Quell’inverno la pioggia era iniziata presto e non voleva saperne di smettere. La Scozia, dove vivo, è nota per il suo clima inclemente, ma stavolta era diverso. I marciapiedi erano disseminati di pozzanghere profonde e le aree erbose erano ridotte a fango. Sembrava che non vedessimo il sole da mesi. Seduta nel mio appartamento a guardare le gocce che scivolavano lungo le finestre, mi sono ritrovata a cercare su Google l’Andalusia – guardando che tempo faceva là e osservando foto di piazze soleggiate e aranci. Mia moglie Megan e io eravamo state un paio di volte a Malaga, sulla costa, e nel 2018 avevamo trascorso la luna di miele nella splendida Siviglia, ma ci eravamo perse Granada.
Degli amici avevano descritto questa città come il gioiello della Spagna meridionale. Sapevo che era uno storico centro della cultura musulmana ed ebraica e sede dell’Alhambra, ma ho scoperto che possiede un patrimonio culturale ancora più ricco. È famosa per la musica e per il flamenco, per le tapas e per essere la città natale di Federico García Lorca. Megan e io abbiamo cercato online informazioni sul viaggio, scambiandoci link invece di rispondere alle e-mail di lavoro, e alla fine abbiamo prenotato i voli.
In aprile siamo atterrate a Malaga e abbiamo preso il treno verso l’interno della regione. Avevo letto che gli “Spaghetti western” di Sergio Leone non erano stati girati nel West americano, ma fuori Granada, nel deserto di Tabernas, e mi aspettavo un paesaggio arido fatto di sabbia e pietre. Niente di più sbagliato. In primavera i campi erano rigogliosi e le colline ricoperte da migliaia di ulivi.

Il nostro arrivo a Granada è stato spettacolare, con una vista sulle montagne innevate che lasciavano spazio all’antica città incastonata tra di esse. Il treno attraversa direttamente il centro urbano, quindi appena scese abbiamo potuto passeggiare subito in uno dei principali centri culturali dell’Andalusia. Cielo azzurro, sole splendente e un meraviglioso clima caldo e secco: era come se la nostra tavolozza fosse stata capovolta, dal grigio piatto della Scozia alla vivida gamma di colori che ci mancava da mesi.
Ci siamo subito rese conto di essere in un luogo antico e allo stesso tempo contemporaneo. Eleganti viali con boutique di lusso si alternavano a tortuose stradine acciottolate e appartati giardini terrazzati. Avevamo prenotato una stanza al Palacio Gran Vía, vicino alla cattedrale. Recente e gradita aggiunta alla città, il Palacio occupa una vecchia banca costruita all’inizio del Novecento e conserva intatte molte delle caratteristiche originali: gli sportelli dei cassieri, i meccanismi di una vecchia cassaforte. La nostra camera aveva un balcone alla Giulietta affacciato sulla cattedrale, da cui potevamo osservare il passeggio nella strada sottostante.
Abbiamo resistito alla tentazione di starcene sul balcone o di salire al rooftop bar e ci siamo dirette verso la Cappella Reale e le tombe di Ferdinando e Isabella, i sovrani così importanti per la storia della città. Eroi per alcuni, malvagi per altri, i cosiddetti “Reyes Católicos” conquistarono l’emirato musulmano di Granada nel 1492, quando l’emiro Boabdil consegnò le chiavi dell’Alhambra alla coppia reale. Poco dopo gli ebrei furono espulsi dalla città; i musulmani furono cacciati negli anni successivi.
Abbiamo pranzato al Restaurante Oliver e ci siamo sedute all’aperto, felici di poterlo fare grazie al clima mite. Oliver serve raciones invece delle più piccole tapas, quindi era logico condividerle. Abbiamo ordinato crocchette, gazpacho e un piatto di triglie fritte croccanti fuori e tenere dentro. Il pranzo è stato così buono che ci siamo tornate il giorno dopo, ma abbiamo quasi commesso l’errore di ordinare la tortilla sacromonte, che pensavamo fosse un semplice abbinamento di patate e uova. Per fortuna abbiamo cercato istintivamente informazioni sui nostri telefoni e abbiamo scoperto che questa specialità locale è preparata con cervella e testicoli di agnello. Abbiamo subito scelto qualcos’altro.

