Ortigia sulle tracce della Dea in un antico palazzo nobiliare

Ortigia sulle tracce della Dea in un antico palazzo nobiliare

In Sicilia un albergo contemporaneo si svela tra marmi e pietra arenaria, reperti fossili, mosaici e cortili “segreti” di eredità araba.
Ortigia
La vista sulla città vecchia di Ortigia da una delle camere di Palazzo Artemide

Ortigia è un lembo di terra proteso nel mare, dove la storia si è stratificata nei secoli. Qui, tra piazza Duomo e via Roma, sorgeva l’acropoli greca con il grande tempio di Atena, poi convertito in chiesa nel VI secolo a.C. L’Athenaion — oggi cattedrale — continua a dominare la piazza con la sua facciata barocca, mentre lungo piazza Minerva il colonnato dorico affiora dal muro settentrionale come una spina dorsale, segno tangibile di una continuità millenaria. Ma prima ancora di Atena, Ortigia era l’isola di Artemide.

Il suo culto qui era forte e diffuso: Artemide Lyaia, protettrice della caccia e dei boschi, veniva invocata dai Siculi e celebrata con riti e feste. Intorno al 70 a.C. sull’isola svettavano due grandi templi: uno dedicato a Diana‑Artemide, l’altro a Minerva‑Atena. Una devozione che ha attraversato le epoche, fino alla fine dell’età arcaica, quando il tiranno Gelone consacrò a Ortigia il culto di Atena.

Il Duomo di Ortigia. Foto di Mazur Travel/Shutterstock

Dormire sulle vestigia di un tempio

Oggi, nel punto più alto dell’isola, vicino ai resti dell’Artemision lungo via Minerva, un albergo porta il nome della dea. Palazzo Artemide nasce come Hotel Roma nel 1863, ricavato dall’unione di due palazzi nobiliari costruiti sui resti del tempio di Atena. Nel 2022 entra nella collezione VRetreats — brand di hôtellerie di VOIhotels — e, nel 2024, assume la sua nuova identità: un cambio di nome che è un ritorno alle origini, un modo per riallinearsi alla storia millenaria del luogo.

La hall di Palazzo Artemide

All’interno, una pietra miliare incisa con l’anno di costruzione ricorda la storicità dell’edificio. Il patio d’ingresso è quello originale; alcune sale conservano tracce del tempio antico, come nella Sala Atena, dove il pavimento custodisce segni archeologici che mettono in comunicazione il visibile di oggi con l’invisibile di un tempo. Gli interventi architettonici hanno valorizzato la pietra calcarea — materiale dei templi greci e dei palazzi barocchi —, i cortili “segreti” di eredità araba e le volte a dammuso in tufo, restituendo al palazzo una continuità materica e percettiva. Nel 2025 l’interior designer siciliano Samuele Mazza ha dato un’identità ancora più marcata alla struttura: marmi e pietre arenarie rivestono il banco del ricevimento e il bar, mentre pezzi d’arredo sette‑ottocenteschi dialogano con elementi contemporanei, in un equilibrio coerente con la storia del palazzo.

Le camere, tra antico e moderno

Camera Ortigia
Una delle camere di Palazzo Artemide

Le 40 camere — suddivise in cinque tipologie — sono diverse tra loro per assetto e dimensioni, ma tutte allo stesso modo suggestive, autentiche e in continuità con l’estetica del Palazzo. Le tre Suite d’angolo affacciano sia su piazza Minerva sia su via Roma: dalle finestre lo sguardo corre verso ciò che un tempo era lo skyline fortificato dell’isola, quello che i viaggiatori del Settecento e dell’Ottocento fissavano nei loro taccuini.

Mazza ha lavorato sulle pareti posizionando quadri in gesso, reperti fossili, frammenti di palazzi storici siciliani. In alcune camere compaiono mosaici recuperati da un edificio in provincia di Catania, dove il tetto in assi di legno formava un disegno ripetuto ora riportato in vita. Gli arredi sono contemporanei, essenziali, pensati per far dialogare modernità e memoria. Le Suite sono le più scenografiche per posizione e luce; le due Executive, con zona notte soppalcata e ampio living, sono tra le camere più richieste.

Il culto della tavola

La colazione tipica di Palazzo Artemide

Il ristorante Amunì — con il dehors affacciato su piazza Minerva — è un invito a leggere la Sicilia attraverso i suoi sapori. La proposta è all day dining, pensata per una clientela internazionale, ma la radice è profondamente locale: ingredienti del territorio, collaborazioni con piccole realtà siciliane e artigiani, piatti che funzionano come cartoline e raccontano la regione.

La ricetta più amata è la melanzana alla parmigiana “della nonna”, reinterpretata con tecniche contemporanee: prima sbollentata, poi fritta, passata in acqua e sale per eliminare l’amaro, infine racchiusa in un fagottino di pasta fillo. Una presentazione moderna che, però, non tradisce la sostanza del piatto tradizionale. Il bar propone cocktail ispirati ai personaggi che hanno segnato la storia di Siracusa e dell’isola. L’idea è quella di una piccola rappresentazione teatrale: tanti strumenti che suonano la stessa musica, quella del Sud.

Anche la colazione, servita nei saloni interni, è un omaggio alla ritualità siciliana: marmellate locali, salumi e formaggi del territorio, granita con brioche, preparazioni con il toppo che fanno viaggiare attraverso i sensi. Così, nel momento dell’assaggio, si esaudisce quel desiderio di Mediterraneo che ogni anno ci spinge fino al margine della Penisola, fino alla Sicilia, terra degli dei.

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