, che precipitano verso il mare con una verticalità che toglie il fiato. Si parte da Galtellì, il borgo che Grazia Deledda elesse a sfondo del suo romanzo Canne al vento, e si cammina attraverso paesaggi che sembrano usciti da un tempo remoto: gole calcaree, sorgenti carsiche, foreste di lecci, grotte che custodiscono testimonianze preistoriche.

Si attraversa Orosei con il suo centro storico di pietra dorata, si raggiunge Dorgali, arrampicata sulle pendici del Supramonte, si tocca Oliena, celebre per il suo Nepente e per la vista sulla valle di Lanaitho. E si arriva a Orgosolo, il paese dei murales, dove la storia recente di lotte sociali e memoria collettiva è dipinta sui muri delle case con una forza espressiva che non lascia indifferenti.
Cammino di Sant’Efisio – Sulle orme della processione più amata
Forse il più emozionante dal punto di vista devozionale, il Cammino di Sant’Efisio ripercorre i circa 80 chilometri (40 all’andata e 40 al ritorno) del tragitto della celebre processione che ogni anno, dal 1° maggio, accompagna il simulacro del santo martire da Cagliari a Nora, nell’antica città fenicio-romana dove fu decapitato nel 303 d.C. La processione di Sant’Efisio è una delle più grandi e sentite del Mediterraneo, con migliaia di fedeli in costume tradizionale e i carri a buoi adornati di fiori che sfila- no al suono delle launeddas, antico strumento a fiato.
Le quattro tappe toccano luoghi densi di significato: si parte dal quartiere di Stampace a Cagliari e si attraversano Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro e infine Pula, fino a raggiungere la chiesa di Sant’Efisio a Nora, affacciata sul mare, dove il santo è venerato nel luogo stesso del suo martirio. Mettersi in cammino fuori dal contesto della festa, permette di vivere la stessa devozione in forma intima e personale.
Cammino di Santu Jacu – Nel cuore della Sardegna
Attraversare il cuore della Sardegna a piedi è possibile: il Cammino di Santu Jacu si insinua tra altopiani e vallate, in un territorio pastorale di grande bellezza, punteggiato di nuraghi e dolmen, dove il silenzio è interrotto solo dal vento e dai campanacci delle greggi. Il percorso, che si sviluppa per circa 450 chilometri divisi in 24 tappe, è legato al culto di San Giacomo, Santu Jacu in sardo, e si inserisce nella tradizione più ampia dei cammini di Santiago che attraversano l’Europa.

Cammino di San Giorgio Vescovo – Attraverso Ogliastra e Sarcidano
Il Cammino di San Giorgio Vescovo collega Cagliari a Oliena coprendo una distanza di circa 500 chilometri divisi in 19 tappe. Dedicato alla figura di San Giorgio, vescovo di Suelli nel X secolo, il percorso tocca, tra gli altri, i comuni di Osini, Ussassai, Esterzili e Orroli, attraversando un paesaggio aspro e affascinante di altopiani basaltici, gole fluviali e boschi di roverella. È un cammino che parla di una Sardegna interna e appartata, dove i paesi conservano intatto il loro carattere di comunità raccolte attorno alla chiesa e alla piazza.
Cammino Francescano in Sardegna – Dal Campidano alla Giara
Circa 125 chilometri, divisi in cinque tappe, per seguire le tracce della presenza francescana nell’isola: il cammino parte da Cagliari, attraversa la piana del Campidano per poi salire verso l’altopiano della Giara di Gesturi, celebre per i suoi cavallini selvatici, e concludersi a Laconi, passando da Genoni. È un itinerario pianeggiante nella prima parte e dolcemente collinare nella seconda, ideale per chi si avvicina per la prima volta all’esperienza del cammino.

La Via dei Santuari – La spiritualità sarda
La Via dei Santuari (450 chilometri) è un invito a esplorare la fitta rete di santuari campestri disseminati in Sardegna, luoghi di culto dove da secoli le comunità si ritrovano per le feste religiose, le novene e i pellegrinaggi. La particolarità sono le cumbessias, piccoli villaggi temporanei dove i pellegrini alloggiano durante le feste, spesso situati in posizioni di straordinaria bellezza paesaggistica.
Dove dormire
Chi affronta i cammini che passano da Cagliari, ovvero Sant’Efisio, San Giorgio Vescovo, il Francescano e il 100 Torri, troverà qui un’oasi intrisa di storia dove recuperare energie e godere di ogni comfort.
Percorrendo il Cammino 100 Torri lungo la Gallura, potrete soggiornare in una delle destinazioni più esclusive della Costa Smeralda, tra camere eleganti, cucina di qualità e un mare spettacolare.
Lungo la costa ovest dell’isola, percorrendo il 100 Torri o il Cammino Minerario di Santa Barbara, è possi- bile pernottare in un elegante resort nato dal recupero del magazzino della miniera di Ingurtosu.

Hotel Faro di Capo Spartivento
Chi affronta il Cammino 100 Torri può optare per questo complesso, rica- vato da un vecchio faro, considerato tra le sistemazioni più romantiche e suggestive dell’isola.
Non lontano dai percorsi del Cammino dei Beati e di San Giorgio Vescovo, sorge un gioiello immerso ai piedi del Supramonte.
A Gergei, nel centro dell’isola, lungo il Cammino Francescano e vicino al Cammino di Santu Jacu, l’ospitalità rurale prende una forma raffinata ed esclusiva, mantenendo però il fascino autentico della Sardegna.
Nel borgo di Lollove, vicino a Nuoro e sulla Via dei Santuari, questo progetto di ospitalità diffusa offre un contatto autentico con la comunità e un ristorante pronto a deliziare ogni palato.