Ci siamo avventurate nel quartiere dell’Albaicín, lungo strette vie acciottolate fiancheggiate da negozi di artigianato locale. Avanzavamo lentamente, fermandoci spesso ad ammirare gli articoli in pelle e ad annusare le spezie. Abbiamo preso la strada lungo il fiume Darro, più simile a un torrente di montagna gorgogliante, come scrisse Garcia Lorca: “sull’acqua di Granada / solo remano i sospiri”. Poi siamo risalite lungo il pendio, passando davanti a case imbiancate e chiese che un tempo erano moschee, verso il Mirador de San Nicolás, una piazza da cui abbiamo ammirato una vista mozzafiato sull’Alhambra.
Tornate in hotel, abbiamo approfittato della spa, che ha un proprio hammam che profuma di rose, poi siamo salite a bere l’aperitivo nel rooftop bar. Cava per Megan e sherry per me, una deliziosa tipologia chiamata Manzanilla, secca e da servire fredda. Ci siamo rilassate sulle poltrone godendoci i nostri drink e lo spettacolo del tramonto. Ho viaggiato abbastanza in Europa da aver visto innumerevoli basiliche, ma la Cattedrale di Granada è davvero spettacolare. Fu costruita nel XVI secolo e mi aspettavo un interno buio e austero. Sono rimasta piacevolmente sorpresa nel trovare invece un ambiente luminoso e scintillante dell’oro delle pale d’altare collocate lungo la navata.
Da lì abbiamo proseguito verso l’Alhambra, uno dei complessi palaziali più raffinati e meglio conservati del mondo islamico medievale. La costruzione ebbe inizio nel XIII secolo sotto la guida di Ibn al-Ahmar, il primo membro della famiglia Nasrid a diventare emiro di Granada, e il vasto complesso fu utilizzato dagli emiri fino a quando Isabella e Ferdinando conquistarono la città nel 1492. Abbiamo iniziato dalla sezione terrazzata chiamata Generalife, ricca di bastioni, fontane e roseti. In aprile i giardini erano un tripudio di fiori rosa, gialli e bianchi, incorniciati dalla vista del palazzo, della città o delle alte montagne.

Da lì ci siamo dirette lentamente verso i Palazzi Nasridi. Ho visto il Taj Mahal, Machu Picchu, il Duomo di Firenze: i Palazzi Nasridi non hanno nulla da invidiare a questi luoghi meravigliosi. Abbiamo attraversato patios e sale in cui ogni superficie era decorata da calligrafie arabe e disegni geometrici, tra le esclamazioni di meraviglia degli altri visitatori. Mentre camminavamo lentamente, ammirando i patios soleggiati, era facile immaginarsi alla corte degli emiri nasridi. Avevamo provato i caffè e i bar di tapas del quartiere, ma avevamo letto che la cucina contemporanea di Granada può competere ai massimi livelli.
Quindi quella sera abbiamo cenato al Faralá, uno dei ristoranti più rinomati della regione. Le dieci raffinate portate includevano un gustosissimo porro condito con beurre blanc e agnello cotto per tre giorni. Lidia Outeda, la direttrice di sala, mi ha raccontato di essere così entusiasta del ristorante da essersi trasferita da Siviglia a Granada solo per lavorarci. Ha iniziato come cameriera, ma dopo una formazione intensiva è stata promossa sommelier. «Questa zona ha molto da offrire», mi ha detto. «Una volta la Spagna era famosa per i vini rossi, e ne abbiamo ancora molti. Ma negli ultimi anni i bianchi hanno assunto un posto di rilievo. E poi c’è sempre lo sherry – il mio preferito è l’Amontillado».
La mattina dopo, Megan e io abbiamo percorso e le strade appena lavate fino all’Hammam Al Ándalus, dove ci siamo concesse un massaggio completo e un bagno nelle piscine profumate. Questo hammam pubblico ricorda i tradizionali bagni andalusi di epoca musulmana, ma entrambe abbiamo apprezzato di più la dimensione tranquilla e privata del Palacio Gran Vía. Ne siamo uscite rilassate, pronte per una passeggiata su un’altra collina, questa volta verso i giardini pubblici che circondano il Carmen de los Mártires. Granada era molto più verde di quanto mi aspettassi, almeno in aprile.

