Moyseion: a Matera il museo dove l’ospitalità diventa rito

Moyseion: a Matera il museo dove l’ospitalità diventa rito

Nei Sassi patrimonio Unesco, un’elegante dimora trasforma il soggiorno in un’esperienza immersiva tra Magna Grecia, rituali antichi, il Santuario delle Acque e una raffinata ricerca gastronomica.
Lobby hotel Matera
Lobby hotel Matera

Le mani immerse nell’acqua, il profumo del sapone di Aleppo, il bacile di rame che riflette una luce morbida. Al Moyseion si è accolti così, prima ancora del check-in, con un gesto antico, la Xenia, il rito dell’ospitalità che, nell’antica Grecia, precedeva ogni parola e che a Matera trova una nuova forma nel cuore dei Sassi. La città, nel pieno del suo anno da Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, non si limita a raccontarsi: si offre come spazio di relazione, di attraversamento e di ascolto. Tra gli antichi rioni pietrosi, dalle stratificazioni millenarie, l’elegante struttura si inserisce con una proposta innovativa. Aperta da poco più di un anno, su un’originale idea del proprietario Antonio Panetta, è una sorta di museo abitato: un luogo in cui il patrimonio artistico non resta esposto, ma torna a essere esperienza vissuta, dove ci si trasforma da turisti in abitanti temporanei di un mondo simbolico.

Sedici dimore rupestri ispirate al passato

Camera con affaccio sui Sassi

Sono sedici le dimore rupestri (solo per ospiti dai 16 anni), ricostruite secondo tre mondi – Neolitico, Enotri, Magna Grecia – una diversa dall’altra, in un equilibrio raro tra rigore filologico e comfort contemporaneo e molte affacciano proprio sullo scenario dei Sassi patrimonio Unesco. Appena entrati, le luci soffuse delle fiaccole, i profumi, lasciano affiorare una percezione diversa del tempo, più lenta, più profonda, quasi sospesa. La pietra avvolge, assorbe i suoni, restituisce silenzio. Nulla è lasciato al caso: ogni elemento – dai tessuti alle superfici, dagli oggetti d’uso quotidiano alle vetrine che custodiscono fedeli riproduzioni di vasi, gioielli e manufatti, fino alle grandi chiavi in ferro e allo specchio nascosto dietro un’anta di legno, perché all’epoca non esisteva – contribuisce a costruire una narrazione coerente, in cui il passato non è evocato, ma reso tangibile. Del resto, è in queste zone che fiorì e si sviluppò la ceramica a figure rosse, compresi gli stili apulo-lucani che adornavano il paesaggio. Persino le tecnologie contemporanee, indispensabili al comfort, restano volutamente invisibili, integrate con discrezione.

Abiti antichi e conoscenze contemporanee

La giornata segue un ritmo preciso, scandito da momenti che rafforzano il senso di appartenenza. A cominciare dalla possibilità di indossare chitoni o pepli, gli abiti dell’antica Grecia, consegnati all’arrivo, che contribuiscono a entrare con naturalezza in questo universo. Un aspetto al tempo stesso curioso e innovativo riguarda anche il personale: non ci sono le consuete figure alberghiere ma un team speciale composto da archeologi, museologi, filologi, musicisti e performer. Presenze competenti e coerenti con il progetto, che accompagnano l’ospitalità e ne custodiscono il senso. Anche loro indossano abiti ispirati al passato, rafforzando la continuità tra ricerca, narrazione e vita quotidiana.

Il rito di Demetra, un percorso simbolico tra acqua e memoria

Il Santuario delle Acque

Nel livello ipogeo si apre il Santuario delle Acque. Una spa articolata su quattro livelli, ispirata ai complessi termali ellenistici di Kaulonía e Herakleia, dove piscine, vasche in pietra, statue e mosaici costruiscono un ambiente di grande intensità visiva e sensoriale. La luce si fa più bassa, i suoni si attenuano e lo spazio invita a una dimensione più raccolta. Ogni pomeriggio si svolge un altro rito collettivo che ripercorre il mito di Demetra: discesa, perdita, ricerca. Un attraversamento simbolico che conduce verso una nuova emersione, in un dialogo continuo tra corpo che torna a un ritmo ancestrale, acqua e memoria. All’interno del Santuario è possibile prenotare massaggi rilassanti, anche di coppia, in spazi dedicati e riservati. L’accesso all’area e la partecipazione al rituale sono inclusi nel soggiorno, mentre gli ospiti esterni, compatibilmente con la disponibilità della struttura, possono accedere su prenotazione.

Il Simposio è un rito conviviale al suono del Trigonon

Il Simposio

È la sera, tuttavia, a segnare uno dei momenti più intensi: il Simposio che, prende vita a partire dal tardo pomeriggio. Vino, frutta secca, formaggi e olive vengono serviti su piatti di ceramica dipinta – pure le posate sono particolari e riportano indietro nel tempo – mentre la musica dal vivo riempie lo spazio con strumenti ricostruiti a partire da fonti iconografiche e studi specialistici. Tra questi, il Trigonon – una piccola arpa apula a corde pizzicate – suonato da Marilia, musicista coinvolta anche nel processo di sviluppo dello strumento insieme a un liutaio specializzato. Il suono è essenziale, quasi intimo, e restituisce al convivio il suo significato originario: un tempo per pensare, dialogare, riconoscersi.

La colazione, Akràtisma, segue il gusto della Magna Grecia

La colazione

L’esperienza prosegue a colazione, dove ogni preparazione s’ispira all’Akràtisma, il primo pasto della giornata nel mondo greco antico. Al ricco buffet, studiato dalla ricercatrice e chef Nadia Christina Tappen e affidato alla chef Vita Vinelli, ci sono anche pani d’orzo, focaccia con l’uva passa – nastos -, formaggi di capra, olive, caciotte e pecorini, la lucanica – Allantes – e uova di quaglia. Ancora il Pyramis, dolce di farro e miele identificato attraverso le pitture vascolari; la Gastris al miele e sesamo, descritta da Ateneo di Naucrati nei Deipnosofisti; la Melitoutta con yogurt, miele e cannella.

Articoli Correlati

Iscriviti alla newsletter