A Venezia il viaggio non è mai solo quello di chi arriva. Appartiene alla città stessa, alla sua storia fatta di scambi, rotte e influenze, e in certi luoghi questa dimensione si percepisce ancora con naturalezza. All’ingresso dell’Arsenale, Ca’ di Dio, parte della collezione VRetreats – brand di hôtellerie di VOIhotels – è uno di questi luoghi: non tanto per ciò che mostra, quanto per l’atmosfera raccolta che riesce a mantenere pur incarnando un lusso cinque stelle a pochi minuti dai flussi più battuti.

La sua esclusività si percepisce al momento dell’arrivo: gli ospiti possono raggiungere la struttura, affacciata sulla Riva degli Schiavoni, comodamente a bordo di un’imbarcazione, approfittando del piccolo attracco privato sul Rio dell’Arsenale, punto di approdo e di partenza per concedersi un giro esplorativo tra i canali. La vera sorpresa si rivela però una volta varcata la soglia d’ingresso: nella lobby – collocata dove un tempo sorgeva una chiesa – alzando gli occhi al soffitto lo sguardo viene subito catturato da uno spazio sospeso nel tempo, dominato da un maestoso lampadario di 14mila cristalli firmato LP Glass Factory, vetreria di Murano.
Tra storia e design si svela l’autentica anima veneziana
Un progetto architettonico immersivo pensato dallo studio di Patricia Urquiola, architetta e designer spagnola di fama mondiale, che ha conferito nuova anima alla struttura attraverso un accurato restyling che ha saputo mantenere intatto il fascino dell’antico palazzo storico risalente al 1272. Gli interni, caratterizzati da travertino, vetro di Murano e affreschi storici, dialogano con eleganza, dando vita a un equilibrio armonioso tra passato e presente.

Le 66 stanze, luminose e accoglienti, nascono dal recupero di antichi alloggi un tempo destinati ai pellegrini e si trasformano oggi in spazi da vivere, pensati per offrire comfort e bellezza. Soavi cromie e un raffinato mix materico — tra legno, ferro battuto, marmi e rivestimenti in tessuto — contribuiscono a creare un’atmosfera intima e autentica, che richiama il calore e il fascino di una casa veneziana. Gli spazi si sviluppano in una soluzione di continuità, con ambienti che annullano il confine tra interno ed esterno, grazie agli affacci panoramici che si aprono sull’Isola di San Giorgio e sul Bacino di San Marco.
Dalla sala lettura alla spa, il benessere prende forma
Il senso di accoglienza si estende anche alle aree comuni, non semplici luoghi di transito ma spazi deputati alla convivialità dove, tra la sala lettura e le due corti interne, si trova un rifugio sicuro pensato per rallentare e stare bene, magari in compagnia di un buon libro. Ca’ di Dio rappresenta un esempio virtuoso di come il lusso possa coniugarsi con la responsabilità: non un concetto astratto, ma una pratica quotidiana in cui una gestione accorta dei consumi contribuisce concretamente alla salvaguardia dell’ambiente.
Un soggiorno qui si trasforma in un’esperienza multisensoriale grazie alla Pura City SPA, dove ci si lascia avvolgere da oli profumati e si riscoprono, sulla pelle, i benefici della tradizione botanica veneziana attraverso massaggi aromaterapici ed esclusive essenze firmate Zoé Cosmetics. Ca’ di Dio non rappresenta solo un luogo dove dormire, ma un’occasione autentica per entrare in contatto con il tessuto locale prendendo parte, ad esempio, a uscite guidate da un botanico per conoscere le erbe e le piante della laguna o un tour a Murano dove familiarizzare con la lavorazione del vetro soffiato.
Dall’Italia al Giappone, in un boccone
La cucina porta la firma di Carmine Amarante, chef classe 1990 originario di Napoli, con un percorso segnato da esperienze importanti accanto ad Heinz Beck, Nino Di Costanzo e alla famiglia Iaccarino, e un lungo periodo all’estero prima del ritorno in Italia. Al ristorante VERO i percorsi degustazione (da 5 o da 8 portate) si sviluppano tra tradizione e contemporaneità, con un intreccio di riferimenti spontaneo: dai cicchetti veneziani, omaggio discreto alla città, allo zafferano Akaito, spezia originaria del Giappone dove lo chef ha lavorato all’Armani/Ristorante di Tokyo.

Nell’attuale menu, l’oro rosso si lega sia al riso di semola di Gragnano sia alla capasanta, piatti diversi tra loro ma uniti da una stessa tensione all’equilibrio. Accanto a questa dimensione più gastronomica, c’è una proposta quotidiana distribuita negli altri spazi della casa. Essentia segue il ritmo della giornata con una cucina più semplice ma attenta, costruita su ingredienti locali e preparazioni curate senza eccessi. Anche la colazione mantiene una sua identità precisa, accostando ai classici internazionali, su tutti uova alla Benedict Royal e pancake, elementi più personali, come la pasticceria napoletana fatta in casa, sfogliatelle frolle e pastiera su tutti. È un insieme che funziona proprio perché non cerca di dimostrare nulla.
Venezia, in fondo, non ne ha bisogno. E qui la cucina sembra muoversi nello stesso modo: accogliendo influenze diverse e lasciando che si depositino con naturalezza, senza mai trasformarsi in esercizio di stile. Resta così una sensazione semplice e coerente: quella di un luogo in cui il viaggio non è un tema, ma una presenza costante, quasi inevitabile.