In ogni angolo della città ci sono giardini, tutti dotati di una fontana zampillante. Al Carmen de los Mártires i pavoni sfoggiavano il loro piumaggio variopinto mentre si abbeveravano alle fontane rivestite di piastrelle e saltellavano tra aiuole di fiori esotici. Volevamo assaggiare alcune tapas tradizionali, e farlo come gli abitanti del posto: in piedi o seduti su sgabelli alti al bancone, ordinando da bere e aspettando di vedere quali stuzzichini ci avrebbero portato per accompagnare le bevande. Una volta questo modo di mangiare era tipico in tutta la Spagna, ma Granada è una delle poche città dove le tapas sono ancora servite così; in quasi tutti gli altri posti i clienti devono ordinare da un menu.
Abbiamo iniziato dal Bar Casa Julio, in una stradina senza pretese non lontano dalla cattedrale. C’erano alcuni tavoli all’aperto, ma l’accogliente interno rivestito con pannelli in legno dava una sensazione di autenticità. Al bancone Megan ha ordinato una caña, una birra chiara piccola alla spina, mentre io ho preso uno sherry. Sorseggiavamo i nostri drink guardando con impazienza verso la cucina per vedere cosa ne sarebbe uscito. Ci hanno portato un piatto di bianchetti fritti con una salsina dolce in cui intingerli.
A La Tana, nel quartiere del Realejo, abbiamo ordinato gli stessi drink e ci hanno servito un’insalata di pomodori e un piattino di salsiccia bianca. Avremmo potuto continuare così per tutto il pomeriggio, facendo il giro dei bar, ordinando da bere in ognuno e aspettando di vedere cosa usciva dalla cucina. Ma eravamo sazie e avevamo sicuramente bevuto più del solito a metà giornata. Quella sera avevamo in programma di assistere a uno spettacolo di flamenco sulla collina di Sacromonte.
La musica e la danza (elementi inseparabili) sono i beni culturali più famosi del sud della Spagna, e nel 2010 l’Unesco ha dichiarato il flamenco Patrimonio immateriale dell’umanità. Ci sono spettacoli in tutta la città, ma quello alla Venta El Gallo ci era stato consigliato dal personale del Palacio Gran Vía. Abbiamo deciso di andare a piedi, fermandoci a fare una passeggiata nel giardino del Carmen de la Victoria, una tenuta in stile tradizionale costruita nel 1944. Lo spettacolo si è tenuto in una delle grotte imbiancate scavate nella collina, che nel XVI secolo furono adottate dai rom e da altri popoli in cerca di rifugio.

Sono elementi di spicco di questo quartiere, ambienti freschi spesso convertiti in ristoranti, taverne o negozi di artigianato. Alcune grotte, però, sono ancora abitate, mentre altre sono disponibili come case vacanza. Un talentuoso chitarrista, un cantante e tre ballerini dai volti seri e accigliati – elemento integrante dello spettacolo – hanno eseguito un programma di un’ora di musica malinconica e danza carica di energia. Il flamenco non è un reperto storico, ma una cultura viva, e abbiamo davvero avuto la sensazione che gli artisti ci mostrassero qualcosa di importante per loro, che avrebbero fatto anche se non ci fossero stati turisti come noi a guardarli.
L’ultima mattina abbiamo visitato il Centro Federico García Lorca, un museo dedicato al drammaturgo e poeta nato e cresciuto nel vicino villaggio di Fuente Vaqueros prima di trasferirsi a Granada a 11 anni. García Lorca scrisse spesso della città in termini adoranti. Ucciso dai fascisti durante la guerra civile spagnola a soli 38 anni, ha lasciato una straordinaria produzione letteraria: numerose raccolte di poesie e alcune opere teatrali, tra cui Yerma e La casa di Bernarda Alba.
Non tutti amano curiosare tra le esposizioni di cimeli letterari, ma per mia moglie e me – rispettivamente docente di letteratura e scrittrice – quello era un vero paradiso. Amo García Lorca sin dai tempi della scuola, quando studiai Yerma, quindi ero felice di poter finalmente rendere omaggio a questo grande artista. Abbiamo esaminato con attenzione le poesie, le lettere e i disegni esposti nel centro e siamo uscite desiderando che anche la sua biblioteca fosse aperta al pubblico.
García Lorca scrisse che “Granada è indifesa davanti alla gente, poiché contro le lusinghe nulla e nessuno ha modo di difendersi”. Eravamo andate in Spagna in cerca di sole, buon cibo e una ricca cultura, e avevamo trovato un perfetto connubio di storia e vivacità, alta cucina e spuntini informali, stili architettonici antichi e moderni. E, naturalmente, cieli azzurri e un sole splendente.
DOVE DORMIRE

Palacio Gran Vía, A Royal Hideaway Hotel
Questo hotel di lusso in posizione centrale offre 38 camere, una splendida spa nel seminterrato e un rooftop bar, il Miralba, che regala vedute sull’Alhambra tra le più belle della città. Il ristorante El Patio propone un eccellente e innovativo menu di pesce.
Parador de Granada
Sembra incredibile, ma è possibile pernottare all’interno dell’Alhambra. Se avete intenzione di fermarvi solo una notte per visitare i palazzi, questo convento del XV secolo ristrutturato è la scelta perfetta.
DOVE MANGIARE

Bar Casa Julio
Qui viene a mangiare la gente del posto, e questo dice tutto. Insieme alle bevande servono automaticamente piattini di affettati e frittura di pesce, ma se volete qualcosa di più, c’è anche un menu.
Faralá
In questo raffinato ristorante la chef Cristina Jimenez Rueda innalza i piatti e gli ingredienti locali a nuovi livelli.
La Tana
Restate in piedi al bancone o sedetevi a un tavolo alto, ordinate una caña (una birra piccola alla spina) e aspettate di vedere cosa esce dalla cucina.
La Tarta de la Madre de Cri
Abbiamo scoperto questo posto per caso mentre eravamo sedute su una panchina lì vicino e ammiravamo le cheesecake in vetrina. La clásica, di cui abbiamo diviso una fetta, è cotta al forno senza base. Perfetta in qualsiasi momento della giornata.
Restaurante Oliver
Questo caratteristico ristorante dispone di tavoli nella sala interna o all’aperto sulla Plaza Pescadería, che un tempo ospitava il mercato del pesce. Il consiglio è di ordinare un piatto di pesce, insieme a un gazpacho freddo e un’insalata di pomodori freschi con basilico e burrata.
COSA FARE

L’Alhambra
L’attrazione principale di Granada è una meta imperdibile e uno dei luoghi più belli che abbia mai visitato. Concedetevi tutto il tempo necessario per vedere l’intero complesso, dai giardini del Generalife ai Palazzi Nasridi. È essenziale prenotare in anticipo; i controlli di sicurezza sono severi, quindi ricordatevi di portare un documento di identità.
Carmen de los Mártires
Un carmen è una tradizionale casa imbiancata, solitamente con un giardino annesso. La più bella è questa tenuta del XIX secolo con un parco pubblico adiacente. Si trova in posizione panoramica su una collina, quindi aspettatevi una vista incredibile. Cattedrale e Cappella Reale I siti sono collegati ma hanno due ingressi separati. La Cappella Reale ospita le tombe del re Ferdinando e della regina Isabella, venerati quasi come santi. La cattedrale è immensa e splendida.
Centro Federico García Lorca
Uno spazio tranquillo che espone disegni, lettere e poesie dello scrittore granadino Federico García Lorca. Per gli amanti dell’architettura contemporanea, il centro è ospitato in uno spettacolare edificio progettato dall’MX_SI Architectural Studio nel 2015.
Hammam Al Ándalus
Alcuni hotel in città dispongono di propri hammam. Se il vostro ne è sprovvisto, è d’obbligo un bagno in queste acque al profumo di rosa. Potete anche prenotare un massaggio.
Venta El Gallo
Il quartiere di Sacromonte è pieno di locali di flamenco, e questo non delude le aspettative. I cantanti e i ballerini sono appassionati, il chitarrista è un virtuoso.
